MERAVIGLIATI: pillole di insegnamento di Robert Doisneau

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“Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”.

Questa frase riassume pienamente l’essenza di un romantico: Robert Doisneau. Nato in Francia nel 1912, morirà nel 1994, ovvero all’alba della fotografia digitale.

Tutta la produzione fotografica di Doisneau si sviluppa nel racconto della vita di Parigi: periferie, viuzze, bambini che giocano, innamorati, diventano protagonisti di storie di ordinaria quotidianità ma, nonostante questo, anche di straordinaria emotività.

Raccontare grandi emozioni attraverso i piccoli gesti: la fotografia di Doisneau è soprattutto questo, per dimostrare ancora una volta (semmai ce ne fosse bisogno) che non occorre compiere viaggi nei posti più esotici per catturare immagini dense di significato.

Rispetto, etica, umiltà, ma anche metodo e abnegazione, sono solo alcuni degli ingredienti che il fotografo francese ci insegna a rispettare. Proprio attraverso le sue immagini e le sue parole è possibile trarre insegnamenti fondamentali per migliorare come fotografi.

1. Rispetta la privacy

“Devo dire che le persone mi sono sembrate meno gentili che vent’anni fa, forse per via dei fotografi di oggi, che impugnano i loro apparecchi come delle armi – allora il coniglio, dall’altra parte dell’obbiettivo, reagisce male. Io non oso lavorare come questi fotografi. Mi capita di lasciarmi trascinare dalla macchina fotografica, ma dopo aver scattato la mia foto, mi chiedo: ‘E adesso come faccio a tirarmene fuori, a dare una spiegazione a queste persone?’.

Io ho avuto due o tre noie con la giustizia, l’invenzione del ‘diritto delle persone sulla loro immagine’ spesso impedisce di cogliere la spontaneità. Quindi io fermo le persone e gli dico: ‘Vi ho visto passare là, vorreste gentilmente ricominciare a baciarvi?’. È stato il caso degli innamorati dell’Hôtel de Ville, che hanno ripetuto la scena. Quelli con il venditore di frutta e verdura erano innamorati a noleggio, una mia messa in scena”.


Insegnamento

A proposito della foto degli innamorati dell’Hôtel de Ville (foto sopra), è opportuno raccontare un aneddoto che non tutti conoscono.

La più famosa fotografia di Doisneau, scattata nel 1950, ritrae una coppia di ragazzi che si baciano lungo una via di Parigi. Come detto, l’immagine non fu frutto del caso.

Il fotografo, durante la realizzazione di un servizio fotografico per la rivista Life, sorprese i due giovani a baciarsi ma non fece in tempo a cogliere l’attimo giusto con la sua macchina fotografica. Quindi chiese loro di baciarsi nuovamente. Si trattava di Françoise Bornet, una studentessa di teatro, e del suo ragazzo, Jacques Carteaud.

Doisneau non conosceva l’identità della coppia, che rimase nascosta fino al 1992. In quell’anno due giovani si presentarono alla televisione francese sostenendo di essere i protagonisti della foto e denunciando l’artista per averli fotografati senza permesso.

Questo portò Doisneau a svelare tutti i retroscena di uno degli scatti più famosi della storia della fotografia. A quel punto Françoise Bornet, dopo quarant’anni dallo scatto, tornò dal fotografo.

Dimostrò di essere lei la ragazza immortalata mostrando la copia autografata della stampa che Doisneau le aveva inviato all’epoca, pochi giorni dopo averla sviluppata. 13 anni dopo, nel 2005, la Bornet avrebbe venduto quella foto per la “modica” cifra di 155.000 euro.

Ora, sia chiaro che non ti sto dicendo di inscenare le tue foto come Robert Doisneau, ma non dimenticare di rispettare la privacy delle persone. Come vedi, già molti anni fa era in vigore il “diritto delle persone sulla loro immagine”.

