NUOVI CORSI DI FOTOGRAFIA stagione autunno 2019

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NUOVI CORSI DI FOTOGRAFIA stagione autunno 2019
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workshop al sabato – corsi individuali durante la settimana

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Retroscena del Ritratto [rubrica]

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Ci sono tanti modi di elaborare informazioni e concetti: didattico, visivo, pratico.
Serioso, tradizionale, scherzoso.
Sono una fotografa autodidatta, ho iniziato a scattare qualche foto dal 2011, prima non fotografavo né in vacanza né a mia figlia. Il motivo? Non lo so, forse semplicemente ero addormentata e un giorno, destino vuole mi sono svegliata.

Credo che “l’efficacia nella comunicazione” ce l’avessi già dentro, latente, infatti quando in questi anni è capitato di sentirmi posseduta da un’entità strana e ho scritto racconti e poesie d’istinto, di getto, senza necessità di correzione, chi mi conosceva mi chiedeva “ma l’hai scritto tu?” guardandomi come un alieno, io che avevo problemi a parlare a volte. Credo dipendesse dalla mia insicurezza e timidezza, dal mio non sentirmi all’altezza di nulla, ma il bisogno latente di esprimermi c’era e ancora non lo sapevo.
Ho sempre fatto fatica a scuola, la classica ragazza che si impegna tanto e si sente dire “dai ti dò il 6 per l’impegno”.
Cazzo come il 6 !!!! ho dato il sangue sui libri 😀
Probabilmente siete come me che eravate in classe con compagni che non studiavano e gli bastava aprire il libro 15 minuti prima della lezione e già sapevano tutto. I cosiddetti aspirapolveri del sapere. Li abbiamo odiati tutti vero?
Ad ogni modo questo per dire che non sono una che apprende con facilità, ma sono la classica goccia che cade, che continua fino a quando non ha capito. E cerco di spiegare e condividere quello che faticosamente ho imparato con leggerezza, ironia, a tratti anticonformismo. Ma questo perchè vedo tanta serietà in giro, tanta pesantezza, conformismo nell’insegnare la fotografia che penso non solo sia noioso ma a tratti pure inefficace e rischioso nel far passare la voglia di approfondire questa bellissima arte.
Il divertimento, la piacevolezza, la leggerezza e perchè no l’ironia, dovrebbero aiutare nel far si che si intenda la fotografia in primis come gioco, passione, passatempo. Ci sarà tempo per farla diventare seria, lavorativa non trovate?
Ecco che ho creato una rubrica “Retroscena del Ritratto”, di concetti importanti ma scritti in modo leggero e pratico, per tutti, anche per chi come me ci mette un po’ a capire le cose. Spero vi piaccia.
Se avete domande da farmi sarò felice di rispondervi e magari la vostra domanda può essere pubblicata e condivisa con altri che leggono questo blog.
Scrivetemi pure a info.micaelazuliani@gmail.com
E se vi piace il mio approccio educativo, vi ricordo che organizzo corsi individuali e di gruppo, di fotografia base, ritratto, boudoir, nudo.
A presto!

Micaela

Alcuni articoli della rubrica Retroscena del Ritratto, clicca sull’immagine per leggerli.

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Fotografare “a cappella”

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Se mi state seguendo e avete avuto occasione di leggere i miei precedenti articoli, ormai capirete che il mio modo di intendere la fotografia è molto visivo, quotidiano e lo associo ad arti diverse. In questo caso l’altro giorno non so per quale motivo mi è venuto in mente il canto a cappella che mi ha fatto pensare alla fotografia.
Mi rifaccio ad un testo preso da  Supereva.it per spiegare innanzitutto il significato di questo modo di cantare.
“Sapete perché si dice “a cappella” quando si parla di alcune esibizioni canore? Innanzitutto ricordiamo che tutte le performance che non contemplano alcuna presenza di strumenti musicali si definiscono a cappella.  Il canto a cappella risale all’epoca della preistoria, quando gli uomini si raccoglievano intorno al fuoco ed elevavano al cielo, rivolgendosi agli dei, canti propiziatori e di ringraziamento. Questa sorta di preghiera veniva enunciata solo con la voce, senza alcun accompagnamento proveniente dall’esterno.La locuzione canto a cappella discende dal periodo del Rinascimento, dalla pratica della musica gregoriana e dalla modalità di esecuzione della schola cantorum. Il gruppo di cantori, formato da monaci e chierici, usava solo la voce, senza intervento né dell’organo né di altri strumenti, e si esibiva in una cappella laterale della chiesa.
Con il progredire dei tempi, il canto a cappella non è rimasto confinato nell’ambito sacro, ma si è allargato anche in altre aree musicali. Questo tipo di esibizione, che dà molto spazio all’espressione delle emozioni, si è rivisto infatti nel canto popolare, nella musica jazz, nel pop, nello swing, nel gospel, negli spiritual, nel folk tradizionale, nel doo-wop americano degli anni Cinquanta, e ci sono ancora oggi numerosi cantanti nel mondo che portano avanti questa tradizione. ”

