Patricio Suarez

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Un giorno per caso stavo facendo una ricerca in internet per trovare un fotografo che rappresentasse la donna in uno stile simile a quello di Sieff (che amo) sia per sensibilità, delicatezza, sia per l’uso della luce, delle ombre, del bianco e nero e scopro lui: Patricio Suarez e me ne innamoro all’istante.
Di lui curiosamente c’è poco in internet, ma forse oggi ho capito il motivo…
Le sue fotografie sembrano non solo intime, ma solitarie, silenziose, delicate…nel suo unico sito aggiornato trovo queste sue parole e colgo un collegamento tra l’interiorità delle parole e le fotografie realizzate.

“Photography is my therapy. Is what I do when I don’t know what to do.I am a good observer and a good story teller. I like my work to tell a story. No captions. Simple. Basic. It’s all about the human connection. ”
Il suo sito: https://www.6x6square.com/

“La fotografia è la mia terapia. È quello che faccio quando non so cosa fare. Sono un buon osservatore e un buon narratore. Mi piace il mio lavoro per raccontare una storia. Nessuna didascalia. Semplice. Di base. Riguarda la connessione umana.” (traduzione Google)

Sotto una galleria delle foto da lui realizzate e a cui mi ispiro nel raccontare l’universo
femminile.

Lui:
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Le donne :

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I Ritratti intimi di Frida Kahlo

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Frida Kahlo (1907-1954) è forse uno dei volti femminili più noti del panorama artistico di tutti i tempi, e non solo in Messico, suo paese di origine.
Attraverso i suoi autoritratti, ha mostrato al mondo un nuovo modo di esprimere la femminilità e ne è diventata essa stessa l’icona. La sua forte personalità e il suo spirito indipendente e passionale le hanno permesso di affrontare una vita travagliata con serenità e determinazione.
In questo articolo troviamo ritratti intimi fatta alla pittrice, i primi 9 sono stati realizzata dall’amica e fotografa Lucienne Bloch, i successivi li ho trovati in internet.

Lucienne Bloch incontrò Frida Kahlo grazie all’artista Diego Rivera e marito di Frida. Divenne uno dei riferimenti principali della coppia e un’amica preziosa per la pittrice, restandole accanto nei momenti più difficili della sua travagliata vita.
Lucienne Bloch fu una prolifica artista elvetica, figlia del compositore Ernest Bloch. Nata in Svizzera, si trasferì con la sua famiglia in America a causa della crescente tensione dei venti di guerra e dell’antisemitismo europei. A 15 anni frequentò il Cleveland Institute of Art e in seguito l’Ecole National et Superier des Beaux Arts di Parigi.

La Bloch conobbe la celebrità durante l’amicizia con la prolifica coppia di artisti messicani, che influenzò profondamente lo stile artistico della fotografa svizzera, che sarà a stretto contatto con la coppia per oltre 6 anni. Le strade di Frida e di Lucienne si divideranno nel 1938, quando la fotografa si trasferì in Michigan al seguito del marito, ma la reciproca influenza nei loro lavori rimarrà visibile per il resto della loro vita.
Le 9 fotografie sotto sono state realizzate dall’amica in un soggiorno a New York.

Sotto invece altri ritratti di Frida Kahlo trovati in internet

 

 

Thérèse Le Prat e i suoi ritratti di suore (1930-1960)

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Thérèse Le Prat nata nel 1895 a Pantin, fu una fotografa ritrattista francese attiva in tutto il mondo fra gli anni ’30 e gli anni ’60.
Dopo il suo divorzio dall’editore Guillaume Le Prat, nei primi anni ’30 divenne fotoreporter
nella Compagnia des Messageries Maritimes , grazie all’indipendenza, alla libertà e alla grande cultura che possedeva, fotografando fra Asia, Oceania e Africa.
I suoi lavori furono pubblicati nel libro  “En Votre Gravité, Visages”  del 1966

 

 

Matthieu Bourel e i suoi collage surreali

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Il lavoro di Matthieu Bourel, artista francese, consiste nel creare collage in una sequenza di tagli ripetuti che distruggono immagini di modelli e soprattutto attori di Hollywood, (quest’ultimi conosciuti per aver mostrato un’immagine di perfezione, giovinezza, glamour) permettendogli di ottenere foto ma soprattutto GIF animate. I volti in alcune opere si “staccano” trasformandosi in maschere che rivelano però una sequenza infinita di più facce amovibili sotto.

