VUOI DIVENTARE FOTOGRAFO? COSA FARE E COSA NON FARE

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Ecco già il titolo è sbagliato! cosa fare e cosa non fare chi lo stabilisce ?
Indipendentemente se deciderai di fare fotografia per passione o per professione, ti dò dei consigli, ma attenzione sono consigli non la Bibbia e sono i miei, magari altri te ne daranno altri.
1) divertiti, non vivere la fotografia come prestazione, con giudizio tuo o di altri. E’ un’arte in cui ti esprimi e alla base dovrebbe essere libera da condizionamenti. Anche la foto imperfetta se ha all’interno un messaggio o un’emozione, per me è buona.
2) differenza tra bella foto e buona foto: la bella foto è perfetta tecnicamente ma non dice nulla, una buona foto… io parlerei di foto efficace e autentica: per me è una foto che ha te all’interno e ha un messaggio, emoziona, trattiene lo spettatore in una riflessione, in un pensiero, in un’emozione.
3) continuando sul punto precedente… come fare una buona foto? lascia stare la tecnica, studiala e poi dimenticala. Lascia perdere metro, compasso, goniometro, e dai retta al cuore, anzi no alla pancia. La pancia non sbaglia mai ed è più istintiva del cuore per me.
Una buona foto si nutre di te, assorbe ciò che sei e a questo riguardo la domanda nasce spontanea: ti conosci ? sai chi sei ? sai cosa ti piace ? ti lasci andare alle emozioni ? prendi posizioni ? Hai il coraggio di essere te stesso?
Fotografare significa prendere una posizione, comportamenti ambigui, diplomatici creano foto a metà. Ci vuole coraggio per dire la propria sulla realtà che ci circonda, ma se vuoi fare fotografia devi comunicare in maniera efficace e quindi autentica. Se hai paura della tua ombra, del giudizio tuo e di quello di chi guarda le tue foto, lascia stare e non scattare neanche, non sarai mai libero e la fotografia è cinica, se non hai coraggio lo spiattella a tutti, siamo animali e gli altri lo percepiscono, non c’è niente da fare!
La Libertà è fondamentale per esprimere arte e creare comunicazione.
4) ogni arte e quindi anche la fotografia ha bisogno di cultura, di spunti, esempi, idee. Tanto più se decidi di trasformare la tua passione in professione, DEVI studiare, non solo la tecnica… la tecnica necessita di poche ore, ma di cultura appunto, non necessariamente sotto forma di immagini. La cultura è leggere libri, guardare dei film, scoprire nuovi sapori, musiche, trarre ispirazioni da video musicali, andare alle mostre, visitare paesi e cosi via. E’ nutrire il cervello e mantenerlo attivo.
Non si comprende il motivo, ma tanti pensano che per fare fotografia non serva studiare come ogni lavoro da realizzare. Beh questa è ignoranza. Vuoi essere ignorante in ciò che dici di amare ?
5) Più che seguire pedissequamente ciò che leggi sui libri o ascolti ai corsi, prova a scoprire il tuo stile. Sebbene costa molta più fatica capire ciò che ci piace piuttosto che seguire alla lettera dettami imposti da altri, cosi facendo rischi di omologarti ad altri 10.000 fotografi oltre al fatto che avrai una foto che non senti tua e che ti annoierà.
6) sperimenta prova sbaglia pasticcia e fregatene dei like, altrimenti le tue foto saranno sempre ripetitive…..in una parola DIVERTITI E GIOCA. e torniamo al primo punto.

Buon divertimento.

Ritratto Terapia – provato da una psicoterapeutica

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Io e la dottoressa Stefania Colombo, psicoterapeuta ad indirizzo analitico transazionale e bioenergetico,  dello Spaziopsicoterapia a Milano, abbiamo deciso di creare dei progetti insieme in cui la fotografia e la psicologia lavorano per un fine comune: la terapia e il benessere delle persone.
Per poter comprendere meglio come lavoro, ha provato di persona il Ritratto Terapia, sotto una sua recensione.

Retroscena del Ritratto [rubrica]

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Ci sono tanti modi di elaborare informazioni e concetti: didattico, visivo, pratico.
Serioso, tradizionale, scherzoso.
Sono una fotografa autodidatta, ho iniziato a scattare qualche foto dal 2011, prima non fotografavo né in vacanza né a mia figlia. Il motivo? Non lo so, forse semplicemente ero addormentata e un giorno, destino vuole mi sono svegliata.

Vuoi fare il fotografo? Hai 3 secondi per venderti al meglio

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Tenendo corsi di fotografia e consulenza a distanza di marketing l’errore che vedo più frequente è sempre lo stesso: la vendita di se stessi, incerta, raffazzonata, che dimostra poca cura, professionalità e idee molto confuse su cosa si vuole essere e in che settore operare.
Andiamo con ordine….

La timidezza nella fotografia, è un ostacolo?

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La timidezza può rappresentare un grande ostacolo per chi inizia a fotografare, ma è veramente un ostacolo ? Analizziamolo insieme.
Premetto che chi mi conosce oggi si stupisce quando svelo che sono stata molto timida e a tratti in alcune situazioni lo sono ancora, ma non lo do a vedere.

Fotografare “a cappella”

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Se mi state seguendo e avete avuto occasione di leggere i miei precedenti articoli, ormai capirete che il mio modo di intendere la fotografia è molto visivo, quotidiano e lo associo ad arti diverse. In questo caso l’altro giorno non so per quale motivo mi è venuto in mente il canto a cappella che mi ha fatto pensare alla fotografia.

Masturbazione-sessualità-fotografia. C’è un nesso ? si, ma non è quello che pensate.

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Mi rendo conto che i titoli dei miei articoli sono spesso irriverenti, provocatori, ma alla base c’è sempre a mio avviso una metafora interessante su cui fermarsi e riflettere per un momento.
Ciò che contraddistingue gli articoli che scrivo e il mio modo di insegnare la fotografia è che sono poco didattici in senso tradizionale, ma estremamente pratici e a tratti visivi.

GLI ALIBI DEI FOTOGRAFI

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In questi anni sia durante i corsi che tengo sia nella consulenza a distanza mi sento dire spesso dai fotografi emergenti e non, sempre le stesse scuse:

LUCE NATURALE O ARTIFICIALE ?

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In questi anni ho sempre preferito la luce naturale, in primis perché staffa, statio e accessori vari mi limitano la libertà d’azione nei movimenti e mi distraggono dalle espressioni ed emozioni del soggetto, in secondo luogo perché non riuscivo a manipolare la luce artificiale in modo tale da ottenere un’illuminazione morbida ed avvolgente.

Il problema di tanti fotografi è che dicono vaffa e non vaffanculo!

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No, non sono impazzita 😉 nel titolo c’è una metafora colorita che però ha una sua importanza.
E’ un po’ come quando da piccoli prendevamo un briciolo di coraggio e con orgoglio dicevamo parolacce a metà “vaffa”, “zetazetao”, “cavolfiore”, “strombo” ecc . Ci sentivamo grandi perché pronunciavamo la parola trasgressiva ma non lo facevamo completamente perché sapevamo di non poterlo fare.