Certo, rendere partecipi i soggetti dei tuoi scatti potrebbe comprometterne la spontaneità. Però meglio un soggetto divertito e sorridente, magari anche imbarazzato dal tuo obiettivo, piuttosto che una denuncia.

Come afferma lo stesso Doisneau, nella sua carriera non si è mai permesso di fotografare le persone “a tradimento”. Ciò nonostante, i suoi scatti di strada sono ugualmente memorabili, tanto da eleggerlo ad uno dei più grandi maestri della storia della fotografia.

2. Appostati come un cecchino

“È una cosa molto infantile, e allo stesso tempo è quasi un atto di fede. Troviamo una scenografia e aspettiamo il miracolo. Conosco una scenografia che non ha mai funzionato, forse perché non ci sono rimasto il tempo necessario, o perché non ci sono tornato abbastanza spesso.

Di solito mi pianto là, per un’ora, due ore, e mi dico: ‘In nome di Dio, dovrà pur succedere qualcosa’. Immagino delle cose che mi piacerebbe vedere, una più folle dell’altra. E poi niente e ancora niente.

Oppure succede qualcosa – boom – ma non è proprio quello che avevo immaginato e lo manco. Il miracolo si è prodotto, ma a causa della mia disattenzione, della mia stanchezza fisica, l’ho mancato. Dopo aver aspettato due ore, i riflessi non sono più pronti, l’emozione non è più disponibile.

Poi magari, all’improvviso, un personaggio attraversa la Senna. Così per caso, per sbaglio. Ed è quello sbaglio che cerco di fermare. A volte gli incontri vengono cercati, altri ci cadono addosso. Attendo. Attendo che gli attori vengano a recitare, non nel mondo qual è, ma nel quale io desidero che sia”.

Insegnamento

Quante volte ti è capitato di uscire a fare fotografia di strada e di essere ritornato a casa senza nemmeno un misero scatto utile? Molte volte, lo so benissimo.

Hai camminato per ore, cercando questa o quella situazione, a volte inseguendo letteralmente un soggetto interessante. Magari hai anche scattato tante foto, ma niente di veramente entusiasmante.

Non sempre camminare tanto può essere la tattica migliore. Prova a guardarti intorno, cerca lo scenario giusto, per esempio quello con una geometria piacevole o dove si crea un interessante gioco di ombre.

Appostati e aspetta che passi qualcuno o accada qualcosa, e quando succede… scatta! Anche cambiare semplicemente angolazione può bastare a creare nuove scenografie. E anche se alla fine della giornata i tuoi appostamenti non saranno stati fruttuosi, sarà stato sicuramente meno frustrante dell’aver camminato a vuoto per ore.

3. “Irriga” la tua mente

“Un’altra cosa che ci prepara è la notte. Quando mi trovo in posizione orizzontale, il cervello è irrigato, come il tappo di una bottiglia coricata. Questo mi fa immaginare delle cose, mi fa venire voglia di essere per strada, di utilizzare questo funzionamento del mio cervello. Dunque mi alzo ed esco, con un desiderio di vedere e di ammirare. Questo, il meravigliarsi, non si impara nelle scuole. E non succede tutti i giorni”.

Insegnamento

Stai tranquillo, non ti sto chiedendo di alzarti nel cuore della notte per andare a fotografare. Ma la notte non è l’unico momento della giornata in cui puoi stare disteso o, più semplicemente, rilassato. Troppo spesso la frenesia quotidiana non ci permette di “staccare” la mente.

Ritagliati un momento della giornata, o anche della settimana, solo per te.Non partire con la smania di fotografare a tutti i costi.

Esci con la tua attrezzatura, ma tienila nello zaino. Siediti su una panchina, respira l’aria a pieni polmoni e fatti baciare dal sole. Meravigliati per la natura, per le piccole cose. E quando la mente è sufficientemente distesa… apri il tuo zaino!

Con la mente sgombra, cambia anche la tua visione delle cose. E se la tua visione migliora, migliora anche la tua fotografia.