Se pertanto unisco questa immagine, di utilizzare la sola voce per dare spazio alle sole emozioni, la metafora con la fotografia a mio avviso ci sta tutta: fotografare senza cavalletto, luci artificiali, pose, abiti, artifici vari e concentrarsi solo sulle emozioni.
Già nel progetto Donne allo specchio e Uomini allo specchio, progetti molto interessanti che ho avuto il piacere di poter realizzare, ho messo in pratica questo approccio, ma in questo periodo mi sono spinta oltre, ovvero mettendo il soggetto seduto, con uno sfondo nero e fotografarlo senza dare la minima indicazione del cosa fare, semplicemente concentrandomi sulle sue emozioni ed espressioni.
E’ una sfida in primis vissuta dal soggetto che non sa cosa fare e dopo qualche minuto di imbarazzo, decidere di cogliere e vivere in modo spontaneo e autentico, e una sfida per me perché spesso non conosco le persone prima, non so che reazioni potrebbero avere o che carattere, temperamento hanno, o come potrebbero prendere questa mia decisione di non dirigerle.
Ma è proprio fotografare a cappella, in modo cioè spontaneo, IMPROVVISATO, libero, che si evolve da solo il ritratto e spesso, anzi sempre, vengono fuori degli scatti molto intensi e veritieri.
Vi sprono quindi a provarci, a lasciar fare all’improvvisazione e cogliere l’attimo e le emozioni che si presentano a voi.


Masturbazione-sessualità-fotografia. C’è un nesso ? si, ma non è quello che pensate.

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Mi rendo conto che i titoli dei miei articoli sono spesso irriverenti, provocatori, ma alla base c’è sempre a mio avviso una metafora interessante su cui fermarsi e riflettere per un momento.
Ciò che contraddistingue gli articoli che scrivo e il mio modo di insegnare la fotografia è che sono poco didattici in senso tradizionale, ma estremamente pratici e a tratti visivi.
Torniamo al titolo… masturbazione, sessualità, fotografia, c’è un nesso ?
Immagino che ora penserete agli squallidi ed imbarazzanti episodi di quei fotografi che cercano modelle, o presunte tali, con lo scopo di rimorchiare e fare sesso. Ecco toglietevi questa immagine.
Nei precedenti articoli ho scritto di quanto sia importante conoscersi, di come il ritratto sia per me associato alla seduzione. Se vi siete persi gli articoli li potete trovare nella rubrica Retroscena del ritratto.

Mi riferisco in questo caso al fatto che per avere una buona, sana e soddisfacente sessualità col partner sia indispensabile conoscersi, conoscere il proprio corpo e ciò che ci procura piacere. Non a caso ginecologi e dottoresse suggeriscono alle persone che hanno problemi a lasciarsi andare sessualmente di prendere uno specchio e guardarsi le parti intime e perlustrare le stesse, cercando di scoprire quali sono i punti e i modi, che sfiorandosi, possono darci piacere.
Se non ci conosciamo e non sappiamo cosa ci piace, come possiamo pretendere che altri ci diano piacere? In qualche maniera soprattutto all’inizio è utile dirigere e far capire all’altro cosa ci piace e cosa ci infastidisce ….
La stessa cosa avviene in una relazione sentimentale, ovvero se noi non ci conosciamo non possiamo sapere che compagno o compagna desideriamo al nostro fianco, che caratteristiche prediligiamo e scegliamo rispetto ad altre.
Ecco a questo mi riferisco parlando di fotografia e soprattutto di ritratto!
E’ un concetto che ripeto spesso, ma che ritengo sia il primo e più importante se si vuole usare la fotografia per comunicare ed esprimere chi siamo e come vediamo il mondo.
Se non sappiamo che genere ci piace, se non sappiamo che temperamento abbiamo, se non abbiamo idea di cosa vogliamo dire o semplicemente cosa ci piace, le nostre fotografie saranno sempre vuote, è inevitabile.
Ed è per questo motivo che, soprattutto all’inizio, è importante scattare per il gusto di farlo, senza ansia da prestazione, senza aspettativa di like, di giudizio, ma farlo per il semplice benessere di conoscere e conoscerci, come poi avviene nella masturbazione, in cui si è da soli, liberi di sperimentare e senza la preoccupazione dell’altro.
Spesso invece chi inizia a fotografare pone la questione già in una maniera seria, quasi lavorativa ma senza esserlo in realtà: contatta le modelle che non sa né gestire né dirigere, non sa che stile realizzare, non ha la minima idea di come valorizzare il corpo con pose mirate e non ha un progetto in mente, quindi piazza queste donne in piedi per strada, in un’ex fabbrica o in studio col rotolone di carta come sfondo e il lavoro è concluso. Le fotografie secondo voi come potranno essere se non vuote ?
Ricordiamoci che prima di essere fotografi dobbiamo essere comunicatori o quanto meno avere un’idea in testa di ciò che vogliamo trasmettere.
Buona masturbazione fisica e mentale a tutti. 😀

