Intervista a Monica Cordiviola, mostra e workshop.

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Ciao Monica, da anni seguo il tuo modo di rappresentare le donne, unico, fisico, carnale. Ciò che contraddistingue le tue fotografie è l’immagine di una donna forte, carismatica che non ha paura di mostrarsi ed essere autentica, non richiede il consenso ma è ciò che vuole essere. Percepisco che ci sia molto del soggetto ritratto, ma anche molto di te, seguendoti un po’ su facebook.
Hai fotografato bellissime donne tra cui la più conosciuta Martina Colombari, lavori per riviste ed editoriali di moda, ultimamente ti stai rivolgendo però anche alla fotografia maschile, fotografando si modelli, ma anche personaggi famosi nel mondo della ristorazione tra cui il grande chef Cracco.
Da qui vorrei farti alcune domande prima della mostra  “Dialoghi d’autore, un percorso nella fotografia contemporanea” stasera a Bottega immagine.

1) E’ vero che ogni persona è a sé, ma vedi delle differenze tra i soggetti maschili e quelli femminili che devi fotografare? Il tuo approccio è lo stesso o cambia?
Trovi delle resistenze maggiori negli uomini a lasciarsi andare essendo comunque scatti anche molto intimi ed espressivi ?

Monica: Tendenzialmente non trovo che ci siano differenze nel fotografare uomini e donne, è ovvio che bisogna fare una specifica,  nel senso che fotografare degli uomini modelli professionisti è un conto, se invece parliamo di fotografare donne o uomini non professionisti allora si, lì le differenze ci sono perché una donna è più predisposta a stare davanti alla macchina fotografica, è da sempre più vanitosa rispetto all’uomo, sebbene nell’ultimo periodo anche gli uomini iniziano ad esserlo. L’uomo invece è sempre più ostico davanti all’obiettivo e preoccupato di cosa deve fare, come verrà, non sa come mettersi e teme di non venire bene in foto.
Quindi se devo rispondere penso che a livello fotografico sia questa la differenza più evidente tra l’universo femminile e l’universo maschile.
Per quanto riguarda il mio approccio, no non cambia nei confronti di un uomo o di una donna: sul lavoro sono una persona estremamente seriosa, perfezionista, mi piace curare tutto nei minimi dettagli, quindi per me avere davanti un uomo, una donna, una persona anziana o un bambino poco cambia.
Il fatto che io nasca come ritrattista autodidatta e autoritrattista è determinante e mi ha agevolato: ho iniziato 15 anni fa realizzando autoritratti che mi hanno permesso di capire come stare davanti alla macchina fotografica e ogni qualvolta mi trovavo di fronte una donna da ritrarre, che voleva tirare fuori quello che era il suo lato più femminile, più sensuale, ho sempre cercato di proiettarmi nella sua fisicità, traslarla nella mia, domandandomi come sarebbe essere fotografati da questa persona e come potrei essere al meglio. E così riuscivo, non sempre perché non è sempre facile, a tirare fuori il lato migliore che io percepivo in quella persona.
Nell’uomo non cerco di tirar fuori il lato sensuale, erotico, non mi interessa, sono molto più attratta dal tirare fuori quelle cose che per loro sicuramente sono definite debolezze, mentre per me sono dei gran punti di forza a livello fotografico in un ritratto, mi piace far venire fuori quelli che sono i talloni d’Achille di questi maschietti.

2) Fra pochi giorni inizia il tuo primo workshop di ritratto specifico sull’uomo , due giornate interamente dedicate all’arte di fotografare uomini, dall’uso della luce alle tecniche di post-produzione fornendo utili consigli per ritratti, pubblicità e immagini di moda. E in commercio ad oggi esistono solo un paio di libri dedicati a questo tipo di fotografia eppure a mio avviso è un mercato in forte espansione e ghiotto per molti fotografi. Come è stata la reazione degli addetti al lavoro, i fotografi e le fotografe sono interessati ad investire sugli uomini ?

