Il problema di tanti fotografi è che dicono vaffa e non vaffanculo!

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No, non sono impazzita 😉 nel titolo c’è una metafora colorita che però ha una sua importanza.
E’ un po’ come quando da piccoli prendevamo un briciolo di coraggio e con orgoglio dicevamo parolacce a metà “vaffa”, “zetazetao”, “cavolfiore”, “strombo” ecc . Ci sentivamo grandi perché pronunciavamo la parola trasgressiva ma non lo facevamo completamente perché sapevamo di non poterlo fare.
Una metafora curiosa da portare in ambito fotografico, eppure ha suo significato: il problema di tanti fotografi è che fanno le cose a metà, per paura di essere se stessi e così scelgono una via di mezzo che reputano appropriata per non rischiare, scelgono una foto accomodante che non sentono loro ma che sanno avrà una maggior approvazione sociale. O semplicemente seguono cliché, stereotipi, senza cercare la propria strada. Purtroppo nella ritrattistica rivolta alle donne è un problema diffuso, tanti vanno avanti a cliché femminili triti e ritriti e non curano una rappresentazione loro, personale della donna.

E quindi scelgono il vaffa per comodo, per pigrizia, perchè non hanno il coraggio di dire a pieni polmoni VAFFANCULO ! dichiarando con forza, determinazione la loro posizione e visione sul mondo.

A volte un sano e consapevole vaffanculo è molto più liberatorio di 1000 vaffa sterili, inutili, impersonali.

Ricordiamoci che fotografare è prima di tutto esprimere chi siamo e cosa vogliamo dire, in modo onesto, sincero e non a metà per accontentare gli altri, per paura di non piacere.

Chi guarda una fotografia sente subito, all’istante con l’istinto, se quella foto è AUTENTICA, ONESTA o no e per autentica e onesta intendo VOSTRA! che sentite realmente, altrimenti avrete una foto non a fuoco, sbiadita.
Siamo animali e riconosciamo sempre se l’altro è realmente se stesso, anche se magari abbiamo un punto di vista diverso, ma lo stimiamo per il coraggio delle proprie azioni e della propria coerenza. Ditemi se sbaglio ?

RETROSCENA DEL RITRATTO: come trovare il proprio stile

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Nessun genere fotografico a mio avviso, come il ritratto fotografico, offre la possibilità di lavorare su se stessi, dando l’opportunità di mettersi alla prova con se stessi e con gli altri, per comprendere e raccontare le emozioni che viviamo.

Abbiamo visto nel primo articolo cosa vuol dire ritratto fotografico e per cosa si differenzia dagli altri generi fotografici.
Ora cerchiamo di addentrarci in questo mondo meraviglioso pieno di stimoli anche guardandolo come un’occasione non solo di crescita fotografica, ma anche umana, partendo da noi stessi.
Ricordiamoci sempre che fotografare significa scegliere di esprimere le proprie idee, il proprio punto di vista sulla vita e sul mondo circostante; è prendere una posizione sulla realtà ma prima di tutto dobbiamo sapere chi siamo o cosa vogliamo essere, che stile ci rappresenta, che cosa vogliamo raccontare dei soggetti e di ciò che in generale attira la nostra attenzione.
Un buon fotografo soprattutto se sceglie di fare ritratti, a mio avviso è prima di tutto una persona che ha lavorato su se stesso, non ha avuto paura di dare ascolto alle proprie zone d’ombra, anche perché se vuoi raccontare e rappresentare le emozioni le devi prima di tutto conoscere e averle vissute.
In questo articolo approfondiremo l’importanza di avere un proprio stile, come farlo a trovare e ad esprimerlo in modo unico, differenziandosi così dagli altri fotografi.

