La madre fotografa, la baby modella di Playboy, il film scandalo.

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Dall’età di quattro anni e per un decennio, Eva ha posato nuda per la madre Irina. Tre sedute alla settimana, altrimenti niente giochi o vestiti. Negli anni Settanta gli scatti ai limiti della pornografia della bambina non sembravano ferire le sensibilità dell’epoca, e la parigina di origine romena Irina Ionesco grazie alla figlia è diventata una fotografa di successo.

Irina Ionesco divenne famosa così, grazie alle foto della sua “piccola principessa”: dapprima furono una forma d’arte piuttosto originale e molto apprezzata; poi, quando come tutte le cose passò di moda, la fotografa iniziò a vendere le foto di Eva a una rete di pedofili (cosa che fa ancora oggi dopo più di trent’anni, in Russia e in Asia).

Nel 1976 Eva, appena undicenne, è arrivata a essere la più giovane modella nella storia di « Playboy» apparendo nell’edizione italiana, e un anno dopo è finita sulla copertina di «Der Spiegel» . Primati infelici, seguiti da una lite famigliare che non si è mai conclusa. Da quasi quarant’anni Eva e Irina non si parlano, se non tramite gli avvocati. La figlia accusa la madre di averla sfruttata, togliendole l’ infanzia e l’ innocenza in nome di presunte ambizioni artistiche che avevano a che fare con la pedofilia, la fama e il conto in banca.

L’ ultimo episodio della battaglia anche legale nasce da Eva (Stock), il romanzo di Simon Liberati che è uno degli eventi della rentrée litteraire 2015. Ogni anno in Francia, tra fine agosto e inizio settembre, escono centinaia di libri: uno dei più attesi stavolta è quello scritto da Liberati, marito di Eva, che è stato portato in tribunale dalla suocera per «attacco alla vita privata».

Irina Ionesco, 84 anni, ha chiesto 40 mila euro di danni e la distruzione delle 15 mila copie già stampate, obiettando che il genero riporta in sette passaggi alcuni dettagli sulle origini della famiglia Ionesco (nessuna parentela con il drammaturgo, ndr ) e soprattutto sulla passione di Irina per le droghe e l’ alcol. Ma più o meno le stesse cose le ha già raccontate la stessa Irina Ionesco nella sua autobiografia del 2004 L’ occhio della bambola . E nel 2011 la figlia Eva ha diretto il film My Little Princess con Isabelle Huppert, affrontando gli stessi temi. Per questo il giudice ha respinto la richiesta della fotografa: il romanzo Eva domani sarà nelle librerie come previsto.

Il tentativo di Irina Ionesco di bloccare l’ uscita del libro invocando la tutela della privacy sembra grottesco, se si pensa a quel che la donna ha fatto della privacy della figlia. Oggi cinquantenne, Eva Ionesco continua la sua lotta per ottenere la distruzione dei negativi e il divieto di diffusione delle immagini scattate dalla madre.

Il 27 maggio scorso la Corte di appello di Parigi ha dato ragione a Eva, stabilendo che «denudata o no, la fissazione fotografica dell’immagine sessualizzata in modo malsano di una bambina giovanissima o di una ragazzina non può che essere degradante per costei, quale che sia l’ intenzione dell’autore o la soggettività del pubblico al quale è destinata».

L’ argomento «era un’ altra epoca» non è stato accolto. Le foto di Eva non potranno più essere diffuse senza il suo consenso. Il romanzo che le ha dedicato il marito Simon Liberati invece si candida a essere uno dei migliori della rentrée , storia di un grande amore e di una redenzione reciproca. «Una sera d’ inverno del 1979, da qualche parte a Parigi, mi sono imbattuto in una “donna” tredicenne che godeva già di una reputazione terribile – scrive Liberati -.

Venticinque anni dopo ha ispirato il mio primo romanzo, anche se di lei non avevo niente più che la foto di un paparazzo. E molto tempo dopo ancora, lei mi ha trovato quando ero perso tra i meandri della vita. Mi ha salvato dal labirinto e mi ha dato la voglia di amare ancora. Incredibilmente, il suo nome è Eva e questo libro è il mio testamento per lei».

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Eva Ionesco, la figlia di Irina,  ha deciso di raccontare la sua storia in un film dal titolo
MY LITTLE PRINCESS  (2011).
«Se avessi raccontato tutta la verità il film sarebbe stato ancora più trash», dice la regista, la quale ha avuto la fortuna di avere Isabelle Huppert nel ruolo di Irina (Hanna nel film). Come Eva (Violetta nella finzione) c’è la straordinaria Anamaria Vartolomei, 12 anni, origini francorumene, proprio come la regista. All’inizio di My Little Princess Violetta è una bambina come tante e vive con la vecchia nonna rumena (si scoprirà che è la bisnonna, e che la madre Irina è nata da un incesto tra il marito della vecchia signora e sua figlia) in un condominio popolare. In uno dei portoni vicini abita l’eccentrica e biondissima madre la quale riceve in regalo dal suo amante pittore una macchina fotografica. La bimba adora questa madre assente e inarrivabile, quindi si presta a tutto pur di averla accanto.

“Tutto” è appunto la perversione, una infanzia rubata, commercializzata, sbattuta sulle prime pagine dei giornali. Dopo la morte della nonna Eva si ribellerà e, mentre nel film fa uno scippo e finisce in riformatorio, nella vera vita sarà ospitata a lungo dalla famiglia di Christian Louboutin, il “divino scarparo” delle suole rosse, al quale il film è dedicato. La madre verrà denunciata dai genitori dei compagni di scuola della bambina, la quale, divenuta adulta, è andata alla Biblioteque Nationale a cercare fotografie oscene che neanche ricordava di avere fatto. Ha denunciato la madre e la causa legale dura da anni. Sembra che poco prima dell’uscita del film Irina Ionesco abbia lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica della figlia: «Eva, hai parlato. Ti arriveranno molte disgrazie, grandi disgrazie».

Sotto Irina Ionesco

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Fonte :
Stefano Montefiori corrispondente da Parigi per Corriere della Sera

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