Monica:  la reazione al workshop di ritratto maschile inizialmente è stata immediata, molto intensa, nel senso che mi hanno scritto tantissime persone, devo dire quasi tutte fotografe donne, solo due uomini hanno aderito finora all’iscrizione e questo mi fa pensare parecchio, perché fondamentalmente la fotografia di ritratto è un ritratto. Potrebbe essere un ritratto ad un uomo, a una donna, a un anziano, a una persona bella, a una persona oggettivamente più bruttina, a un animale. E’ un ritratto e un ritratto per me dovrebbe essere asessuato, scevro da ogni vincolo mentale che ci si possa mettere sopra, quindi se tu ami il mio genere di fotografia, che io ritraggo una donna o un uomo non dovrebbe cambiare, è sempre un ritratto.
Detto questo, penso che in Italia ci sia ancora qualche tabù da buttare giù, abbiamo purtroppo fior fiore, decine, centinaia di eventi fotografici del sabato e della domenica, da un tanto al chilo, e non voglio parlarne male perché si è detto e ridetto di tutto e di più.  Mi riferisco al fatto che la Fotografia di un certo tipo non dovrebbe scendere a certi livelli, a certi compromessi, quindi molto probabilmente qua in Italia credo che ci sia ancora l’emblema della “bellona”. Ti faccio un esempio: se io faccio un workshop con una donna,  devo farne uno a metà maggio sia a Roma che qua a Milano, ho già fatto il sold-out . Questo ti fa capire la differenza, che per la fotografia al maschile le persone sono ancora un po’ reticenti ed è brutto perché ci si riferisce ad un essere umano, l’uomo nella sua bellezza, nella sua particolarità, nelle sue caratteristiche, quindi ecco non dovrebbe avere sesso secondo me il ritratto.

3) Pensi ci sia una differenza nella fotografia maschile tra l’estero e l’Italia oggi ?
Monica: 3) Sì sicuramente c’è molta differenza perché all’estero e soprattutto in Europa del Nord gli uomini modelli professionisti lavorano tantissimo e sono molto richiesti, decisamente meno rispetto al mercato italiano. Poi se parliamo di uomini normali, che non lo fanno di mestiere, sì  non c’è assolutamente mercato e secondo me dovrebbe crescere perché è vero che noi donne siamo splendide, ma lo sono altrettanto gli uomini. Sarebbe bellissimo fotografarli in maniera del tutto naturale e lavata da tutti questi preconcetti che ancora purtroppo ci sono.

4) Il fatto che ci siano più fotografe donne come corsiste lo vedi come una maggiore apertura mentale della donna o perché pensi l’ uomo fotografo sia in difficoltà a fotografare un altro uomo o per il discorso che al fotografo interessa più la donna da ritrarre magari poco vestita?

Monica: Io credo che sia un po’ riferito a entrambe le cose, cioè sia la donna che mentalmente da questo punto di vista è sicuramente molto più elastica, molto più aperta a certe esperienze nuove, a una fotografia comunque diversa, differente, e credo che sia anche ahimé un discorso che l’uomo fotografo  sia più in difficoltà a fotografare altri uomini soprattutto se ci riferiamo al nudo maschile. Se tu pensi ai grandi maestri della fotografia mondiale, la maggior parte di quelli che fotografavano uomini nudi erano praticamente quasi tutti omosessuali quindi credo che ci sia proprio una reticenza in questo senso. Nella storia dell’arte in generale, in tutta la nostra cultura occidentale, una cosa che salta subito agli occhi è la quasi totale mancanza di donne, nella pittura e nella scultura sono state dominate dai maschi e solo ultimamente invece che nell’architettura, nella pittura e forse nella fotografia tante donne  hanno intrapreso questa strada. E’ una grande rivincita anche se il panorama totale è sempre una minoranza. Per quanto riguarda invece il discorso della donna fotografa che ritrae gli uomini, penso che ci sia ancora un gap da superare, però noi ci proviamo.

So che sei molto impegnata ad allestire la mostra, per cui ti ringrazio del tempo dedicato e ti faccio un in bocca al lupo per stasera e per il tuo nuovo workshop.

Il suo account Instagram: www.instagram.com/monicacordiviola/
Il suo sito personale: www.monicacordiviola.com

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stasera, 21 marzo dalle ore 19:00 alle 20:30
DIALOGHI D’AUTORE : Monica Cordiviola
Incontro, mostra e proiezione immagini
presso Bottega Immagine
via Farini, 60 Milano
http://www.bottegaimmagine.it/dialoghi-d-autore/

workshop GLI UOMINI di Monica Cordiviola
http://www.bottegaimmagine.it/gli-uomini-di-monica-cordiviola/

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Patricio Suarez

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Un giorno per caso stavo facendo una ricerca in internet per trovare un fotografo che rappresentasse la donna in uno stile simile a quello di Sieff (che amo) sia per sensibilità, delicatezza, sia per l’uso della luce, delle ombre, del bianco e nero e scopro lui: Patricio Suarez e me ne innamoro all’istante.
Di lui curiosamente c’è poco in internet, ma forse oggi ho capito il motivo…
Le sue fotografie sembrano non solo intime, ma solitarie, silenziose, delicate…nel suo unico sito aggiornato trovo queste sue parole e colgo un collegamento tra l’interiorità delle parole e le fotografie realizzate.