ALLA RICERCA DEL PROPRIO STILE
In ogni attività artistica dove si esprime un’emozione o una storia, l’elemento che non puo’ mancare per differenziarci dagli altri è lo stile: ognuno di noi ne ha uno che fa si che le nostre fotografie, canzoni, scritti, dipinti, si riconoscano tra tante. I più fortunati riescono a manifestarlo naturalmente, senza grossi sforzi e sono i più talentuosi o grandi comunicatori; altri devono ricercarlo in se stessi prima di esternarlo.
Vediamo pertanto degli esercizi che possono aiutare a scoprire il proprio stile.
Sfogliate le riviste di moda e in modo istintivo, senza un’attenta riflessione, ritagliate e conservate le pagine delle fotografie che vi colpiscono all’istante; una volta raccolte 20-30 immagini riguardatele con calma e soffermatevi per capire il motivo del vostro interesse, se notate una certa affinità con le foto che solitamente scattate (esempio un contrasto spinto o al contrario colori tenui) o se le foto raccolte sono l’opposto delle vostre.
Guardate in internet immagini dei grandi fotografi e cercate di capire quali sono quelle che sentite più vicine in termini di scelta del contrasto, del contenuto, della provocazione e così via.
Ora guardate il vostro archivio fotografico e cercate di fare un confronto tra le vostre e quelle che avete raccolto: notate un’affinità o sono tutte diverse tra loro?
Solitamente ciò che si sceglie e che cattura la nostra attenzione rappresenta lo stile che sentiamo nostro o al quale vorremmo arrivare; è da qui che dobbiamo iniziare a lavorare.
Un altro accorgimento per avvicinarsi al proprio stile è quello di soffermarsi sul proprio carattere: siamo persone che tendono a provocare nell’altro una reazione? O abbiamo un temperamento mite che raramente prende posizioni nette? Senza generalizzare ma solitamente chi ha una predisposizione a provocare una reazione lo fa in modo deciso, netto e anche le fotografie riflettono un contrasto deciso di bianco e nero, colori saturi, illuminazione dura con ombre ben marcate, tagli e inquadrature accattivanti e poco diplomatiche.
Al contrario chi è più mite sarà portato naturalmente a colori più tenui, ad un’ illuminazione più morbida e un bianco e nero meno marcato.
Provate a creare delle foto diverse tra loro, cosi da analizzare lo stile che sentite più vostro.

  1. NB. Il fatto che abbiate una predisposizione stilistica non significa che dobbiate rimanere ancorati su quello stile, sperimentate spesso e cercate di realizzare delle fotografie anche diverse da come vi verrebbero naturalmente. Questo è un ottimo sistema per migliorarvi e conoscere nuovi modi di interpretare la realtà e trasmettere emozioni.
    Come abbiamo detto più volte, avere una cultura visiva, musicale, letteraria è di fondamentale importanza, in quanto l’ispirazione che dà vita alle idee nasce da una ben nutrita immaginazione. Bisogna quindi alimentarla con la cultura e lo studio di ogni forma d’arte e di espressione.

Sperimentate con diverse fotocamere, (si possono anche noleggiare) e scoprite se vi piace di più realizzare fotografie con le fotocamere analogiche, digitali o giocattolo (lomografia) ecc. Siete più fisici? Forse avete una predisposizione a toccare fisicamente le vostre foto, svilupparle in camera oscura, “pasticciarle” per creare effetti diversi? O al contrario vi piace di più creare col computer e la vostra camera oscura è photoshop?

Fotografate in bianco e nero o a colori ? Quale vi piace di più? E perché?
Cercate di trarre ispirazione da film, letture, video musicali, mostre fotografiche, internet e documentari.

Richard Avedon ha tratto ispirazione dai primissimi piani, dal taglio radicale delle inquadrature e dagli sfondi bianchi del film del 1928 “La passione di Giovanna d’Arco”, Henri Cartier-Bresson ha assistito il regista Jean Renoir ed è cosi che ha imparato l’arte della composizione. Per le fotografie in bianco e nero sono ottimi i film noir, dove l’illuminazione è contrastata, realizzati tra gli anni ’40 e ’50 che narrano storie tenebrose, piene di eventi drammatici e polizieschi.
La pittura è un’altra ottima fonte d’ispirazione: guardate i pittori che hanno analizzato il colore e la luce, fra questi sicuramente un occhio di riguardo va a Caravaggio e a Vermeer.

Osservate le pubblicità sui giornali, analizzate la scelta dei colori, l’inquadratura e il tipo di messaggio che si vuole comunicare.

La stessa cosa per i lavori di grafica.

Ricordatevi che più si osserva e più si immagazzinano informazioni preziose per il vostro archivio visivo e culturale.

Siate voi stessi in ciò che fate, esprimete la vostra personalità con coraggio, sincerità, libertà di essere, e siate curiosi, questo è lo stile!

