La fotografia di Josh Kern, un diario autobiografico in analogico per combattere ansia e paure

blog, Parlando di fotografia

Josh Kern è un fotografo con base a Dortmund, che crea immagini dal contenuto fortemente autobiografico. Dai suoi lavori emerge una grande emotività, che si manifesta sempre in maniera molto spontanea, cruda e reale, ma allo stesso tempo poetica.

Abbiamo chiesto a Josh di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Quando hai scattato la tua prima foto? Hai capito subito che questo era quello che volevi fare nella vita?

Credo che la prima volta sia stata quando avevo circa 12 anni, io e i miei amici eravamo sempre fuori a fare skateboarding e ci siamo filmati e fotografati l’un l’altro; ma era qualcosa di completamente diverso da quello che faccio oggi: ho sempre preferito pattinare, piuttosto che occuparmi di fotografia.

Ci sono voluti alcuni anni prima che iniziassi a portare sempre con me una macchina fotografica. Anche quando sono entrato all’università per studiare fotografia, non ero sicuro di quello che volevo, è stato un processo davvero lungo, ma sono felice che ci sia voluto così tanto tempo.

A causa di tutti i dubbi e le incertezze che ho sempre avuto, sono davvero grato di avere qualcosa a cui voglio dedicare la mia vita. Ma non fraintendetemi, ho ancora tanti dubbi sul perché sto facendo tutto questo e se sia addirittura degno. Ma almeno ora sono sicuro che passerò il resto della mia vita il più vicino possibile alla fotografia, con tutte le sue difficoltà e piaceri.

Perché hai condiviso con noi esattamente queste immagini?

È quasi impossibile rispondere a questa domanda. Avrei anche potuto scegliere nove immagini completamente diverse. Ma preferisco sempre le foto che mi fanno sentire qualcosa e in cui posso identificarmi e, dato che il mio umore cambia diverse volte al giorno, cambiano anche le immagini con cui mi sento legata.

C’e’ un messaggio dietro le tue foto?

Non ne sono sicuro. Potrei attribuirvi un messaggio in seguito, ma nel momento in cui le scatto, seguo il mio istinto e la mia curiosità. Sta davvero a te vedere quello che vuoi nel mio lavoro. Ma mi piacerebbe che la gente vedesse un suggerimento per vivere la propria vita in modo onesto.

Essere fedeli a se stessi e far emergere ciò che c’è dentro di loro, nonostante tutte le aspettative e ciò che tutti gli altri stanno facendo. Ci si potrebbe chiedere cosa voglia dire bere alcool fino a quando non si vomita, anche questo ha che fare con l’essere fedeli a se stessi.

E io davvero non lo so. Sono sempre interessato a persone che perdono il controllo del proprio corpo e della mente, probabilmente perché io stesso ho tanta paura di questo. Forse c’è una connessione, ma forse è anche qualcosa di completamente diverso.

“Fuck Me” è il nome del tuo fotolibro, quanto è importante per te documentare ciò che hai intorno?

Sono ossessionato dal documentare il mondo che mi circonda, ma non direi che l’atto del “documentare” è importante per me, anzi è solo un modo per esprimermi e cercare di far capire alle persone che mi sono intorno cosa sta succedendo dentro di me.

Per me, è molto più facile farlo creando qualcosa di visivo piuttosto che parlarne, come probabilmente avrete notato nei miei testi. Credo di sembrare spesso un paradosso. Per favore, non prendere le mie parole troppo seriamente, non lo faccio nemmeno io, ci sono buone probabilità che io domani smentisca tutto.

Se dovessi scegliere una foto a cui sei particolarmente legato, quale sceglieresti?

In questo momento, sceglierei la numero otto, che raffigura Till, seduto nella mia stanza dopo che essersi perso, l’ultima notte prima di andare in Olanda. Non so perché, ma la foto mi trasmette molto, mi piace fotografare Till perché la maggior parte delle cose che fa, le farei anche io, ma molto spesso non ne ho il coraggio.

Fonte: Collater.al

Seconda intervista su Josh Kern

A volte capita di sentirci come se non facessimo davvero parte di questa strana cosa chiamata vita. Come se non fossimo destinati ad essere qui. Il mondo, intanto, continua a muoversi e non si preoccupa minimamente se abbiamo l’impressione di essere imprigionati nel nostro corpo.