Matthieu Bourel, Self-confidence / Autonomy (2014)

Matthieu affronta quindi il tema della duplicità, realizzando attraverso i suoi tagli un’indagine psicologica nei meandri della complessa psiche umana. La sua opera diventa così il mezzo stesso che porta ad un’analisi su noi stessi.
Il suo lavoro, che lui definisce “data-ismo”, colpisce la mente e la memoria del pubblico, ipnotizzandolo, distorcendo la realtà. La ripetizione infinita di alcuni elementi di un ordinario ritratto diventa un commento sulla società, sul comportamento umano e le credenze, rivelando le intenzioni nascoste, maschera dopo maschera, fino a quando non rimane più nulla tranne che la verità.
Ogni ritratto non appare più chiaro e coerente ma acquisisce un tocco un po’ inquietante, surreale. In particolar modo questi sono compresi nel lavoro chiamato dall’artista Duplicity Serie, ma sono presenti una quantità infinita di esempi ulteriori del lavoro di Bourel sul tema in questione.

Il sito completo : http://www.dojo.electrickettle.fr/

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“Il collage è uno strumento supersensibile e scrupolosamente accurato, simile a un sismografo, che è in grado di registrare l’esatta quantità di possibilità di felicità umana in qualsiasi periodo.” 
Max Ernst. Citato in Saranne Alexandrian Surrealist Art (1970)

Fonte: OURMASKINART

Gli ex-amici nelle foto quando non c’erano ancora i social

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Oggi con la nascita dei social se si interrompe un rapporto di amicizia o di coppia, non ci si sente più nella vita reale e sui social basta il tastino rimuovi dagli amici per vedere scomparire la persona, ma nel 900 con le fotografie custodite gelosamente quali stratagemmi venivano adottati per non vedere più il viso o il corpo dell’ex- amico o ex compagno?
Ecco sotto un’interessante e bizzarra galleria di foto recuperate in internet che ci mostra varie soluzioni  al riguardo.

Ritratti nel cinema: evoluzione del divo dalle origini ad oggi

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Due video realizzati da Philip Scott Johnson, il primo raffigurante le donne che hanno fatto la storia del cinema dalle origini ad oggi, nel secondo la stessa evoluzione ma stavolta con gli uomini.

Leggi anche Il Ritratto nella storia dell’arte #01

 

Evoluzione del Ritratto nella storia dell’arte #01

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Come cambia il Ritratto nella storia dell’arte ?
In questo blog troverete nelle prossime settimane degli approfondimenti sul tema, vi consiglio pertanto di cliccare su segui per ricevere gli articoli via mail.
Iniziamo ora con questo articolo estremamente interessante, il materiale l’ho trovato dal sito e blog Didatticarte.it (blog pluripremiato per la divulgazione dei beni culturali).

Sotto possiamo vedere un’infografica basata sulla linea del tempo realizzata da Emanuela Pulvirenti dal sito e blog http://www.didatticarte.it/Blog/
A sinistra le date, al centro le opere, a destra le didascalie. Andando dall’alto verso il basso si può andare avanti nel tempo e, se vi interessa scaricare l’immagine in alta risoluzione, basta cliccare su di essa (è consentito).

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Sotto invece un video spettacolare realizzato da Philip Scott Johnson, digital artist americano, in cui ha montato in un unica sequenza “Cinquecento anni di ritratti femminili nell’arte occidentale”.

Un altro video che consiglio di vedere sempre di Philip Scott Johnson è  “Visages d’art”, epoche e culture si mescolano sapientemente per un risultato ancora più sorprendente!

Leggi anche https://ilritrattofotografico.com/2019/01/27/ritratti-nel-cinema-evoluzione-del-divo-dalle-origini-ad-oggi/

La madre fotografa, la baby modella di Playboy, il film scandalo.

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Dall’età di quattro anni e per un decennio, Eva ha posato nuda per la madre Irina. Tre sedute alla settimana, altrimenti niente giochi o vestiti. Negli anni Settanta gli scatti ai limiti della pornografia della bambina non sembravano ferire le sensibilità dell’epoca, e la parigina di origine romena Irina Ionesco grazie alla figlia è diventata una fotografa di successo.
Irina Ionesco divenne famosa così, grazie alle foto della sua “piccola principessa”: dapprima furono una forma d’arte piuttosto originale e molto apprezzata; poi, quando come tutte le cose passò di moda, la fotografa iniziò a vendere le foto di Eva a una rete di pedofili (cosa che fa ancora oggi dopo più di trent’anni, in Russia e in Asia).