“Photography is my therapy. Is what I do when I don’t know what to do.I am a good observer and a good story teller. I like my work to tell a story. No captions. Simple. Basic. It’s all about the human connection. ”
Il suo sito: https://www.6x6square.com/

“La fotografia è la mia terapia. È quello che faccio quando non so cosa fare. Sono un buon osservatore e un buon narratore. Mi piace il mio lavoro per raccontare una storia. Nessuna didascalia. Semplice. Di base. Riguarda la connessione umana.” (traduzione Google)

Sotto una galleria delle foto da lui realizzate e a cui mi ispiro nel raccontare l’universo
femminile.

Lui:
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Le donne :

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Thérèse Le Prat e i suoi ritratti di suore (1930-1960)

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Thérèse Le Prat nata nel 1895 a Pantin, fu una fotografa ritrattista francese attiva in tutto il mondo fra gli anni ’30 e gli anni ’60.
Dopo il suo divorzio dall’editore Guillaume Le Prat, nei primi anni ’30 divenne fotoreporter
nella Compagnia des Messageries Maritimes , grazie all’indipendenza, alla libertà e alla grande cultura che possedeva, fotografando fra Asia, Oceania e Africa.
I suoi lavori furono pubblicati nel libro  “En Votre Gravité, Visages”  del 1966

 

 

I grandi fotografi_Nir Arieli

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Tension è una splendida serie fotografica di ballerini in movimento. Nir riesce a catturare una serie di azioni che combinate insieme ci danno la sensazione del movimento completo di questi ballerini newyorchesi.
Corpi in tensione che creano movimento pur restando congelati nel tempo. Coreografie immobili di uno spettacolo senza fine. Immagini dal ritmo incalzante pur essendone totalmente prive. (Fonte Collater-al)

Guarda le fotografie di Nir

Pino Coduti – Fotografare con le candele

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Il progetto “de La Tour”, del pugliese Pino Coduti, è stato premiato alla 15th China International Photographic Art Exhibition, con la Medaglia d’Oro nella categoria Arte.
Coduti trae ispirazione dalle opere di Georges de La Tour, pittore caravaggista (1593 -1652) che si dedica allo studio della luce e delle ombre prodotte dalle candele.
Altra importante fonte di ispirazione è il film capolavoro e premio Oscar “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick, straordinaria pietra miliare nella ricostruzione delle atmosfere create dalla luce delle sole candele.

 

Paolo Ventura

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Paolo Ventura è un fotografo unico nel suo genere: i suoi scatti ritraggono precisissimi diorami che riproducono varie ambientazioni tutte dal sapore antico e surreale. Un mondo in miniatura che la macchina fotografica di questo abile artista cattura e reinterpreta fornendoci un serie di riflessioni sul sottile e impalpabile strato che divide finzione e realtà. Ventura, che vive a New York ed espone soprattutto all’estero, in Italia e purtroppo poco conosciuto, alcune sue opere sono state esposte nello scorso Festival Internazionale di Fotografia di Roma e ci auguriamo che ritorni prossimamente con una nuova personale nel nostro paese, l’ultima è stata a Milano, al FORMA nel 2008.

I suoi diorami sono molto laboriosi, costruiti con una perfezione certosina: li realizza interamente da solo? E come procede nella realizzazione degli scatti?

Si, li realizzo da solo, sono fra l’altro meno complicati di quello che potrebbero sembrare. Poi in genere inizio a scattare delle polaroid attorno al set fino a che non trovo il punto di vista che reputo giusto, scatto un’altra polaroid che in genere mi tengo in tasca per un paio di giorni e che continuo a guardare, se dopo quel periodo mi continua a convincere allora scatto il film, in genere uno solo sempre dallo stesso punto di vista.

Una volta finito di scattare cosa succede ai suoi modelli: li distrugge, li conserva, li riutilizza?

Beh, diciamo tutte e tre le cose.

Le sue immagini tendono a destabilizzare chi le guarda, quasi come fossero una sorta di zona di confine tra il vero e il falso…

Quello che io fotografo non esiste, ma cerco di farlo sembrare vero il più possibile, voglio che chi guarda le mie immagini pensi di esserci stato in quel luogo oppure di esserci voluto stare, anche se lo spettatore è cosciente che le mie immagini non esistono nella realtà mi piace pensare che dopo un po’ se ne dimentichi , come quando si guarda un film.

Lavora e vive a New York. Per quale motivo ha deciso di lasciare l’Italia?

Per amore, del mio lavoro e di una persona

Quale pensa siano le differenze tra l’Italia e l’America nel considerare la fotografia?

