Vuoi fare il fotografo? Hai 3 secondi per venderti al meglio

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Tenendo corsi di fotografia e consulenza a distanza di marketing l’errore che vedo più frequente è sempre lo stesso: la vendita di se stessi, incerta, raffazzonata, che dimostra poca cura, professionalità e idee molto confuse su cosa si vuole essere e in che settore operare.
Andiamo con ordine….

Candidatura come assistente

Se ti occupi di automobilismo, motociclismo, o cibo e mandi la tua candidatura seppur buona, perchè dovrei considerarti ? Cosa centra con il ritratto, se io mi occupo di questo ?
Uno potrebbe dire “beh magari è interessato a questo genere che non ha mai trattato finora…?!” certo, ma io che ricevo la mail non penso bene, se non me lo specifica nel corpo della mail, penso piuttosto che questo candidato ha fatto copia e incolla e inviato a tutti i fotografi della città la sua candidatura.
Un po’ come avviene per le aziende. La fotografia non è diversa, non è una professione di serie B ma ha tutti i crismi di selezione di una multinazionale. 
Stiamo parlando di lavoro, soldi, investimento, io fotografo dovrei INVESTIRE su di te a occhi chiusi, questo comporta tempo da dedicarti, energie, lavoro, se lo faccio bene.
E se investo, devo investire su un soggetto che penso sia interessato o portato per ciò che io faccio o posso insegnare. Ma soprattutto, cosa fondamentale, investo su una persona che è professionale, che cura il suo lavoro, che approfondisce, e che non fa le cose tanto per fare, dato che questo genere di persone è ovunque.
Quindi quando inviate la propria candidatura fatelo con il metodo consigliato per le aziende:
– conosci il fotografo dove vuoi inviare la tua richiesta di stage
– ti piace? cosa ti piace di lui/lei. Diglielo. Dimostra che hai approfondito e motiva la tua scelta. Avere consapevole e padronanza delle proprie scelte è il primo motivo di stima e apprezzamento, dimostra interesse ! e qui ritorniamo al mio articolo sul “Il Ritratto è seduzione” ovvero interessati degli altri.
– se il tuo portfolio è lontano dal settore a cui ti stai indirizzando, scrivi il motivo
– e se possibile nel corpo della mail scrivi il nome e cognome della persona a cui stai inviando la tua candidatura. Stai pensando di investire il tuo futuro su questa persona e non conosci nemmeno il suo nome ? 