Nel 1976 Eva, appena undicenne, è arrivata a essere la più giovane modella nella storia di « Playboy» apparendo nell’edizione italiana, e un anno dopo è finita sulla copertina di «Der Spiegel» . Primati infelici, seguiti da una lite famigliare che non si è mai conclusa. Da quasi quarant’anni Eva e Irina non si parlano, se non tramite gli avvocati. La figlia accusa la madre di averla sfruttata, togliendole l’ infanzia e l’ innocenza in nome di presunte ambizioni artistiche che avevano a che fare con la pedofilia, la fama e il conto in banca.

L’ ultimo episodio della battaglia anche legale nasce da Eva (Stock), il romanzo di Simon Liberati che è uno degli eventi della rentrée litteraire 2015. Ogni anno in Francia, tra fine agosto e inizio settembre, escono centinaia di libri: uno dei più attesi stavolta è quello scritto da Liberati, marito di Eva, che è stato portato in tribunale dalla suocera per «attacco alla vita privata».

Irina Ionesco, 84 anni, ha chiesto 40 mila euro di danni e la distruzione delle 15 mila copie già stampate, obiettando che il genero riporta in sette passaggi alcuni dettagli sulle origini della famiglia Ionesco (nessuna parentela con il drammaturgo, ndr ) e soprattutto sulla passione di Irina per le droghe e l’ alcol. Ma più o meno le stesse cose le ha già raccontate la stessa Irina Ionesco nella sua autobiografia del 2004 L’ occhio della bambola . E nel 2011 la figlia Eva ha diretto il film My Little Princess con Isabelle Huppert, affrontando gli stessi temi. Per questo il giudice ha respinto la richiesta della fotografa: il romanzo Eva domani sarà nelle librerie come previsto.

Il tentativo di Irina Ionesco di bloccare l’ uscita del libro invocando la tutela della privacy sembra grottesco, se si pensa a quel che la donna ha fatto della privacy della figlia. Oggi cinquantenne, Eva Ionesco continua la sua lotta per ottenere la distruzione dei negativi e il divieto di diffusione delle immagini scattate dalla madre.

Il 27 maggio scorso la Corte di appello di Parigi ha dato ragione a Eva, stabilendo che «denudata o no, la fissazione fotografica dell’immagine sessualizzata in modo malsano di una bambina giovanissima o di una ragazzina non può che essere degradante per costei, quale che sia l’ intenzione dell’autore o la soggettività del pubblico al quale è destinata».

L’ argomento «era un’ altra epoca» non è stato accolto. Le foto di Eva non potranno più essere diffuse senza il suo consenso. Il romanzo che le ha dedicato il marito Simon Liberati invece si candida a essere uno dei migliori della rentrée , storia di un grande amore e di una redenzione reciproca. «Una sera d’ inverno del 1979, da qualche parte a Parigi, mi sono imbattuto in una “donna” tredicenne che godeva già di una reputazione terribile – scrive Liberati -.

Venticinque anni dopo ha ispirato il mio primo romanzo, anche se di lei non avevo niente più che la foto di un paparazzo. E molto tempo dopo ancora, lei mi ha trovato quando ero perso tra i meandri della vita. Mi ha salvato dal labirinto e mi ha dato la voglia di amare ancora. Incredibilmente, il suo nome è Eva e questo libro è il mio testamento per lei».

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Eva Ionesco, la figlia di Irina,  ha deciso di raccontare la sua storia in un film dal titolo
MY LITTLE PRINCESS  (2011).
«Se avessi raccontato tutta la verità il film sarebbe stato ancora più trash», dice la regista, la quale ha avuto la fortuna di avere Isabelle Huppert nel ruolo di Irina (Hanna nel film). Come Eva (Violetta nella finzione) c’è la straordinaria Anamaria Vartolomei, 12 anni, origini francorumene, proprio come la regista. All’inizio di My Little Princess Violetta è una bambina come tante e vive con la vecchia nonna rumena (si scoprirà che è la bisnonna, e che la madre Irina è nata da un incesto tra il marito della vecchia signora e sua figlia) in un condominio popolare. In uno dei portoni vicini abita l’eccentrica e biondissima madre la quale riceve in regalo dal suo amante pittore una macchina fotografica. La bimba adora questa madre assente e inarrivabile, quindi si presta a tutto pur di averla accanto.