4. Mai essere l’unico critico di te stesso

“C’è un aspetto del mio personaggio che fa sì che ci si aspetti da me un certo tipo di foto. E per me va benissimo, pazienza se le foto che scelgono non sono le mie preferite. Le foto che preferiamo sono come i bambini che ci hanno dato filo da torcere per crescerli, ci attacchiamo a loro perché ci hanno fatto penare di più. Ma non sono necessariamente le migliori. Qualcuno dall’esterno giudica meglio, dice: ‘Questo fotografo è così, dunque queste sono le foto che lo rappresentano’. Bisogna lasciarli fare”.

Insegnamento

Dietro ad ogni scatto si nasconde sempre una storia. Sei stato in un determinato posto, magari con una certa persona, vivendo delle forti emozioni. Devi però renderti conto che l’immagine finale è solo una delle tante dimensioni che tu hai vissuto, ed è solo quella che vede la gente.

Per questo motivo è molto difficile giudicare obiettivamente una propria foto, appunto perché è complicato discernere quell’attimo dalle emozioni che hai vissuto. Ecco, quindi, che in un tuo progetto fotografico potresti preferire alcune foto ad altre, probabilmente migliori, facendoti influenzare dai tuoi sentimenti.

Per ovviare a questo problema, può essere molto utile sottoporre i tuoi scatti ad una persona di fiducia. Mostra le tue foto a qualcuno che ha preparazione e cultura fotografica, ma che non ha scattato insieme a te in quella determinata circostanza. Il suo parere obiettivo potrà risultare di fondamentale importanza nella scelta definitiva delle foto che dovranno comporre il tuo progetto.

5. Nutri la tua creatività

“Ho sempre cercato di prendere in giro qualcosa. Mi piace sempre andare a spasso per un paio d’ore. Quando scelgo un angolo, un soggetto, entrano in ballo tanti fattori e fenomeni che sono incoscienti: un libro che si è letto, una vecchia emozione. È strano, si tratta di una specie di profusione di sentimenti precedenti”.

Insegnamento

Se vuoi rendere davvero eccezionali i tuoi scatti, studiare solo la tecnica fotografica non ti sarà sufficiente. La storia ci insegna che ogni grande fotografo ha sempre avuto un’ altrettanto grande storia di vita da raccontare.

Per cui non limitarti ad imparare meramente tutti i segreti della fotografia, ma alimenta la tua cultura leggendo libri, viaggiando, guardando film, confrontandoti con gli altri. Una volta acquisita la tecnica, solo il tuo bagaglio culturale ti potrà permettere di fare la differenza fotograficamente, perché ogni tuo racconto sarà conseguenza della tua visione, che sarà tanto più unica quanto più avrai vissuto ed imparato.

6. Sii un osservatore, ma non scandalizzare

“Mi chiedo cosa cercheranno i giovani. Nei paesi ad alta densità umana, sono alla ricerca di un sistema che gli permetta di distinguersi dalla massa. Hanno bisogno di qualcosa di ingegnoso, di stridente, che scuota i nervi di un pubblico saturo di immagini.

Come quei giapponesi che disegnano delle figure sui seni e sui sederi. Loro nascono con una macchina fotografica in mano, allora, se vogliono essere pubblicati, bisogna che facciano delle immagini scandalose.

Io mi considero un osservatore… no, non proprio un osservatore, io non guardo gli altri con la lente d’ingrandimento, come degli insetti… Direi piuttosto un contemporaneo, io vivo allo stesso ritmo che loro, subisco le stesse costrizioni. Ma non andrò a fotografare mia moglie all’ospedale, non mi sembrerebbe bello. E non mi fotograferò nudo davanti allo specchio, non ne ho la minima voglia”.

Insegnamento

Parliamo degli anni ‘70, Mark Zuckerberg non era ancora nato e i social network non erano nemmeno stati lontanamente immaginati. Eppure il problema della “visibilità a tutti i costi” era già pressante.

