L’imperfezione emotiva della fotografia analogica. Il ritorno di un linguaggio.

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Non nascondo che da quando ho iniziato a fotografare con la pellicola, in questo ultimo anno, e dedicarmi poi allo sviluppo e alla stampa, la mia mente si è aperta notevolmente, come se la fotografia analogica ti aprisse non solo nuovi orizzonti ma ti spronasse a concentrarti di più sulla comunicazione e sulla creatività dell’immagine stessa. Questo lo imputo al fatto che la fotografia è indubbiamente più artigianale, manuale, rispetto a quella digitale, ti sporchi le mani a creare la tua visione del mondo, oltre al fatto che la fotografia analogica è più imperfetta, meno a fuoco, più sporca e questo dà direttamente o indirettamente una maggiore libertà di creare senza preoccuparsi della perfezione o del bon ton dei tecnicismi imposti da altri.

La fotografia di Josh Kern, un diario autobiografico in analogico per combattere ansia e paure

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Josh Kern è un fotografo con base a Dortmund, che crea immagini dal contenuto fortemente autobiografico. Dai suoi lavori emerge una grande emotività, che si manifesta sempre in maniera molto spontanea, cruda e reale, ma allo stesso tempo poetica.

Abbiamo chiesto a Josh di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

La Fotografia può essere una questione di GENERE? donne e uomini nella fotografia considerati alla pari ?

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A volte i numeri aiutano. Fanno capire le proporzioni e mettono a punto i giudizi. Quando parliamo, ad esempio, del posto delle fotografe nella storia della fotografia.

Possiamo dare un numero, sicuramente per difetto ma significativo, a quel posto.Bene, ne ho scritto in Fotocrazia qualche tempo fa.

Provini a contatto 2

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Ieri ho provato in prima persona a creare i provini a contatto.
C’è chi suggerisce di usare una lastra di vetro, preso magari da una cornice per fotografia, cosi da tenere i negativi schiacciati, ma dato che li avevo raccolti all’interno di un raccoglitore con fogli per pellicole in plastica, i miei negativi erano già piatti e non mi è servito il vetro, sebbene abbia voluto provarlo comunque ad usare.
Sotto all’ingranditore ho messo la carta sensibile, le strisce di negativi, e ho fatto azionare il timer. Il vetro se volete usarlo mettetelo sopra i negativi, tanto è trasparente.
C’è chi consiglia di provinare i negativi lasciandoli all’interno del raccogli pellicole. Ho provato anche questo: la differenza sta solo nella messa a fuoco, come potete vedere sotto.

Parametri in camera oscura: diaframma, tempo, filtro di contrasto.

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Il risultato di una stampa dipende dai parametri scelti in camera oscura, che riguardano l’apertura di diaframma, il tempo di esposizione, il filtro di contrasto.
E’ consigliato agire sul tempo di esposizione piuttosto che sul diaframma, perché permette il primo modifiche meno drastiche rispetto a quest’ultimo, come si può vedere sotto, negli esempi riportati.

Nelle tre prove i due parametri sono stati costanti, ciò che è variato è stato il diaframma nel 1° caso,  il tempo di esposizione nel 2° caso da 6″ a 12″, il filtro di contrasto nel 3° caso.
Nella fotografia la scelta dei valori è soggettiva, dipende dal proprio stile, dal messaggio e dall’atmosfera che si vuole dare, tuttavia è consigliabile tenere il diaframma al di sopra dei F 5,6, anche per avere poi tempo sufficiente per effettuare le mascherature e le bruciature.

Custodire i negativi

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Una volta che abbiamo sviluppato il nostro negativo, dobbiamo avere cura e attenzione nel custodirlo affinché non si sporchi di polvere o di impronte.

Un modo utile ed economico può essere rappresentato dai fogli ad anelli della Hama, fatti in carta cerata o plastica, con 7 tasche per strisce di pellicola con 6 fotogrammi da 24×36 mm ciascuna, e un raccoglitore da ufficio dove inserire questi fogli.

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Pellicola viola

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Ieri ho sviluppato 12 rullini bianco e nero della Kodak T-max e negli ultimi 3 ho notato che uscivano con una dominante di viola sulla pellicola, come in figura. Inizialmente ho pensato che fossero fissaggio e arresto non più freschi e da buttare, ma leggendo in internet mi sono tranquillizzata, in quanto sembra una caratteristica delle pellicole Kodak T-max, e non incide né sulla stampa né sulla scansione.
La colorazione viola è aggiunta in fase di produzione dal fabbricante ma non è permanente: è un pigmento che serve a migliorare la resa nelle pellicole con tecnologia T-grain come le T-max, e sarebbe legato al filtro antialo (sostanza atta a evitare la formazione di aloni intorno all’immagine fotografica).

provini a contatto 1

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Nei precedenti articoli abbiamo visto come sviluppare la pellicola.
Per valutare con calma che fotogramma stampare, è molto utile il provino a contatto, un foglio in cui ci sono 7 strisce di 6 fotogrammi ciascuna, così da poter visualizzare tutto il rullino sviluppato con calma e con una lente d’ingrandimento.
Il provino permette una migliore archiviazione delle fotografie: se sei alla ricerca di un certo scatto puoi cercarlo nei fogli dei provini a contatto: si vedono meglio, sono in positivo e non si rischia di rovinare il negativo a forza di toccarlo con le dita.

DARKROOM: STAMPA DELLA PELLICOLA

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Abbiamo visto come sviluppare una pellicola , ora vediamo come stamparla. In questo articolo daremo delle informazioni generali sul come iniziare, ma per poter approfondire in modo esaustivo l’argomento è consigliabile seguire un corso pratico per conoscere le varianti del processo di stampa.
Materiale necessario:
Rivelatore Ilford Multigrade
Arresto e
 Fissaggio (entrambi che abbiamo usato per lo sviluppo)
Carta politenata multigrade IV perlata 30×40 oppure 12,7 x 17,8 (dimensione cartolina) : nel primo caso è utile anche per fare i provini a contatto, nel secondo caso la dimensione è “cartolina” e costa di meno.

DARKROOM: SVILUPPO DELLA PELLICOLA

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Per sviluppare una pellicola è necessario stare in un ambiente completamente buio, oppure procurarsi una camera oscura portatile, la Changing Bag, una sacca nera a tenuta luce, provvista di due aperture attraverso le quali le mani possono entrare e permettere il caricamento della pellicola nella tank di sviluppo, senza che le infiltrazioni di luce possano danneggiare il rullino.

Contrariamente a quanto si immagina se si è alle prime armi e ci si sta approcciando al mondo dell’analogico, l’investimento di spazio e di denaro per una camera oscura non è poi cosi impossibile: per iniziare infatti si possono valutare idee di tutto rispetto senza rimetterci lo stipendio e andando avanti nel tempo vedere se questa passione ci prende cosi tanto da apportare migliorie e creare una camera oscura professionale, più grande e meno mobile.