Josh Kern si sentiva esattamente così, prima di decidere che buttarsi a capofitto nella fotografia e pubblicare il suo diario fotografico personale, Fuck Me, poteva essere una soluzione.

La sua serie parla d’amicizia, primi amore ed emozioni che non riusciamo a capire, ma che comunque proviamo. Ci sono bagni pubblici, autoritratti scattati allo specchio, pagine di diario strappate e scarabocchiate, poesie e tagli di capelli non proprio perfetti. In generale, guardare le sue fotografie è come fare un tuffo nella libertà più assoluta. Così sconfinata da fare quasi male. Fuck Me è un ode al bambino che ancora c’è in ognuno di noi. Un insieme di tutti i ricordi che ci hanno reso la persona che siamo oggi. Ma a volte le apparenze ingannano, e ci ritroviamo con in mano niente più che qualche bolla di sapone.

“È un lavoro un po’ egoista e narcisista,” mi dice Josh, che studia fotografia a Dortmund, in Germania. “Il libro parla praticamente solo di me, anche se poi le foto immortalano amici e sconosciuti.” Capisco il suo punto di vista, specie perché le foto in cui Josh si nasconde dietro la macchina fotografica sono numerose—ma questo non è che un lato della medaglia. Il lavoro di questo fotografo 25enne, infatti, non aiuta solo lui, ma chiunque le guardi. Perché tutti, prima o poi, abbiamo la sensazione di non aver ancora trovato il nostro posto nell’universo.

Ho parlato con lui per capire meglio cosa intendesse con l’idea di una fotografia che diventa terapia psicologica, e magari chiedergli consiglio su cosa fare la prossima volta che la tristezza mi colpirà come un cazzotto dritto in faccia.

Raccontaci com’è iniziato tutto. 

Ho scoperto la fotografia grazie al mondo dello skateboard. Non mi piace organizzare lo scatto, preferisco fare il contrario: immortalare cosa succede davvero. Voglio mostrare alle persone come mi sento nel profondo e per farlo scatto foto di ciò che mi circonda.

Qual è il motivo per cui hai deciso di rendere pubblica una serie così intima e personale?Il mio docente mi ha sempre detto che più il lavoro è personale e meglio è. Più ti imbarazza esporlo, più interessante è. Così ho deciso di mettere in un libro tutto ciò che mi fa sentire in imbarazzo.

Spesso si tratta di cose che non vediamo ovunque, ma a in cui riusciamo immediatamente a identificarci.
La maggior parte dei miei scatti sono sulle paure di cui nessuno parla, ma che tutti proviamo. Il mio lavoro potrà anche sembrare stupido, ma non sbagliato dal punto di vista etico. È la mia verità. Lottavo, e lotto tutt’ora, piuttosto duramente con la mia psiche. So che ridurre tutto a un solo termine è riduttivo, ma soffro di fobie sociali, il che significa che entro nel panico quando mi trovo con persone con cui non mi sento completamente a mio agio. C’è stato un periodo in cui non uscivo mai di casa, finché non ho deciso di rivolgermi a una struttura specializzata. Dopo, mi sono sentito infinitamente meglio e sono riuscito a concentrarmi davvero sulla fotografia. Mi sono sentito libero, capito, e mi sono reso conto che è super okay avere qualche difficoltà.

Chi sono i soggetti delle tue fotografie?
Le persone con cui ho deciso di dividere la vita. Quelle che considero importanti, e con cui mi piace passare il mio tempo. Ma ci sono anche perfetti sconosciuti, perché a volte riesco a sentirmi a mio agio anche con loro. Faccio davvero fatica solo con gli amici di amici, i conoscenti insomma. È da quando faccio skateboard che ho gli stessi cinque amici, e sono tutti nel libro.

Perché hai scelto di chiamare la serie Fuck Me?

Continuavo a scarabocchiare queste due paroline su tutti i miei quaderni. Non sapevo perché, però. All’inizio non mi convinceva troppo come titolo, perché mi sembrava troppo personale, ma poi ho capito che era l’unica espressione che davvero trasmettesse la tendenza all’auto-distruzione di cui le foto parlano.