Beh, credo che ci sia un abisso, anche per fatti oggettivi, l’America è un paese enorme. E poi la fotografia è riuscita a raccontarne la sua anima, più che in qualunque altro posto

La sua attività di fotografo è cominciata con i suoi diorami oppure in passato si è occupato anche di altri soggetti?

Per tanti anni ho fatto il fotografo di moda , poi però mi sono reso conto che non era la mia strada e quindi ho smesso e ho iniziato a lavorare su delle idee che mi ossessionavano da molti anni

Lei scatta mondi e situazioni che lei stesso ha immaginato e creato, quasi un approccio filosofico, o meglio metafisico nei confronti della fotografia: si sente una sorta di demiurgo?

Mah! Io racconto delle piccole storie a cui penso durante il giorno. Cerco di fotografare la mia fantasia

Il platonico mito della caverna dimostra che l’uomo può sopravvivere illudendosi di cose lontanissime dalla realtà: cosa è per lei la finzione?

E’ una bugia ben raccontata.

sito Paolo Ventura

 

Phil Stern

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Decano della fotografia, maestro del reportage in bianco e nero, Phil Stern ha immortalato nella sua lunga carriera di fotoreporter di razza, innumerevoli grandi divi del cinema e dello spettacolo americano.
Amico personale di James Dean, sue sono tra le foto più significative del grande attore prematuramente scomparso. Così come suo è forse uno dei ritratti più intensi di Marilyn Monroe e innumerevoli foto di scena. Anche le immagini di Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e dei grandi del Jazz, o le incredibili sequenze dedicate a Frank Sinatra, portano la sua firma.
Ma Phil Stern è molto di più di un fotografo al quale è capitato di trovarsi “nel posto giusto al momento giusto”. Il suo stile è inconfondibile, misto di intelligente ironia, sapiente composizione formale e rapidità di osservazione.
Ciò che caratterizza le sue foto irripetibili è quel miscuglio contraddittorio di ironia e distacco, ammirazione ed empatia che Stern sente ed esprime nei confronti del soggetto che fotografa.
La sua Hollywood (quella dell’epoca d’oro delle majors e dei grandi divi che imponevano il loro stile e il loro sorriso al mondo intero) è allegra e spensierata ma anche insolita e bizzarra, patinata e perfetta eppure, improvvisamente, fragile, dolce e disarmante.

Negli scatti di Phil Stern, presentati a Forma e per la prima volta in una personale italiana, si rivive il senso di quegli anni e di quei protagonisti. Se da una parte l’autore osserva il “dietro le quinte”, smitizzando il soggetto e dissacrandolo, dall’altro subisce lui stesso il fascino di un’industria, dei suoi modelli creati ad arte, dei riflettori sempre puntati sul palcoscenico – anche quando la scena sembra spenta.

Phil Stern nasce da una famiglia di ebrei russi immigrati negli States, cresce a New York, nel Bronx. Nel 1939, dopo aver lavorato come ragazzo di bottega in un laboratorio fotografico, inizia a lavorare come fotografo free-lance per il Friday: comincia così, ufficialmente, la sua carriera. Lavora per Life, Collier’s, Look. Inizia a lavorare a Los Angeles sui set cinematografici. Segue Orson Welles in Citizen Kane.
Nel frattempo, gli Stati Uniti entrano in guerra e Phil nel 1941 parte per il fronte. Dopo un breve periodo a Londra, trascorso a ritrarre gli ufficiali (attività che lo annoiava a morte), Phil si arruola volontario nei Derby’s Rangers e parte per il Nord Africa.
Viene gravemente ferito in Tunisia, si rimette in piedi e torna di nuovo al fronte, questa volta come corrispondente di guerra per la rivista delle forze armate Stars and Stripes. Segue lo sbarco degli alleati in Sicilia ma poco dopo torna in patria a causa delle ferite riportate. Il governo americano, in cerca di eroi, lo decora con la medaglia “purple heart”: Phil Stern vive un breve momento di gloria. Nel frattempo, l’industria del cinema americano appare più fiorente che mai e Phil, che ama stare sempre dove la vita è frenetica, si trasferisce definitivamente a Hollywood dove realizzerà i ritratti più famosi delle celebrities dell’epoca, ritratte sulla scena dei film che interpretavano, dietro le quinte e in rari momenti di intimità che Stern riesce a ritrarre e a raccontare con una freschezza e un’ironia che diventeranno il suo marchio di fabbrica. Nel 1945 sposa Rosie da cui ha 4 figli.
Sito: http://www.philsternarchives.com/