Provocare per far discutere e quindi per apparire: questa è la regola oggi, così come oltre 40 anni fa. Una rincorsa allo scandalo che altro non fa che svuotare di contenuti la fotografia stessa, rendendola un mezzo per apparire e non per raccontare.

Ma come ti insegna Robert Doisneau, l’etica dovrebbe essere la tua prima regola. Non farti prendere dalla smania di essere pubblicato, scendendo a compromessi e sminuendo il tuoi contenuti. Poniti l’obiettivo supremo di raccontare i tuoi tempi, attraverso il tuo occhio, la tua mente e le tue emozioni.

Chi infiamma con lo scandalo brucia molto in fretta, mentre chi racconta con coscienza e giudizio ha molte più probabilità di essere ricordato nel tempo attraverso le sue testimonianze.

Fonte: Fotocomefare

 

VUOI DIVENTARE FOTOGRAFO? COSA FARE E COSA NON FARE

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Ecco già il titolo è sbagliato! cosa fare e cosa non fare chi lo stabilisce ?
Indipendentemente se deciderai di fare fotografia per passione o per professione, ti dò dei consigli, ma attenzione sono consigli non la Bibbia e sono i miei, magari altri te ne daranno altri.
1) divertiti, non vivere la fotografia come prestazione, con giudizio tuo o di altri. E’ un’arte in cui ti esprimi e alla base dovrebbe essere libera da condizionamenti. Anche la foto imperfetta se ha all’interno un messaggio o un’emozione, per me è buona.
2) differenza tra bella foto e buona foto: la bella foto è perfetta tecnicamente ma non dice nulla, una buona foto… io parlerei di foto efficace e autentica: per me è una foto che ha te all’interno e ha un messaggio, emoziona, trattiene lo spettatore in una riflessione, in un pensiero, in un’emozione.
3) continuando sul punto precedente… come fare una buona foto? lascia stare la tecnica, studiala e poi dimenticala. Lascia perdere metro, compasso, goniometro, e dai retta al cuore, anzi no alla pancia. La pancia non sbaglia mai ed è più istintiva del cuore per me.
Una buona foto si nutre di te, assorbe ciò che sei e a questo riguardo la domanda nasce spontanea: ti conosci ? sai chi sei ? sai cosa ti piace ? ti lasci andare alle emozioni ? prendi posizioni ? Hai il coraggio di essere te stesso?
Fotografare significa prendere una posizione, comportamenti ambigui, diplomatici creano foto a metà. Ci vuole coraggio per dire la propria sulla realtà che ci circonda, ma se vuoi fare fotografia devi comunicare in maniera efficace e quindi autentica. Se hai paura della tua ombra, del giudizio tuo e di quello di chi guarda le tue foto, lascia stare e non scattare neanche, non sarai mai libero e la fotografia è cinica, se non hai coraggio lo spiattella a tutti, siamo animali e gli altri lo percepiscono, non c’è niente da fare!
La Libertà è fondamentale per esprimere arte e creare comunicazione.
4) ogni arte e quindi anche la fotografia ha bisogno di cultura, di spunti, esempi, idee. Tanto più se decidi di trasformare la tua passione in professione, DEVI studiare, non solo la tecnica… la tecnica necessita di poche ore, ma di cultura appunto, non necessariamente sotto forma di immagini. La cultura è leggere libri, guardare dei film, scoprire nuovi sapori, musiche, trarre ispirazioni da video musicali, andare alle mostre, visitare paesi e cosi via. E’ nutrire il cervello e mantenerlo attivo.
Non si comprende il motivo, ma tanti pensano che per fare fotografia non serva studiare come ogni lavoro da realizzare. Beh questa è ignoranza. Vuoi essere ignorante in ciò che dici di amare ?
5) Più che seguire pedissequamente ciò che leggi sui libri o ascolti ai corsi, prova a scoprire il tuo stile. Sebbene costa molta più fatica capire ciò che ci piace piuttosto che seguire alla lettera dettami imposti da altri, cosi facendo rischi di omologarti ad altri 10.000 fotografi oltre al fatto che avrai una foto che non senti tua e che ti annoierà.
6) sperimenta prova sbaglia pasticcia e fregatene dei like, altrimenti le tue foto saranno sempre ripetitive…..in una parola DIVERTITI E GIOCA. e torniamo al primo punto.