GLI ALIBI DEI FOTOGRAFI

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In questi anni sia durante i corsi che tengo sia nella consulenza a distanza mi sento dire spesso dai fotografi emergenti e non, sempre le stesse scuse:

– non trovo i soggetti da fotografare
– le modelle non sanno posare
– i soggetti sono brutti quindi cerco chi non ha inestetismi o kg in più, perchè chi è in sovrappeso mi rovina il portfolio
– i clienti non mi pagano e devo rincorrerli dopo il servizio fotografico
– ho mille impegni, tra casa, figli, lavoro e non ho tempo per consegnare le foto in tempi brevi
– ci sono mille fotografi in giro che si improvvisano e mi tolgono i clienti
– invio le foto alle agenzie ma nessuno mi risponde
– non ho tempo per essere social o aggiornare il mio sito
–  ho pochi like, mettono i like solo alle foto dove ci sono belle donne con sederi e seno scoperto
– non ho tempo per aggiornarmi, per studiare e sperimentare
– non ho soldi per un’attrezzatura valida, da studio…..

Alibi, sono solo alibi che voi vi ripetete ogni giorno come un mantra. 
Ho sempre detto che nessuno vi ha puntato una pistola alla testa e vi ha obbligato a fare questo lavoro, ma se lo fate dovete essere consapevoli che è una professione figa, entusiasmante ma anche molto stressante, perchè c’è molta competizione e bisogna differenziarsi per emergere. In una parola ….bisogna avere fame, sentire che si fa perché non se ne può fare a meno e farlo in primis per se stessi e non per essere apprezzati dagli altri.
Dimenticatevi i like, dimenticatevi l’attrezzatura costosa, dimenticatevi di fotografare la modella strafiga e piano piano scattate facendolo per voi, per un vostro piacere personale.
Avete qualcosa da dire o scattate tanto per pubblicare una foto sui social ?
I soggetti da fotografare si trovano, bastano gli amici, i vicini per cominciare e non per forza le modelle che vedete sui gruppi di facebook. Se amate i ritratti non è indispensabile un soggetto particolare, ma un soggetto che voi potete raccontare.
Vi basta per fare pratica!
Le modelle non sanno posare. Forse non sono loro che non sanno posare, ma voi che non sapete come dirigerle e delegate loro per sopperire ad una vostra mancanza di esperienza,di studio, di ricerca.
I soggetti con kg in più mi rovinano il portfolio. O forse siete voi che non sapete come valorizzarli, con pose mirate? Per questo esistono tante foto d’ispirazione sia in internet che nei libri specifici.
I clienti non pagano e devo ricorrerli . Errore! Perché non farsi pagare prima ? Quando la gente va dal macellaio non paga al momento ? Quando dovete acquistare i biglietti del concerto non pagate prima ? Perché la vostra attività dovrebbe essere inferiore o diversa?
Al massimo se l’importo che chiedete è alto, potete decidere di farvi pagare in due trance, scrivendolo comunque sul contratto così da essere tutelati.
Si lavora meglio quando le pratiche burocratiche sono già state definite.
E se il cliente non accetta, forse non crede nella vostra affidabilità e allora forse è meglio perderlo. In questi anni mettendo le cose in chiaro ho perso solo un cliente.
Le persone sono come i bambini, nelle regole chiare si sentono rassicurati perché percepiscono chiarezza, trasparenza, professionalità e voi non state giocando o facendo beneficenza.

