Man Ray

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Man Ray (Emmanuel Radnitzky all’anagrafe) nacque a New York nell’Agosto del 1890 da una famiglia di origini ebraiche.

Da sempre mostrò una spiccatissima sensibilità rivolta al mondo dell’arte che abbracciò in una vasta molteplicità di forme: scultura, pittura, cinematografia, grafica ed infine fotografia, trampolino di lancio della sua carriera e scoperta fortuita.

Abbandonati gli studi decise di vivere della sua arte e per la sua arte; quasi per gioco acquistò una macchina fotografica allo scopo di immortalare le sue opere.
Presto i suoi scatti e le sue produzioni artistiche lo portarono all’attenzione di collezionisti e colleghi famosi tra i quali spicca l’artista Marcel Duchamps, esponente di punta del Dadaismo e poi del Surrealismo.
Assieme a Duchamps e ad un amico collezionista, Man Ray fondò, nel 1915, la “Society of Indipendent Artists”, un’associazione dedita all’esposizione di opere d’arte d’avanguardia che ebbe negli anni a venire buon successo.
Quasi costretto dalla sua vocazione decise di trasferirsi a Parigi: la cultura americana infatti si dimostrava troppo impermeabile alle creazioni satiriche e provocatorie del tempo, specie se paragonata alla fervente “Città delle Luci”.
Grazie alle sue ricche conoscenze qui poté iniziare a guadagnarsi da vivere scattando ritratti tra i quali vanno annoverati quelli di molti famosi colleghi: James Joyce, Gertrude Stein, Pablo Picasso, Salvator Dalì, André Breton.
Rapidamente  iniziò a costruirsi la fama di artista poliedrico con la quale oggi è noto.

Tuttavia, nel 1940, dovette fuggire da Parigi quando, all’alba dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, movimenti nazionalisti di matrice antisemita iniziarono a diffondersi in tutta Europa.
Fece ritorno a New York ed insegnò arte a Los Angeles, senza però interrompere del tutto la sua produzione artistica.
Terminato il conflitto tornò immediatamente a Parigi, la città dove aveva lasciato il suo cuore e qui si stabilì fino all’ultimo dei suoi giorni, il 18 Novembre 1976.

L’artista

Man Ray fu un personaggio eccentrico, anticonvenzionale e dagli innumerevoli interessi.
Amante dell’arte, il suo bisogno di provocazione e il suo desiderio di scuotere le coscienze, lo spinsero a gravitare verso il mondo della “ribellione artistica” incarnato, all’alba degli anni ’20, dal Dadaismo ed in seguito dal Surrealismo di cui lui diventerà il primo nonché uno dei più importanti fotografi.
Gradualmente la fotografia, la quale era inizialmente solo un mezzo con cui mostrare indirettamente le sue opere, diventò uno dei suoi interessi principali ed una delle sue fonti di notorietà più importanti.
Iniziò con i ritratti, dapprima molto formali, piuttosto in linea con le regole classiche delle proporzioni e del buon gusto, immagini essenziali, che mettevano in primo piano il soggetto e poco più, ma non per questo privi di espressività.
Poi, con l’accreditarsi della sua posizione di artista, i suoi scatti diventarono sempre più ricchi e complessi, le regole iniziarono a cadere, il dettaglio poteva diventare il focus dell’immagine nonché la sua fonte di significato.

Ispirato dalle sue modelle, Ray dedicò anche molta attenzione al nudo femminile. I corpi, spesso rivolti di schiena mostrano le loro curve e la loro sensualità naturale, in pose poco o quasi per nulla artificiose si mostrano con tutta la loro naturalezza e semplicità.
Man Ray vedeva nel corpo umano un pozzo d’ispirazione: forme, geometrie dettagli, una perfezione propria, spesso ignorata ma degna di essere celebrata da una rappresentazione che mirava ad esaltare e nel contempo trascendere l’erotismo del nudo.

Particolarmente interessato alla capacità di questa nel distorcere la semplicità delle forme la sua fotografia si dedicò ad un percorso di sperimentazione artistica.
Il culmine di questa ricerca sarà l’invenzione di un vero e proprio stile personale: la surreale “Rayografia”.
La Rayografia fu scoperta casualmente durante le sue sperimentazioni di laboratorio nel 1921: Ray fece scivolare un foglio di carta sensibile, ancora inutilizzato, all’interno della soluzione acquosa di sviluppo.
La luce era in grado di lasciare una forma distorta di tutto ciò che toccava la pellicola ancora impressionabile: l’effetto finale è un’immagine dai contrasti fortissimi, dalle forme distorte e dall’aspetto spettrale.
Oltre alle Rayografie Ray si dedicò anche a sperimentare altre tecniche di manipolazione fotografica. Famosissime sono le due “f” aggiunte a pennello sulla schiena nuda della modella Kiki de Montparnasse (sua amante) nell’opera “Violon d’Ingres”.
Un altro tema ricorrente è l’uso dell’insolita tecnica della “Solarizzazione”, una pratica di sviluppo dei negativi i quali, drasticamente sovraesposti, vanno incontro ad un processo di inversione tonale che dona alla fotografia un aspetto unico e sbalzato.

Le opere fotografiche dell’artista perciò assumono una connotazione propriamente sperimentale ed antepongono la forma ed il concetto di fronte alla bellezza propria o alla rappresentazione della realtà, propria del fotogiornalismo, che scompare totalmente dalle sue rappresentazioni oniriche e surreali.
Ray con i suoi scatti dipinge perciò un mondo a parte, dove le regole e le forme canoniche sono esasperate fino ad essere quasi irriconoscibili. Ma se si sa come guardare allora non si può che apprezzare la semplicità espositiva con cui l’artista crea significati complessi.

Curiosità

– Man Ray vuol dire letteralmente “uomo raggio”. Il nome d’arte proviene dall’abbreviazione dei suoi soprannomi e descrive anche adeguatamente il personaggio!
– La sua scultura più famosa, “Cadeau”, un ferro da stiro in ghisa con saldati 14 chiodi, fu rubata subito dopo poche esposizioni e l’artista dovette farne un’altra. Alla fine ne creò una serie “griffata” da 5000 pezzi di grande valore collezionistico.
– Sulla sua lapide, al cimitero di Montparnasse si può trovare la scritta “Unconcerned but not indifferent” che si traduce con “Tranquillo ma non indifferente”.

Fonte Grandi-fotografi.com

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