Buon divertimento.

La post in camera oscura per scegliere il protagonista

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A seconda di ciò che vogliamo risaltare, scegliamo i parametri per la post produzione in camera oscura, come si fa con photoshop.
In questo caso se schiarivo la Torre Eiffel avevo una fotografia più visibile e classica ma perdevo queste bellissime nuvole, così ho dato la priorità ad esse.

Parametri stampa a seconda del formato

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A seconda del formato che dobbiamo stampare, i parametri cambiano.
Faccio un esempio pratico con la stampa fatta oggi:

A che altezza devo posizionare l’ingranditore per i provini ?

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A volte si parla della funzione dei provini a contatto o come raccoglierli ma non si approfondisce l’informazione più importante. Ho aggiunto questa e altre informazioni qui:

Photobep, sensualità e fotografia dallo stile francese (intervista)

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Ho avuto il piacere in instagram di scoprire ed approfondire la fotografia di Giuseppe Briguglio, Photobep e lo ammetto, me ne sono subito innamorata perché rappresenta la donna in una maniera molto naturale ma al tempo stesso erotica e scanzonata. Mi ricorda molto la fotografia francese a cui personalmente mi ispiro. Se amate il bianco e nero e le donne non potete farvi sfuggire questo fotografo.

Confronto tra digitale e analogico

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Qui di seguito trovate i primi confronti tra digitale e analogico, fotografia e stampa realizzata sempre da me. Ovviamente le stampe da pellicola dal vivo sono proprio un’altra cosa, qui non si percepisce la pastosità del chiaroscuro.

L’imperfezione emotiva della fotografia analogica. Il ritorno di un linguaggio.

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Non nascondo che da quando ho iniziato a fotografare con la pellicola, in questo ultimo anno, e dedicarmi poi allo sviluppo e alla stampa, la mia mente si è aperta notevolmente, come se la fotografia analogica ti aprisse non solo nuovi orizzonti ma ti spronasse a concentrarti di più sulla comunicazione e sulla creatività dell’immagine stessa. Questo lo imputo al fatto che la fotografia è indubbiamente più artigianale, manuale, rispetto a quella digitale, ti sporchi le mani a creare la tua visione del mondo, oltre al fatto che la fotografia analogica è più imperfetta, meno a fuoco, più sporca e questo dà direttamente o indirettamente una maggiore libertà di creare senza preoccuparsi della perfezione o del bon ton dei tecnicismi imposti da altri.

La fotografia di Josh Kern, un diario autobiografico in analogico per combattere ansia e paure

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Josh Kern è un fotografo con base a Dortmund, che crea immagini dal contenuto fortemente autobiografico. Dai suoi lavori emerge una grande emotività, che si manifesta sempre in maniera molto spontanea, cruda e reale, ma allo stesso tempo poetica.

Abbiamo chiesto a Josh di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Il concetto di bellezza per la fotografa Lana Prins

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Qual è l’importanza del female gaze in un mondo dominato dal voyeurismo maschile.
Lana Prins è ossessionata dal corpo femminile da quando ha 15 anni, e sa come rappresentarlo in modo splendido. Le sue più grandi fonti di ispirazione per creare queste immagini romantiche sono le sue amiche, sua sorella e se stessa. Abbiamo parlato con la fotografa del concetto di bellezza e dell’importanza dell’opinione femminile in un mondo dominato dal voyeurismo maschile.