 

Patricio Suarez

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Un giorno per caso stavo facendo una ricerca in internet per trovare un fotografo che rappresentasse la donna in uno stile simile a quello di Sieff (che amo) sia per sensibilità, delicatezza, sia per l’uso della luce, delle ombre, del bianco e nero e scopro lui: Patricio Suarez e me ne innamoro all’istante.
Di lui curiosamente c’è poco in internet, ma forse oggi ho capito il motivo…
Le sue fotografie sembrano non solo intime, ma solitarie, silenziose, delicate…nel suo unico sito aggiornato trovo queste sue parole e colgo un collegamento tra l’interiorità delle parole e le fotografie realizzate.

“Photography is my therapy. Is what I do when I don’t know what to do.I am a good observer and a good story teller. I like my work to tell a story. No captions. Simple. Basic. It’s all about the human connection. ”
Il suo sito: https://www.6x6square.com/

“La fotografia è la mia terapia. È quello che faccio quando non so cosa fare. Sono un buon osservatore e un buon narratore. Mi piace il mio lavoro per raccontare una storia. Nessuna didascalia. Semplice. Di base. Riguarda la connessione umana.” (traduzione Google)

Sotto una galleria delle foto da lui realizzate e a cui mi ispiro nel raccontare l’universo
femminile.

Lui:
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Le donne :

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MANIPOLARE LA LUCE NEL RITRATTO 

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Nei corsi di Ritratto insegno a manipolare la luce
(naturale- artificiale- softbox, beauty dish, pannelli)
laboratorio 100% pratico – Milano
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RITRATTO TERAPIA

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La fotografia serve a far vedere quel che non si vede, a far esistere quel che non c’è, a rendere conoscibile l’inconoscibile. Quando l’invisibile si è fatto visibile, in quel preciso istante un pezzo di mondo è morto ed è rinato altrove. E’ lì che dobbiamo puntare il nostro obiettivo fotografico se vogliamo scoprire qualcosa di noi”.

La fotografia terapeutica promuove la presa di coscienza di sé, favorisce il riconoscimento e la comunicazione degli stati emotivi.

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Quello che per i fotografi comuni è normalmente il punto di arrivo (ossia la foto finita), per la fotografia terapeutica è invece il punto di partenza: l’obiettivo non sono solo belle foto, l’obiettivo è l’esperienza che si sta vivendo abbandonandosi a se stessi, decidendo di vivere e poi mostrare la propria vulnerabilità, rabbia, tristezza, gioia, emozioni insomma, che troppo spesso soffochiamo per assecondare l’aspettativa degli altri o la nostra inconscia sete di giudizio.

L’obiettivo è scoprire la propria bellezza e soprattutto la propria autenticità attraverso la libertà di essere senza vergogna e autocelebrarsi con amore sano e fiero.

Fin dalle sue origini si è creduto molto al potere terapeutico della fotografia.  

E’ stata spesso utilizzata da medici e psicologi come mezzo di supporto alla terapia tradizionale per affrontare e curare conflitti interiori: il paziente scattava liberamente nell’arco della giornata alcune fotografie, tenendo una sorta di diario fotografico, che poi venivano usate nel processo di analisi.
In alcune malattie come ad esempio i disturbi alimentari dove lo schema corporeo dei malati è disturbato (distorsione dell’immagine corporea, rappresentata da una mancata corrispondenza tra il corpo reale ed il corpo soggettivamente percepito), si è scoperto  che la fotografia rappresenta un mezzo straordinariamente efficace per l’analisi e la cura di questo tipo di patologia.
L’immagine corporea non è un mero fatto di percezione oggettiva, ma ha implicazioni più profonde e soggettive. Inoltre rappresenta la base di partenza delle relazioni sociali: una percezione negativa dell’immagine corporea può avere conseguenze deleterie per il soggetto che la vive, comportando ansia sociale fino all’isolamento completo, preoccupazione ossessiva per il peso e la forma corporea, bassa autostima, patologie psichiatriche quali depressione e DCA.
Le ricerche scientifiche in questo campo, arrivano ad affermare che il contesto in cui viviamo e gli stimoli che riceviamo dall’esterno possono essere in grado di influenzare profondamente i comportamenti e gli ideali estetici di bellezza.
Questo è possibile nella misura in cui l’immagine interna che abbiamo del nostro corpo non corrisponde a ciò che vediamo riflesso allo specchio, ma è invece fortemente influenzato dal modo in cui ci raffiguriamo, dai sentimenti negativi o positivi che proviamo nei confronti del nostro aspetto fisico e dalla discrepanza con il nostro modello di corpo ideale.