Ho mille impegni tra bambini, casa, lavoro che bla bla bla… avete scelto voi questo lavoro e ai clienti le vostre giustificazioni non interessano. Pensate che interessa ai clienti se ad un avvocato che lavora ha preoccupazioni familiari o ha tanto lavoro?

Ci sono mille fotografi che si improvvisano e mi tolgono i clienti. Allora forse non siete così diversi dagli altri da farvi scegliere ? Qual’è il vostro valore aggiunto, la vostra unicità ?
Lavorate su questo e vedrete che i clienti investiranno su di voi perché  siete in grado di offrire fotografie diverse dagli altri. La competizione c’è in ogni settore, ma non ha mai limitato chi emerge davvero. E poi se fosse così facile probabilmente farebbero tutti questo mestiere 😉
Non ho tempo per aggiornare i miei canali, per essere social , la trovo una perdita di tempo.  Beh se pensate che i clienti vengano a bussare alla vostra porta con la sola telepatia siete dei grandi. Non ci si diverte ad essere social ma oggi, nel 2019 se non lo siete, siete tagliati fuori da una grande fetta di mercato. Alternative quali sono? Passaparola? Negozio su strada ? Non credo di esagerare se dico che il lavoro di marketing rappresenta il 60% dell’impegno di un libero professionista.

Non ho tempo per aggiornarmi, per studiare. Ogni professione necessita di cultura, approfondimento, aggiornamento, questa più di altri.
Non ho soldi per l’attrezzatura da studio.  Per imparare non è indispensabile investire subito in un’attrezzatura costosa sia per una reflex sia per luci da studio. Potete acquistare un usato garantito di una reflex normale, usare la luce naturale e un pannello riflettente da € 20 per fare pratica. I libri sono un ottimo investimento, ma effettivamente costano, esistono però gli ebook più economici o internet che è gratuito.

Chi emerge lo vuole veramente, con tutta la determinazione, certo costa fatica ogni giorno essere propositivi, positivi, creativi, volenterosi, ma in questo settore a mio avviso è l’unica possibilità per differenziarsi e poter vivere di questa professione.
In bocca al lupo. ❤

Sotto una mia fotografia, in occasione di Ballerina Project al parco Sempione.
Volevo rappresentare la passione verso una professione e il pensiero costante verso essa.
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RETROSCENA DEL RITRATTO: come trovare il proprio stile

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Nessun genere fotografico a mio avviso, come il ritratto fotografico, offre la possibilità di lavorare su se stessi, dando l’opportunità di mettersi alla prova con se stessi e con gli altri, per comprendere e raccontare le emozioni che viviamo.

Abbiamo visto nel primo articolo cosa vuol dire ritratto fotografico e per cosa si differenzia dagli altri generi fotografici.
Ora cerchiamo di addentrarci in questo mondo meraviglioso pieno di stimoli anche guardandolo come un’occasione non solo di crescita fotografica, ma anche umana, partendo da noi stessi.
Ricordiamoci sempre che fotografare significa scegliere di esprimere le proprie idee, il proprio punto di vista sulla vita e sul mondo circostante; è prendere una posizione sulla realtà ma prima di tutto dobbiamo sapere chi siamo o cosa vogliamo essere, che stile ci rappresenta, che cosa vogliamo raccontare dei soggetti e di ciò che in generale attira la nostra attenzione.
Un buon fotografo soprattutto se sceglie di fare ritratti, a mio avviso è prima di tutto una persona che ha lavorato su se stesso, non ha avuto paura di dare ascolto alle proprie zone d’ombra, anche perché se vuoi raccontare e rappresentare le emozioni le devi prima di tutto conoscere e averle vissute.
In questo articolo approfondiremo l’importanza di avere un proprio stile, come farlo a trovare e ad esprimerlo in modo unico, differenziandosi così dagli altri fotografi.