Ora passiamo al fotografo che vuole promuoversi in internet. 
Partiamo dal presupposto che la gente che guarda il tuo sito o il tuo account instagram o di facebook sta 3 SECONDI !
In questo brevissimo tempo hai la possibilità di trattenerlo e incuriosirlo o farlo scappare per la noia, è nelle tue mani e tu puoi decidere! 
E’ un po’ come quando si cammina per strada e vedi una vetrina di un negozio accattivante, il tempo è lo stesso, 3 SECONDI, prendere o lasciare, in quel tempo il negoziante se ha investito in una buona vetrina sicuramente saprà attirare l’attenzione. Parliamo ora solo di attirare l’attenzione, il comprare dipende da svariati fattori, più o meno simili.
L’errore che si fa alle prime armi, l’ho fatto anch’io tranquilli, è quello di mettere tutto nel proprio sito, creando un gran minestrone e non dando l’idea di essere un professionista specifico di un determinato settore. A qualcosa purtroppo bisogna rinunciare per avere in cambio un messaggio efficace. Ciò che tu vuoi che si capisca, la gente lo recepisce ma sta alla tua chiarezza renderlo tale.
Se come me ti occupi di più cose ti consiglio di creare ad esempio 2 account instagram diversi o 2 siti oppure scegliere settori diversi ma della stessa branchia, esempio: io mi occupo di ritratti, boudoir, corsi di ritratti e boudoir. Sono foto comunque alle persone e quindi hanno un senso. Non faccio automobilismo o food, still life e poi ci metto matrimonio, ritratto, cani.  Mi spiego?
Altra cosa ..questo è l’errore più diffuso sia per le modelle, fotografi, truccatrici..
Hai il tuo account su facebook (il discorso vale anche per instagram ma ora lo accantoniamo) che usi anche per lavoro e nei tuoi album di foto c’è la torta fatta, il cagnolino al parco, la nonna con la dentiera, i tuoi selfie più o meno ammiccanti, i tuoi figli e la gita in montagna. I tuoi lavori non ci sono o ci sono per il 2% e li tieni custoditi gelosamente sul tuo sito.
Peccato che sul tuo account di facebook nella sezione informazioni non hai scritto il tuo sito e se hai una pagina di facebook nel tuo account in alto a sinistra non hai creato un collegamento IMMEDIATO alla tua pagina così che le persone se dopo aver visto la torta, la dentiera, il gattino e i tuoi figli vogliono approfondire ciò che fai, non possono farlo.
No! non l’hai messo.
Quindi nei famosi 3 SECONDI in cui una persona è venuta da te, l’hai fatta scappare perché ha ritenuto che non fossi un professionista, certo non ha visto te come professionista, NON GLIELO HAI DETTO! . E questo solo per colpa tua.
Ci sono persone che approfondiscono, ma sono rare e devi metterle nelle condizioni di farlo.
Se usi facebook per lavoro e decidi di usarlo anche per la tua vita personale, almeno crea un album specifico con un titolo chiaro e soprattutto scrivi il tuo sito e/o la tua pagina fb o link a instagram.
Il discorso vale anche per quei fotografi amatoriali che cercano modelle da fotografare e si lamentano che queste non accettano.. ti proponi seriamente? Hai un’immagine profilo chiara che ti rappresenta? o hai il cartone animato per nasconderti ?
Una modella dovrebbe prendere il treno, investire il suo tempo, RISCHIARE di essere fotografata da uno sconosciuto, a queste condizioni ?
Più dai un’immagine di persona seria, professionale, curata e più la gente deciderà di investire su di te. Tu faresti lo stesso, no? 😉
Queste sono le prime cose e più urgenti, ovviamente la vendita del proprio marchio è un lavoro che impegna molto, senza un buon marketing un libero professionista non vive.
Se vuoi approfondire e avere una consulenza personalizzata puoi seguire uno dei miei corsi, di gruppo o individuali. https://www.micaelazuliani.com/corsi

La madre fotografa, la baby modella di Playboy, il film scandalo.

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Dall’età di quattro anni e per un decennio, Eva ha posato nuda per la madre Irina. Tre sedute alla settimana, altrimenti niente giochi o vestiti. Negli anni Settanta gli scatti ai limiti della pornografia della bambina non sembravano ferire le sensibilità dell’epoca, e la parigina di origine romena Irina Ionesco grazie alla figlia è diventata una fotografa di successo.
Irina Ionesco divenne famosa così, grazie alle foto della sua “piccola principessa”: dapprima furono una forma d’arte piuttosto originale e molto apprezzata; poi, quando come tutte le cose passò di moda, la fotografa iniziò a vendere le foto di Eva a una rete di pedofili (cosa che fa ancora oggi dopo più di trent’anni, in Russia e in Asia).


Nel 1976 Eva, appena undicenne, è arrivata a essere la più giovane modella nella storia di « Playboy» apparendo nell’edizione italiana, e un anno dopo è finita sulla copertina di «Der Spiegel» . Primati infelici, seguiti da una lite famigliare che non si è mai conclusa. Da quasi quarant’anni Eva e Irina non si parlano, se non tramite gli avvocati. La figlia accusa la madre di averla sfruttata, togliendole l’ infanzia e l’ innocenza in nome di presunte ambizioni artistiche che avevano a che fare con la pedofilia, la fama e il conto in banca.

L’ ultimo episodio della battaglia anche legale nasce da Eva (Stock), il romanzo di Simon Liberati che è uno degli eventi della rentrée litteraire 2015. Ogni anno in Francia, tra fine agosto e inizio settembre, escono centinaia di libri: uno dei più attesi stavolta è quello scritto da Liberati, marito di Eva, che è stato portato in tribunale dalla suocera per «attacco alla vita privata».