★ RITRATTO COME TERAPIA

 La fotografia viene utilizzata in molti campi:

– durante la malattia e la cura contro il cancro è stato dimostrato che le donne che sono state truccate e fotografate con un approccio amorevole e valorizzante del loro corpo, reagivano alla cura con maggior determinazione e autostima;
negli adolescenti con difficoltà a comunicare emozioni e stati d’animo, con dipendenze e fenomeni di autolesionismo, o problematiche legate al bullismo vissuto a scuola, si è visto come la fotografia in genere, il ritratto e l’autoritratto siano ottimi mezzi atti a tirare fuori e sviscerare emozioni trattenute e soffocate per anni;
nella donna che ha difficoltà a lasciarsi andare con se stessa, col proprio corpo, con la propria femminilità, autenticità, se ben supportata da una persona esperta, si riappropria della sua identità, del suo amore perso e ritrovato, della sua accettazione ma anche della sua voglia di ricominciare a giocare con se stessa, abbandonando la severità e il giudizio.

Dal momento in cui ho iniziato a fotografare, 8 anni fa, ho inconsapevolmente fatto fototerapia, sia a me con l’autoritratto, sia verso gli altri:
– ho collaborato con la LILT di Bologna proponendo Portrait de Femme Therapy : ho fotografato le donne malate di cancro in cura, dimostrando che se valorizzate senza photoshop ma con uno sguardo amorevole e sapiente anche loro potevano essere delle belle donne. Un vero tocca sana per la loro autostima fondamentale per il proseguo della cura.
– Ho lavorato con i ragazzi delle medie di Milano, utilizzando la fotografia emozionale e l’autoritratto per raccontare la realtà circostante ed esprimere emozioni.
– Ogni giorno la fotografia che propongo si rivolge alle donne puntando alla valorizzazione della loro autenticità e unicità per avere si una bella foto ma un’esperienza emozionale che resta anche dopo il servizio fotografico. Le donne da me fotografate si amano decisamente di più e questo perché una persona (io) ha creduto in loro e visto la loro bellezza interiore ed esteriore, senza giudizio o aspettativa alcuna.
– Occupandomi di campagne sociali sui disturbi alimentari e sull’autolesionismo, sono entrata in contatto con alcune realtà no profit offrendo il mio supporto ai ragazzi.
– Ho ideato e realizzato  il progetto Donne e Uomini allo specchio, dove la sfida era quella di essere se stessi allo specchio e davanti alla fotocamera. Un progetto innovativo e sorprendente sotto ogni punto di vista.
[progetti realizzati qui ]

Il motivo per cui ho iniziato a fotografare è sicuramente questo: far star bene le persone e ciò è dovuto ad un passato di disturbi alimentari felicemente risolti. Nel 2019 ho deciso di riunire tutte le mie esperienze in questo senso e proporre un tipo di fotografia e soprattutto di ritratto diverso dal solito, un ritratto più intimo ma anche l’esperienza associata a questo.

★ UN INCONTRO CON SE STESSI

Come avviene ?
– indosserai una maglietta e pantaloni della tuta (prediligendo i colori: bianco, nero, grigio o un paio di jeans), senza scarpe
– la sessione inizia muovendoti liberamente con una musica in sottofondo cercando di lasciarti andare allontanando riserve e giudizi
– sedendoti per terra o rimanendo in piedi, ti solleciterò a sfiorare il tuo corpo con le mani per riappropriarti di te stesso, della tua fisicità. Ti chiederò di chiudere gli occhi, di guardarti allo specchio, di guardare me e l’obiettivo.
Un’ora di questo, per alcuni niente, per altri troppo. Quando ami è riduttivo spiegarlo a parole vero ?

Sessioni individuali o di coppia della durata di un’ora presso il mio studio.
Le fotografie saranno consegnate in bianco e nero (come sotto).
Dettagli e costi : RITRATTO TERAPIA

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★   ★

fonti di studio

-F. Alinovi e C. Marra, La fotografia. Illusione o rivelazione?, Il Mulino, Bologna 1981.
– R. Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino 1980.
– L. Berman, La fototerapia in psicologia clinica. Metodologia e applicazioni, Erickson, Trento 1997.

