Photobep, sensualità e fotografia dallo stile francese (intervista)

blog, Parlando di fotografia

Ho avuto il piacere in instagram di scoprire ed approfondire la fotografia di Giuseppe Briguglio, Photobep e lo ammetto, me ne sono subito innamorata perché rappresenta la donna in una maniera molto naturale ma al tempo stesso erotica e scanzonata. Mi ricorda molto la fotografia francese a cui personalmente mi ispiro. Se amate il bianco e nero e le donne non potete farvi sfuggire questo fotografo.

Intervista al fotografo Giuseppe Briguglio di Photobep

Da quanti anni fotografi e qual’è il motivo per cui hai deciso di specializzarti nella fotografia boudoir ? 

Ho cominciato a prendere dimestichezza con la fotografia da ragazzino, ereditando la passione da mio padre ma è  dopo i venti anni che ho trovato nel ritratto la mia “nicchia” preferita.
Per molto tempo è stato solo un hobby.
Non credo di essermi specializzato e, in realtà, Boudoir è una categoria nella quale non mi riconosco appieno: la associo a degli stereotipi ai quali cerco di sfuggire preferendo la ricerca di una sensualità più naturale, direi quotidiana.
Tutto cominciò anni fa, inizialmente scattando soprattutto con amiche. Mi accorsi di come, evidentemente, riuscivo a trasmettere una certa fiducia e a mettere a proprio agio chi scattava con me, cosa che ancora oggi rappresenta per me una delle componenti più importanti nella mia maniera di scattare.

Di dove sei ? Nel paese in cui vivi la fotografia boudoir è un genere ormai diffuso o ancora di nicchia e considerato volgare? 

Sono di Genova. Anche qui, come altrove, il diffondersi di un certo tipo di fotografia incentrata sulla sensualità si deve fare largo tra pregiudizi radicati. Questa è poi una città con una mentalità tutta particolare, progressista per tanti versi ma piuttosto chiusa per altri, “mugugnona”.  Anche per questo cerco di mantenere, nel mio modo di scattare, una vena di leggerezza della quale credo ci sia sempre bisogno.

Che tipo di luce usi più abitualmente ? naturale, artificiale o entrambe ?

Quando possibile, preferisco luce naturale  e locations in esterni in modo da “ambientare” gli scatti, dare alla foto più centri di attenzione e creare situazioni più inusuali. Ovviamente non sempre questo è possibile e spesso scatto con luce artificiale, cercando però una illuminazione che risulti abbastanza naturale. Il più delle volte utilizzo un singolo softbox.

Che attrezzatura usi o che consiglieresti a chi inizia e non ha troppi soldi da investire subito?

Non ho mai dato grande importanza all’attrezzatura; anche la fotocamera più avanzata non garantisce belle fotografie se dietro all’obiettivo non c’è un occhio sensibile. Soprattutto nella fotografia ritrattistica, nel senso più ampio del termine.
Per cominciare, a parer mio, una reflex anche di media gamma (magari cercando di prendere dimestichezza con l’impostazione manuale) e un paio di obiettivi, uno zoom e un’ottica fissa, sono più che sufficienti.

I tuoi soggetti sono solo donne o anche coppie e uomini ? 

Soprattutto donne. Ma non esclusivamente.
Il ritratto di coppia mi piace molto, capita più di rado ma offre spunti sempre interessanti.

Sei favorevole al ritocco con Photoshop? O lasci i tuoi soggetti con gli inestetismi ?
Ritengo che, in un’epoca di fotografia prevalentemente digitale, gli strumenti di post-produzione e ritocco non possano essere messi in secondo piano. Spesso però mi capita di vederne un certo abuso che tende ad appiattirsi su alcuni standard ripetitivi. Personalmente cerco di usarlo con parsimonia correggendo piccoli inestetismi, certo, ma senza snaturare la realtà dello scatto.

Credi che sia indispensabile per un fotografo che inizia in questo settore avere un proprio studio ?

No, non necessariamente. Anzi, a volte lo studio può mettere a disagio chi si fa ritrarre per la prima volta o non ci è comunque abituato.

Lasci che il tuo soggetto sia spontaneo o punti molto sulle pose già studiate ? 

Cerco la spontaneità, non amo le pose studiate. Ovviamente cerco di guidare un minimo chi sta scattando con me ma sempre cercando di fare in modo che il soggetto sia a proprio agio e il più naturale possibile. La personalità di chi si fa ritrarre è, per me, più importante di una posa ad effetto. Forse solo recentemente, per un progetto che ho ancora in corso, sto studiando delle pose prima dello scatto ma, non a caso, si tratta di un lavoro dove i soggetti rimangono “anonimi”, non riconoscibili.

Da dove trai ispirazione ? 

Un po’ da tutto quello che mi circonda; può essere una certa location, un libro che ho letto o la musica che ascolto. Prima di ogni altra cosa sono però le persone ad ispirarmi; “i ritratti si fanno sempre in due “ e chi sta da una parte dell’obiettivo ci mette il suo tanto quanto chi sta dall’altra.

Vendi solo le foto digitali ? file digitali + stampe ? o anche packaging tipo scatole /usb?  nella tua esperienza a cosa è piu interessato il tuo cliente tipo ?

Il più delle volte mi vengono richiesti i soli files. Io però spingo molto sull’importanza della stampa (magari sotto forma di foto-libro). Raccomando a tutti di non fidarsi dei supporti digitali e vedo che chi non è abituato rimane sempre affascinato dalla bellezza di una foto ben stampata rispetto alla foto vista su uno schermo.

Qual’è la difficoltà che riscontri più spesso ?

Soprattutto quando lavoro su progetti miei e non su commissione, le difficoltà maggiori sono sempre legate a mie insicurezze e alla mia timidezza di fondo. Mi nutro di dubbi costanti e non sono bravo nella auto promozione.

A che fotografi ti ispiri o a che stile? Le tue donne sono molto comuni, non sembrano modelle. Mi ricorda la fotografia francese, se é così che differenza noti tra le donne rappresentate in Francia e quelle in Italia? (parlo anche nel cinema).

Sono metà francese per parte di madre e credo che la mia frequentazione parigina fin da piccolo mi abbia influenzato, anche se me ne sono accorto solo crescendo (forse dovrei dire invecchiando…). Le differenze di mentalità fra la società francese e quella italiana su temi quali l’immagine femminile, la sensualità, la libertà da certi retaggi in fotografia come in altri ambiti è innegabile.
Faccio solo un nome: Jean-Loup Sieff, la sua vena ironica che lo distanziava da quei cliché “alla Helmut Newton “ è per me una sorta di faro guida.

E infine… grazie per l’osservazione sul “non sembrare modelle “ delle donne che fotografo. È quello che cerco di fare nel mio modo di scattare: la ricerca di una femminilità e di una sensualità personale e differente in ogni soggetto.
Il giorno in cui dovessi accorgermi di scattare allo stesso modo chiunque stia davanti all’obiettivo, dovrei mettere in discussione quel (poco) che ho fatto finora.


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