RETROSCENA DEL RITRATTO: cosa contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici?

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Cosa differenzia e contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici ?

Sicuramente le emozioni che scaturiscono dalla fotografia scattata e che raccontano al contempo la personalità di chi è di fronte a noi. Per questo motivo che più di ogni altro genere fotografico, come insegnante punto a sottolineare l’aspetto psicologico e il giusto approccio che si deve avere per creare una connessione con la persona che vogliamo fotografare, senza di essa il ritratto non può esistere.
Il ritratto è come una spugna che assorbe una parte proveniente dal fotografo che proietta nell’immagine il suo vissuto, il suo stile, il suo approccio alla vita e alle emozioni e una parte proveniente dal soggetto ritratto, le sue paure, la sua forza, il suo lasciarsi andare o accettare la sfida di darsi generosamente.

Il ritratto non si deve confondere con le immagini che vediamo sui giornali per promuovere un prodotto, un vestito, un dentifricio, il ritratto parla di noi, noi che scattiamo e noi che ci facciamo fotografare.
Il ritratto vero non quello finto in posa, mi piace paragonarlo ad un atto d’amore consenziente, anche di un istante, in cui due anime DECIDONO in quel momento di donarsi l’uno all’altro e decidono di farlo autenticamente, senza infrastrutture ma con onestà, come va va…

Raccontare il soggetto, comunicare l’emozione che prova in quel momento e al contempo saperlo valorizzare è l’ambizioso e arduo compito del fotografo ritrattista.

Il compito di un bravo professionista non è solo quello di ridurre il servizio fotografico ad una semplice messa in posa del soggetto per evidenziarne le caratteristiche, ma è importante che conosca il linguaggio non verbale fatto di gesti istintivi (come sta seduto, in piedi, come mette le mani) che trasmettono un messaggio chiaro all’osservatore.
Conoscere ed approfondire tali dinamiche significa dirigere questi indizi in modo che il soggetto, vostro cliente, si esprima nel modo in cui vuole essere percepito. Pensiamo ad esempio ad un professionista che vi commissiona un ritratto per la copertina del suo libro, per una campagna pubblicitaria, o nel caso di un venditore che vuole utilizzare la sua immagine per guadagnarsi la fiducia dei clienti.
Ma non solo, il fotografo specializzato in ritratti se ha in sé una buona dose di sensibilità psicologica, può attraverso un’attenta osservazione della comunicazione non verbale, intervenire e correggere all’istante posizioni, sguardi, tensioni: il soggetto ad esempio risulta non essere a proprio agio, è distratto da qualche pensiero o semplicemente non ha compreso la posa da adottare.
Se il nostro soggetto a parole dice che va tutto bene per tranquillizzarci, ma tamburella nervosamente con le dita, questo è un chiaro segnale di tensione, di conflitto tra la comunicazione verbale e quella non verbale.                 .
Fermandoci e parlando col soggetto possiamo rassicurarlo o spiegare meglio l’idea che abbiamo in mente. Ostinarsi a scattare in questi casi significa perdere tempo e cestinare le immagini realizzate.
Prima e durante un servizio fotografico faccio in modo che il clima sia leggero e divertente, cerco di conoscere la persona, scambio due chiacchiere con lei, offro un caffè, per fare in modo che il soggetto sia disteso e si senta a proprio agio.
Una delle preoccupazioni maggiori e più frequenti è quella di non sapere che posa adottare per risultare al meglio, ecco che la rassicurazione e la sensazione di avere la situazione sotto controllo è fondamentale.

Dopo aver messo a proprio agio il vostro soggetto, distraetelo e cercate di catturare le varie emozioni che vi offrirà una volta rilassato e a proprio agio.

Un buon servizio fotografico è quello dove dello stesso soggetto si hanno sfumature diverse. E’ importante variare le espressioni di un soggetto, per offrire più elementi di chi è la persona che state fotografando e le emozioni che prova.
Prendete spunto anche dal cinema, suggerite al vostro soggetto un’emozione da interpretare proprio come fosse un attore. E’ molto più efficace avere emozioni ed espressioni giocando ad interpretare, rispetto a suggerire le pose e gli sguardi da adottare. Qui di seguito trovate un esempio di varietà di espressioni: il soggetto non è né un modello, né un attore, ma mantenendo un clima rilassato, giocoso, complice, ho stimolato la sua parte latente di attore. Per questo progetto è stato fondamentale occuparmi della regia proprio come un vero e proprio regista cinematografico, per ottenere e poter fotografare l’espressione che cercavo. Ho alternato la spontaneità del soggetto con alcune immagini di attori prese da internet che in qualche maniera potevano assomigliare al soggetto che avevo di fronte.

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