– S. Ferrari, Lineamenti di una psicologia dell’arte. A partire da Freud, Clueb, Bologna 1999.
– S. Ferrari, Lo specchio dell’io. Autoritratto e psicologia, Laterza, Roma-Bari 2002.
– A. Marques Pinto, La Fototerapia in Italia: una ri-scoperta
http://www.phototherapy-centre.com/italian.htm

Come levigare la pelle nel ritratto con photoshop

blog, Retroscena del Ritratto

In tanti mi avete chiesto come si fa a levigare la pelle in stile editoriale, così ho pensato di dedicare un articolo a questa lesta lezione di ritocco.
Come ogni cosa photoshop ti offre diverse strade per arrivare all’obiettivo, questa è senza dubbio quella più utilizzata nel settore della moda e del ritocco e a mio avviso anche la più veloce.

Personalmente non amo i ritratti dove c’è troppa post produzione estetica perché il soggetto sembra perdere in autenticità e tridimensionalità, tuttavia se fatta bene come per il make-up realizzato sapientemente, può dare degli effetti molto positivi.
La prima cosa da fare è importare la nostra foto in photoshop e ingrandirla a sufficienza,
duplicare il livello e a sinistra scegliere lo strumento Pennello correttivo al volo, selezionato su “in base al contenuto” con una grandezza non eccessiva.
Passare sugli inestetismi della pelle, cliccandoci sopra o trascinando il mouse e vedremo che in questo caso i nei del nostro soggetto spariscono.
Una volta che abbiamo eliminato il grosso degli inestetismi che creano disturbo, duplichiamo nuovamente il livello. Ora seguite questi passaggi:
Immagine – regolazione- inverti (e abbiamo l’immagine in negativo)

A destra impostiamo su luce vivida


Filtro – altro – accentua passaggio – valore su 24


Filtro – sfocatura – controllo sfocatura – valore su 6


A destra in basso cliccate sulla maschera vettoriale (il quadratino con il cerchio nero all’interno) come in figura.

Immagine – regolazione- inverti per fare in modo che la maschera vettoriale da bianca diventi nera.
Ora dobbiamo agire col pennello, quindi a destra nella nostra barra degli strumenti clicchiamo su pannello, con il colore impostato su bianco, grandezza del pennello giusto per la zona che dobbiamo trattare e flusso 97% circa (a vostra scelta) .
Passare il pennello su tutta la pelle evitando di passare sugli occhi, bocca, capelli e il contorno viso (in pratica i bordi) .


E il gioco è fatto!
Se il risultato non vi piace perché lo trovate eccessivo, vi consiglio di modificare l’opacità del vostro livello (a destra): anziché 100 provate 50 %.

E per non farci mancare nulla ho creato anche un video. Essendo il primo mio è fatto col cellulare, magari i prossimi saranno più stabili 😉

workshop Fotografare le donne (agriturismo Marche)

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Unica data 2019 per i corsi fuori da Milano :
FOTOGRAFARE LA DONNA corso totalmente pratico
Un intero giorno all’interno dello splendido e nuovo agriturismo Il gelso nero, a nostra disposizione, con pranzo incluso, ad Ancona e a pochi km dalla meravigliosa Riviera del Conero .
Possibilità di pullman o navetta per chi non ha l’auto.
Ad un prezzo speciale : https://www.mkzphoto.com/corsi

Il corso totalmente pratico, offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.

L’agriturismo è a nostra disposizione e gli spazi in cui si scatterà sono vari :
ampia hall, 1 o 2 camere matrimoniali (in base al n° iscritti), giardino.
Nell’agriturismo si gode di un’ottima luce naturale grazie alla presenza di finestre – doppia esposizione.

Si affronteranno i vari generi del ritratto femminile: 

Ritratto emozionale
Ritratto business
Ritratto moda e commerciale
Ritratto sensuale Boudoir

Con un approfondimento di queste tematiche:
approccio psicologico al soggetto: imparare e/o migliorare la capacità di interazione col soggetto femminile, stimolando ed allenando la sensibilità del fotografo; creare una relazione autentica col soggetto, catturare emozioni, abbattere resistenze proprie lasciandosi andare all’altro al fine di creare una connessione indispensabile per ottenere un ritratto che racconta ed emoziona.
ritratto sensuale:
errori da evitare e consigli utili per valorizzare la donna a seconda della corporatura,
pose boudoir più utilizzate,
le mani : come creare eleganza e sensualità.