Irina Ionesco, 84 anni, ha chiesto 40 mila euro di danni e la distruzione delle 15 mila copie già stampate, obiettando che il genero riporta in sette passaggi alcuni dettagli sulle origini della famiglia Ionesco (nessuna parentela con il drammaturgo, ndr ) e soprattutto sulla passione di Irina per le droghe e l’ alcol. Ma più o meno le stesse cose le ha già raccontate la stessa Irina Ionesco nella sua autobiografia del 2004 L’ occhio della bambola . E nel 2011 la figlia Eva ha diretto il film My Little Princess con Isabelle Huppert, affrontando gli stessi temi. Per questo il giudice ha respinto la richiesta della fotografa: il romanzo Eva domani sarà nelle librerie come previsto.

Il tentativo di Irina Ionesco di bloccare l’ uscita del libro invocando la tutela della privacy sembra grottesco, se si pensa a quel che la donna ha fatto della privacy della figlia. Oggi cinquantenne, Eva Ionesco continua la sua lotta per ottenere la distruzione dei negativi e il divieto di diffusione delle immagini scattate dalla madre.

Il 27 maggio scorso la Corte di appello di Parigi ha dato ragione a Eva, stabilendo che «denudata o no, la fissazione fotografica dell’immagine sessualizzata in modo malsano di una bambina giovanissima o di una ragazzina non può che essere degradante per costei, quale che sia l’ intenzione dell’autore o la soggettività del pubblico al quale è destinata».

L’ argomento «era un’ altra epoca» non è stato accolto. Le foto di Eva non potranno più essere diffuse senza il suo consenso. Il romanzo che le ha dedicato il marito Simon Liberati invece si candida a essere uno dei migliori della rentrée , storia di un grande amore e di una redenzione reciproca. «Una sera d’ inverno del 1979, da qualche parte a Parigi, mi sono imbattuto in una “donna” tredicenne che godeva già di una reputazione terribile – scrive Liberati -.

Venticinque anni dopo ha ispirato il mio primo romanzo, anche se di lei non avevo niente più che la foto di un paparazzo. E molto tempo dopo ancora, lei mi ha trovato quando ero perso tra i meandri della vita. Mi ha salvato dal labirinto e mi ha dato la voglia di amare ancora. Incredibilmente, il suo nome è Eva e questo libro è il mio testamento per lei».

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Eva Ionesco, la figlia di Irina,  ha deciso di raccontare la sua storia in un film dal titolo
MY LITTLE PRINCESS  (2011).
«Se avessi raccontato tutta la verità il film sarebbe stato ancora più trash», dice la regista, la quale ha avuto la fortuna di avere Isabelle Huppert nel ruolo di Irina (Hanna nel film). Come Eva (Violetta nella finzione) c’è la straordinaria Anamaria Vartolomei, 12 anni, origini francorumene, proprio come la regista. All’inizio di My Little Princess Violetta è una bambina come tante e vive con la vecchia nonna rumena (si scoprirà che è la bisnonna, e che la madre Irina è nata da un incesto tra il marito della vecchia signora e sua figlia) in un condominio popolare. In uno dei portoni vicini abita l’eccentrica e biondissima madre la quale riceve in regalo dal suo amante pittore una macchina fotografica. La bimba adora questa madre assente e inarrivabile, quindi si presta a tutto pur di averla accanto.

“Tutto” è appunto la perversione, una infanzia rubata, commercializzata, sbattuta sulle prime pagine dei giornali. Dopo la morte della nonna Eva si ribellerà e, mentre nel film fa uno scippo e finisce in riformatorio, nella vera vita sarà ospitata a lungo dalla famiglia di Christian Louboutin, il “divino scarparo” delle suole rosse, al quale il film è dedicato. La madre verrà denunciata dai genitori dei compagni di scuola della bambina, la quale, divenuta adulta, è andata alla Biblioteque Nationale a cercare fotografie oscene che neanche ricordava di avere fatto. Ha denunciato la madre e la causa legale dura da anni. Sembra che poco prima dell’uscita del film Irina Ionesco abbia lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica della figlia: «Eva, hai parlato. Ti arriveranno molte disgrazie, grandi disgrazie».

Sotto Irina Ionesco

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Fonte :
Stefano Montefiori corrispondente da Parigi per Corriere della Sera