RITRATTO TERAPIA

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La fotografia serve a far vedere quel che non si vede, a far esistere quel che non c’è, a rendere conoscibile l’inconoscibile. Quando l’invisibile si è fatto visibile, in quel preciso istante un pezzo di mondo è morto ed è rinato altrove. E’ lì che dobbiamo puntare il nostro obiettivo fotografico se vogliamo scoprire qualcosa di noi”.

La fotografia terapeutica promuove la presa di coscienza di sé, favorisce il riconoscimento e la comunicazione degli stati emotivi.

collage

Quello che per i fotografi comuni è normalmente il punto di arrivo (ossia la foto finita), per la fotografia terapeutica è invece il punto di partenza: l’obiettivo non sono solo belle foto, l’obiettivo è l’esperienza che si sta vivendo abbandonandosi a se stessi, decidendo di vivere e poi mostrare la propria vulnerabilità, rabbia, tristezza, gioia, emozioni insomma, che troppo spesso soffochiamo per assecondare l’aspettativa degli altri o la nostra inconscia sete di giudizio.

L’obiettivo è scoprire la propria bellezza e soprattutto la propria autenticità attraverso la libertà di essere senza vergogna e autocelebrarsi con amore sano e fiero.

Fin dalle sue origini si è creduto molto al potere terapeutico della fotografia.  

E’ stata spesso utilizzata da medici e psicologi come mezzo di supporto alla terapia tradizionale per affrontare e curare conflitti interiori: il paziente scattava liberamente nell’arco della giornata alcune fotografie, tenendo una sorta di diario fotografico, che poi venivano usate nel processo di analisi.
In alcune malattie come ad esempio i disturbi alimentari dove lo schema corporeo dei malati è disturbato (distorsione dell’immagine corporea, rappresentata da una mancata corrispondenza tra il corpo reale ed il corpo soggettivamente percepito), si è scoperto  che la fotografia rappresenta un mezzo straordinariamente efficace per l’analisi e la cura di questo tipo di patologia.
L’immagine corporea non è un mero fatto di percezione oggettiva, ma ha implicazioni più profonde e soggettive. Inoltre rappresenta la base di partenza delle relazioni sociali: una percezione negativa dell’immagine corporea può avere conseguenze deleterie per il soggetto che la vive, comportando ansia sociale fino all’isolamento completo, preoccupazione ossessiva per il peso e la forma corporea, bassa autostima, patologie psichiatriche quali depressione e DCA.
Le ricerche scientifiche in questo campo, arrivano ad affermare che il contesto in cui viviamo e gli stimoli che riceviamo dall’esterno possono essere in grado di influenzare profondamente i comportamenti e gli ideali estetici di bellezza.
Questo è possibile nella misura in cui l’immagine interna che abbiamo del nostro corpo non corrisponde a ciò che vediamo riflesso allo specchio, ma è invece fortemente influenzato dal modo in cui ci raffiguriamo, dai sentimenti negativi o positivi che proviamo nei confronti del nostro aspetto fisico e dalla discrepanza con il nostro modello di corpo ideale.

★ RITRATTO COME TERAPIA

 La fotografia viene utilizzata in molti campi:

– durante la malattia e la cura contro il cancro è stato dimostrato che le donne che sono state truccate e fotografate con un approccio amorevole e valorizzante del loro corpo, reagivano alla cura con maggior determinazione e autostima;
negli adolescenti con difficoltà a comunicare emozioni e stati d’animo, con dipendenze e fenomeni di autolesionismo, o problematiche legate al bullismo vissuto a scuola, si è visto come la fotografia in genere, il ritratto e l’autoritratto siano ottimi mezzi atti a tirare fuori e sviscerare emozioni trattenute e soffocate per anni;
nella donna che ha difficoltà a lasciarsi andare con se stessa, col proprio corpo, con la propria femminilità, autenticità, se ben supportata da una persona esperta, si riappropria della sua identità, del suo amore perso e ritrovato, della sua accettazione ma anche della sua voglia di ricominciare a giocare con se stessa, abbandonando la severità e il giudizio.

Dal momento in cui ho iniziato a fotografare, 8 anni fa, ho inconsapevolmente fatto fototerapia, sia a me con l’autoritratto, sia verso gli altri:
– ho collaborato con la LILT di Bologna proponendo Portrait de Femme Therapy : ho fotografato le donne malate di cancro in cura, dimostrando che se valorizzate senza photoshop ma con uno sguardo amorevole e sapiente anche loro potevano essere delle belle donne. Un vero tocca sana per la loro autostima fondamentale per il proseguo della cura.
– Ho lavorato con i ragazzi delle medie di Milano, utilizzando la fotografia emozionale e l’autoritratto per raccontare la realtà circostante ed esprimere emozioni.
– Ogni giorno la fotografia che propongo si rivolge alle donne puntando alla valorizzazione della loro autenticità e unicità per avere si una bella foto ma un’esperienza emozionale che resta anche dopo il servizio fotografico. Le donne da me fotografate si amano decisamente di più e questo perché una persona (io) ha creduto in loro e visto la loro bellezza interiore ed esteriore, senza giudizio o aspettativa alcuna.
– Occupandomi di campagne sociali sui disturbi alimentari e sull’autolesionismo, sono entrata in contatto con alcune realtà no profit offrendo il mio supporto ai ragazzi.
– Ho ideato e realizzato  il progetto Donne e Uomini allo specchio, dove la sfida era quella di essere se stessi allo specchio e davanti alla fotocamera. Un progetto innovativo e sorprendente sotto ogni punto di vista.
[progetti realizzati qui ]

Il motivo per cui ho iniziato a fotografare è sicuramente questo: far star bene le persone e ciò è dovuto ad un passato di disturbi alimentari felicemente risolti. Nel 2019 ho deciso di riunire tutte le mie esperienze in questo senso e proporre un tipo di fotografia e soprattutto di ritratto diverso dal solito, un ritratto più intimo ma anche l’esperienza associata a questo.

★ UN INCONTRO CON SE STESSI

Come avviene ?
– indosserai una maglietta e pantaloni della tuta (prediligendo i colori: bianco, nero, grigio o un paio di jeans), senza scarpe
– la sessione inizia muovendoti liberamente con una musica in sottofondo cercando di lasciarti andare allontanando riserve e giudizi
– sedendoti per terra o rimanendo in piedi, ti solleciterò a sfiorare il tuo corpo con le mani per riappropriarti di te stesso, della tua fisicità. Ti chiederò di chiudere gli occhi, di guardarti allo specchio, di guardare me e l’obiettivo.
Un’ora di questo, per alcuni niente, per altri troppo. Quando ami è riduttivo spiegarlo a parole vero ?

Sessioni individuali o di coppia della durata di un’ora presso il mio studio.
Le fotografie saranno consegnate in bianco e nero (come sotto).
Dettagli e costi : RITRATTO TERAPIA

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★   ★

fonti di studio

-F. Alinovi e C. Marra, La fotografia. Illusione o rivelazione?, Il Mulino, Bologna 1981.
– R. Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino 1980.
– L. Berman, La fototerapia in psicologia clinica. Metodologia e applicazioni, Erickson, Trento 1997.

– S. Ferrari, Lineamenti di una psicologia dell’arte. A partire da Freud, Clueb, Bologna 1999.
– S. Ferrari, Lo specchio dell’io. Autoritratto e psicologia, Laterza, Roma-Bari 2002.
– A. Marques Pinto, La Fototerapia in Italia: una ri-scoperta
http://www.phototherapy-centre.com/italian.htm

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