Esercitazioni con luce naturale
Confronto tra luce naturale ed artificiale in base al soggetto, modificatori di luce
Analisi foto scattate durante il corso : il giorno stesso per coloro che sono provvisti del pc,
la settimana successiva per chi non ha il portatile e invia il materiale via mail.

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LE POSE BOUDOIR (nuovo libro)

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Raccontare il soggetto, comunicare l’emozione che prova in quel momento e al contempo saperlo valorizzare è l’ambizioso compito del fotografo ritrattista.
Il fotografo Boudoir non solo crea un ritratto, ma durante il servizio fotografico deve curare ogni dettaglio, dal set al guardaroba cercando di creare quell’armonia e quell’eleganza che differenziano questo genere fotografico dalla fotografia erotica più audace. Ecco che avere in mente delle pose suggerite a seconda della corporatura, può essere utile per potersi concentrare maggiormente sul soggetto, soprattutto all’inizio quando non si ha acquisito ancora quella dimestichezza nel nascondere eventuali inestetismi.
Un libro illustrato dedicato alle pose nella fotografia Boudoir, con un’ampia galleria di immagini (ben 350) che spiegano al meglio come valorizzare ogni tipologia di donna, facendola apparire naturale, sexy e sicura di sé, anche tenendo conto delle differenti corporature.
https://www.micaelazuliani.com/libridifotografia

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Per richiedere una copia in pdf scrivere una mail a info.micaelazuliani@gmail.com
La copia cartacea sarà negli store a fine marzo.

RETROSCENA DEL RITRATTO: cosa contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici?

blog, Retroscena del Ritratto

Cosa differenzia e contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici ?

Sicuramente le emozioni che scaturiscono dalla fotografia scattata e che raccontano al contempo la personalità di chi è di fronte a noi. Per questo motivo che più di ogni altro genere fotografico, come insegnante punto a sottolineare l’aspetto psicologico e il giusto approccio che si deve avere per creare una connessione con la persona che vogliamo fotografare, senza di essa il ritratto non può esistere.
Il ritratto è come una spugna che assorbe una parte proveniente dal fotografo che proietta nell’immagine il suo vissuto, il suo stile, il suo approccio alla vita e alle emozioni e una parte proveniente dal soggetto ritratto, le sue paure, la sua forza, il suo lasciarsi andare o accettare la sfida di darsi generosamente.

Il ritratto non si deve confondere con le immagini che vediamo sui giornali per promuovere un prodotto, un vestito, un dentifricio, il ritratto parla di noi, noi che scattiamo e noi che ci facciamo fotografare.
Il ritratto vero non quello finto in posa, mi piace paragonarlo ad un atto d’amore consenziente, anche di un istante, in cui due anime DECIDONO in quel momento di donarsi l’uno all’altro e decidono di farlo autenticamente, senza infrastrutture ma con onestà, come va va…

Raccontare il soggetto, comunicare l’emozione che prova in quel momento e al contempo saperlo valorizzare è l’ambizioso e arduo compito del fotografo ritrattista.

Il compito di un bravo professionista non è solo quello di ridurre il servizio fotografico ad una semplice messa in posa del soggetto per evidenziarne le caratteristiche, ma è importante che conosca il linguaggio non verbale fatto di gesti istintivi (come sta seduto, in piedi, come mette le mani) che trasmettono un messaggio chiaro all’osservatore.
Conoscere ed approfondire tali dinamiche significa dirigere questi indizi in modo che il soggetto, vostro cliente, si esprima nel modo in cui vuole essere percepito. Pensiamo ad esempio ad un professionista che vi commissiona un ritratto per la copertina del suo libro, per una campagna pubblicitaria, o nel caso di un venditore che vuole utilizzare la sua immagine per guadagnarsi la fiducia dei clienti.
Ma non solo, il fotografo specializzato in ritratti se ha in sé una buona dose di sensibilità psicologica, può attraverso un’attenta osservazione della comunicazione non verbale, intervenire e correggere all’istante posizioni, sguardi, tensioni: il soggetto ad esempio risulta non essere a proprio agio, è distratto da qualche pensiero o semplicemente non ha compreso la posa da adottare.
Se il nostro soggetto a parole dice che va tutto bene per tranquillizzarci, ma tamburella nervosamente con le dita, questo è un chiaro segnale di tensione, di conflitto tra la comunicazione verbale e quella non verbale.                 .
Fermandoci e parlando col soggetto possiamo rassicurarlo o spiegare meglio l’idea che abbiamo in mente. Ostinarsi a scattare in questi casi significa perdere tempo e cestinare le immagini realizzate.
Prima e durante un servizio fotografico faccio in modo che il clima sia leggero e divertente, cerco di conoscere la persona, scambio due chiacchiere con lei, offro un caffè, per fare in modo che il soggetto sia disteso e si senta a proprio agio.
Una delle preoccupazioni maggiori e più frequenti è quella di non sapere che posa adottare per risultare al meglio, ecco che la rassicurazione e la sensazione di avere la situazione sotto controllo è fondamentale.