Fonte: I-D.vice.com

Ho questa cosa dentro di me, ma non so bene di cosa si tratti, alcune volte è amore, altre malinconia, ma è sicuramente più forte di qualsiasi altra cosa che io conosca e vuole uscire. Se lo tengo dentro per troppo tempo mi distruggerà. Distruggerà tutto. Così cerco di parlarne. Ma quanto piccole e deboli sono le parole che mi sono venute in mente…. non hanno niente a che fare con quello che sta succedendo dentro di me. Ma continuo a riprovare e ogni volta finisco per sentirmi deluso e disconnesso. Mi sembra che non ci sia alcuna speranza di farlo capire a qualcuno, infine mi ricordo che ho solo bisogno di finire il mio rullino e svilupparlo. E questo sarà più che sufficiente. Forse nessuno vedrà ciò di cui sto parlando. Ma non importa perché lo sto vedendo. So che è lì. E condividendolo so che ho fatto tutto ciò che potevo. Questo è l’unico modo per renderlo visibile e mi fa sentire in pace.

I have this thing inside of me, but Im not really sure what its about. Somehow its love and somehow its melancholy, but its definitely stronger than anything else I know. And it wants to get out of me so bad. If I keep it inside for too long it will destroy me. It will destroy everything. So I try to talk about it. But how small and average these words are that I came up with.. they have nothing to do with what is going on inside of me. But I still try again and again and every time I end up feeling disappointed and disconnected. I feel like there’s no hope at all to make someone understand. And finally I remind myself that I just need to finish my roll of film and develop it. And that will be more than enough. Maybe no one will see the thing that I’m talking about. But it doesn’t matter because I’m seeing it. I know that it’s there. And by sharing it I know that Ive done everything in my power. Thats the only way to relieve it and it makes me feel at peace.

Im visiting Till and Marie in Bremen. Were at a friennd of

Im visiting Till and Marie for the first time since they moved to Bremen. Last night was exhausting but right now Im completely excited. And Im not even sure why… we dont even leave the apartment. We order food, read books, smoke cigarettes and talk about watching Harry Potter, and then we dont watch it, although it seemed like a good idea …or more like “they” are doing these things. Im hiding behind my camera and notebook, being completely happy. And the only thing that would make this situation better, is if I were invisible. or if I could make these two forget about me being with them until I decide to appear again. I dont know, but I feel like I could do this for weeks, just hanging out with a couple and loosing myself by observing their intimacy.

Sono andato a trovare Till e Marie per la prima volta, da quando si sono trasferiti a Brema. Ieri sera è stato estenuante, ma in questo momento sono molto emozionato e non sono nemmeno sicuro del perché….. non lasciammo nemmeno l’appartamento. Ordinammo cibo, leggemmo libri, fumammo sigarette e parlammo di vedere Harry Potter, cosa che non facemmo, anche se ci era sembrata una buona idea.
“Mi nascondo sempre dietro la mia macchina fotografica e il mio notebook, perchè è più facile, è l’unica cosa che rende migliore questo tipo di situazione e mi fa sentire invisibile. Posso far dimenticare ai due di essere con loro e riapparire quando serve… non lo so, ma sento che potrei farlo per settimane…uscire con una coppia e perdermi osservando la loro intimità”.

This is one of my favorite photos I’ve ever taken because for me, it truly shows a moment of ecstasy. Turning moments like these into something I can hold in my hands, something I can share, is and probably will always be my main motivation.

Questa è una delle mie foto preferite tra quelle che io abbia mai scattato, perché per me mostra veramente un momento di estasi. Trasformare momenti come questi in qualcosa che posso tenere in mano, qualcosa che posso condividere, è probabilmente e sarà sempre la mia motivazione principale.

Ho faticato un po’ per scegliere una foto simile, perché per me non c’è differenza tra una cattiva decisione e una storia che vale la pena raccontare. Ma quando ci penso, questa notte è stata davvero un’esperienza pessima. Ho scattato questa foto al mio amico Aston durante la viglia di Natale ed è stata una delle notti più assurde che io abbia mai vissuto: mi sono anche perso la cena di famiglia.

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