“Tutto” è appunto la perversione, una infanzia rubata, commercializzata, sbattuta sulle prime pagine dei giornali. Dopo la morte della nonna Eva si ribellerà e, mentre nel film fa uno scippo e finisce in riformatorio, nella vera vita sarà ospitata a lungo dalla famiglia di Christian Louboutin, il “divino scarparo” delle suole rosse, al quale il film è dedicato. La madre verrà denunciata dai genitori dei compagni di scuola della bambina, la quale, divenuta adulta, è andata alla Biblioteque Nationale a cercare fotografie oscene che neanche ricordava di avere fatto. Ha denunciato la madre e la causa legale dura da anni. Sembra che poco prima dell’uscita del film Irina Ionesco abbia lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica della figlia: «Eva, hai parlato. Ti arriveranno molte disgrazie, grandi disgrazie».

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Fonte :
Stefano Montefiori corrispondente da Parigi per Corriere della Sera

Le prime stampe

Analogica, blog, Parlando di fotografia

Amo il bianco e nero, la macchina da scrivere, i dischi, gli anni 70, capite quindi che non potevo che preferire la fotografia analogica rispetto a quella digitale!
In questi anni che mi sono appassionata di fotografia ho continuamente rimandato a studiare e provare a fotografare per mancanza di tempo, ma finalmente negli ultimi mesi mi sono decisa è ho iniziato a scattare in analogico.

La prima fotocamera che ho usato è stata la Minolta X-300 presa in una bancarella, pagata € 50, tuttavia ho notato subito che la messa a fuoco mi creava dei problemi, accentuata dalla presenza degli occhiali, cosi ho cercato una fotocamera diversa, una Nikon FM2, pagata € 200.
Con la Nikon è stato amore a prima vista, mirino ampio, messa a fuoco fluida, ghiere e tasti comodi, intuitivi, oltre alla leggerezza della macchina che non ti appesantisce negli spostamenti.
L’ho comprata con una lente 50mm F1.4 che tuttavia non aveva l’esposimetro interno funzionante, per cui i primi scatti li ho fatti provando prima con una digitale e poi con l’analogica. E’ stato un esercizio che mi ha permesso di sperimentare e capire concretamente le impostazioni da scegliere.

La prima cosa che ho fatto è stata quella di decidere che rullino acquistare, leggendo e chiedendo in giro a chi ne sapeva più di me ho scoperto che Kodak 400 tx, Kodak 400 t-max e Ilford HP5 plus erano considerati i migliori con asa 400.

Ma ho provato anche rullini con asa 125, 200, cercando cosi di fare le dovute comparazioni.

Scatto senza esposimetro: come dicevo sopra, non avendo l’esposimetro interno funzionante ho usato la digitale come supporto alla analogica, ho scelto la stessa lente 50mm per le fotocamere, ho inserito il rullino con asa 400 nella analogica e impostato gli iso 400 sulla digitale, infine impostato tempo e diaframma uguali in entrambe le fotocamere.

Ho scattato prima con la digitale per avere la conferma che le impostazioni fossero corrette e poi con l’analogica. Per ogni fotografia scattata mi sono annotata sul quaderno il numero del file digitale, le impostazioni, il tipo di luce, l’ora così da confrontare tutto successivamente sia in fase di post produzione che di stampa del negativo.

Su ogni rullino ho poi scritto data e tema del servizio fotografico cosi da facilitare l’archiviazione e i successivi confronti.
Per avere un’idea approfondita delle varie fasi del lavoro, ho deciso di non affidarmi ad un centro stampa economico ma di scegliere un laboratorio di qualità per lo sviluppo e la stampa:  DE STEFANIS  da cui si rivolgono ancora grandi fotografi come Gianni Berengo Gardin.

Sotto potete vedere i negativi, i provini, le stampe e i file digitali . Come prime foto analogiche sono estremamente soddisfatta.
Per quanto riguarda i rullini ho confrontato Kodak 400 tx e Ilford HP5 plus e devo dire si equivalgono abbastanza, in alcune foto preferisco il primo, in altre il secondo. Ancora una preferenza netta e chiara non ce l’ho, ma dovendo provare poi lo sviluppo del negativo ho deciso di iniziare con Ilford che mi sembra abbia maggior contrasto.

Scatto con l’esposimetro … scopriamo come funziona (leggi) .

Sotto i files digitali post prodotti scattati con la fotocamera digitale (canon 7d)

Sotto le foto delle stampe: (dal vivo sono completamente diverse)

I grandi fotografi_Nir Arieli

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Tension è una splendida serie fotografica di ballerini in movimento. Nir riesce a catturare una serie di azioni che combinate insieme ci danno la sensazione del movimento completo di questi ballerini newyorchesi.
Corpi in tensione che creano movimento pur restando congelati nel tempo. Coreografie immobili di uno spettacolo senza fine. Immagini dal ritmo incalzante pur essendone totalmente prive. (Fonte Collater-al)

Guarda le fotografie di Nir