Dopo aver messo a proprio agio il vostro soggetto, distraetelo e cercate di catturare le varie emozioni che vi offrirà una volta rilassato e a proprio agio.

Un buon servizio fotografico è quello dove dello stesso soggetto si hanno sfumature diverse. E’ importante variare le espressioni di un soggetto, per offrire più elementi di chi è la persona che state fotografando e le emozioni che prova.
Prendete spunto anche dal cinema, suggerite al vostro soggetto un’emozione da interpretare proprio come fosse un attore. E’ molto più efficace avere emozioni ed espressioni giocando ad interpretare, rispetto a suggerire le pose e gli sguardi da adottare. Qui di seguito trovate un esempio di varietà di espressioni: il soggetto non è né un modello, né un attore, ma mantenendo un clima rilassato, giocoso, complice, ho stimolato la sua parte latente di attore. Per questo progetto è stato fondamentale occuparmi della regia proprio come un vero e proprio regista cinematografico, per ottenere e poter fotografare l’espressione che cercavo. Ho alternato la spontaneità del soggetto con alcune immagini di attori prese da internet che in qualche maniera potevano assomigliare al soggetto che avevo di fronte.

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Un approfondimento dettagliato del ritratto lo trovi sul mio libro Il Ritratto, in forma cartacea e pdf .
Vai alla sezione libri scritti e trovi le informazioni per acquistarlo qui 

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Vuoi fotografare? Lascia la fotocamera e vivi.

blog, Retroscena del Ritratto

Un titolo provocatorio? Non direi, anzi credo nasconda il segreto per fare delle foto autentiche.
Un giorno ho guardato un film, una commedia, di per sé il film non mi ha colpito particolarmente, ma una frase è stata fonte di riflessione, anzi di illuminazione riguardo ad un concetto che condivido in pieno. La storia ruota intorno ad un padre separato e scrittore di successo che cresce i suoi due figli, una ragazza e un ragazzo entrambi adolescenti ed entrambi con la passione della scrittura. La figlia più grande ha un carattere ribelle, indipendente e vive ogni istante al massimo, non curandosi del parere altrui, vive ogni occasione che la vita le presenta; ha già scritto un paio di libri di successo.
Il figlio minore ha un carattere riservato, solitario, maturo, è molto diligente a scuola forse troppo e non ha amici né ragazze. Il tempo libero lo passa sempre da solo tentando di scrivere anche lui un romanzo senza però riscontri.
Il padre in un passaggio del film lo esorta a chiudere i libri di scuola e il romanzo e vivere di più, perché solo vivendo, cadendo e provando emozioni sarà poi in grado di raccontare ciò che ha vissuto in prima persona e di lasciarsi andare, correre dei rischi.
Effettivamente il suggerimento non fa una piega, è logico e di buon senso, ma quanti di noi, nella nostra vita, lo mettiamo in pratica soprattutto se ci occupiamo di arte o di comunicazione ?
Come fai a raccontare le sfumature delle emozioni se non le hai vissute?
Come fai ad intuire o immaginare uno stato d’animo, un’insicurezza, la fragilità, la forza, la rabbia, la vulnerabilità che vedi nel soggetto da ritrarre se vivi nella tua fortezza fatta di certezze, di giudizi stanti e mai messi in discussione?
E ancora…
«L’arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione».
 [cit. Orhan Pamuk ] – premio Nobel 2006
Essere fotografi, scrittori, musicisti, artisti in genere, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori e raccontarle agli altri che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli.
Non solo quindi il vivere la vita ci permette di conoscerci meglio come persone e poi come comunicatori di emozioni, ma ci permette tante volte di liberarci, perché sappiamo bene quanto le certezze spesso siano gabbie rassicuranti che noi stessi ci creiamo, ma liberarcene attraverso l’arte, la fotografia spesso è molto liberatorio.