ALLA RICERCA DEL PROPRIO STILE
In ogni attività artistica dove si esprime un’emozione o una storia, l’elemento che non puo’ mancare per differenziarci dagli altri è lo stile: ognuno di noi ne ha uno che fa si che le nostre fotografie, canzoni, scritti, dipinti, si riconoscano tra tante. I più fortunati riescono a manifestarlo naturalmente, senza grossi sforzi e sono i più talentuosi o grandi comunicatori; altri devono ricercarlo in se stessi prima di esternarlo.
Vediamo pertanto degli esercizi che possono aiutare a scoprire il proprio stile.
Sfogliate le riviste di moda e in modo istintivo, senza un’attenta riflessione, ritagliate e conservate le pagine delle fotografie che vi colpiscono all’istante; una volta raccolte 20-30 immagini riguardatele con calma e soffermatevi per capire il motivo del vostro interesse, se notate una certa affinità con le foto che solitamente scattate (esempio un contrasto spinto o al contrario colori tenui) o se le foto raccolte sono l’opposto delle vostre.
Guardate in internet immagini dei grandi fotografi e cercate di capire quali sono quelle che sentite più vicine in termini di scelta del contrasto, del contenuto, della provocazione e così via.
Ora guardate il vostro archivio fotografico e cercate di fare un confronto tra le vostre e quelle che avete raccolto: notate un’affinità o sono tutte diverse tra loro?
Solitamente ciò che si sceglie e che cattura la nostra attenzione rappresenta lo stile che sentiamo nostro o al quale vorremmo arrivare; è da qui che dobbiamo iniziare a lavorare.
Un altro accorgimento per avvicinarsi al proprio stile è quello di soffermarsi sul proprio carattere: siamo persone che tendono a provocare nell’altro una reazione? O abbiamo un temperamento mite che raramente prende posizioni nette? Senza generalizzare ma solitamente chi ha una predisposizione a provocare una reazione lo fa in modo deciso, netto e anche le fotografie riflettono un contrasto deciso di bianco e nero, colori saturi, illuminazione dura con ombre ben marcate, tagli e inquadrature accattivanti e poco diplomatiche.
Al contrario chi è più mite sarà portato naturalmente a colori più tenui, ad un’ illuminazione più morbida e un bianco e nero meno marcato.
Provate a creare delle foto diverse tra loro, cosi da analizzare lo stile che sentite più vostro.

  1. NB. Il fatto che abbiate una predisposizione stilistica non significa che dobbiate rimanere ancorati su quello stile, sperimentate spesso e cercate di realizzare delle fotografie anche diverse da come vi verrebbero naturalmente. Questo è un ottimo sistema per migliorarvi e conoscere nuovi modi di interpretare la realtà e trasmettere emozioni.
    Come abbiamo detto più volte, avere una cultura visiva, musicale, letteraria è di fondamentale importanza, in quanto l’ispirazione che dà vita alle idee nasce da una ben nutrita immaginazione. Bisogna quindi alimentarla con la cultura e lo studio di ogni forma d’arte e di espressione.

Sperimentate con diverse fotocamere, (si possono anche noleggiare) e scoprite se vi piace di più realizzare fotografie con le fotocamere analogiche, digitali o giocattolo (lomografia) ecc. Siete più fisici? Forse avete una predisposizione a toccare fisicamente le vostre foto, svilupparle in camera oscura, “pasticciarle” per creare effetti diversi? O al contrario vi piace di più creare col computer e la vostra camera oscura è photoshop?

Fotografate in bianco e nero o a colori ? Quale vi piace di più? E perché?
Cercate di trarre ispirazione da film, letture, video musicali, mostre fotografiche, internet e documentari.

Richard Avedon ha tratto ispirazione dai primissimi piani, dal taglio radicale delle inquadrature e dagli sfondi bianchi del film del 1928 “La passione di Giovanna d’Arco”, Henri Cartier-Bresson ha assistito il regista Jean Renoir ed è cosi che ha imparato l’arte della composizione. Per le fotografie in bianco e nero sono ottimi i film noir, dove l’illuminazione è contrastata, realizzati tra gli anni ’40 e ’50 che narrano storie tenebrose, piene di eventi drammatici e polizieschi.
La pittura è un’altra ottima fonte d’ispirazione: guardate i pittori che hanno analizzato il colore e la luce, fra questi sicuramente un occhio di riguardo va a Caravaggio e a Vermeer.

Osservate le pubblicità sui giornali, analizzate la scelta dei colori, l’inquadratura e il tipo di messaggio che si vuole comunicare.

La stessa cosa per i lavori di grafica.

Ricordatevi che più si osserva e più si immagazzinano informazioni preziose per il vostro archivio visivo e culturale.

Siate voi stessi in ciò che fate, esprimete la vostra personalità con coraggio, sincerità, libertà di essere, e siate curiosi, questo è lo stile!

 

Patricio Suarez

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Un giorno per caso stavo facendo una ricerca in internet per trovare un fotografo che rappresentasse la donna in uno stile simile a quello di Sieff (che amo) sia per sensibilità, delicatezza, sia per l’uso della luce, delle ombre, del bianco e nero e scopro lui: Patricio Suarez e me ne innamoro all’istante.
Di lui curiosamente c’è poco in internet, ma forse oggi ho capito il motivo…
Le sue fotografie sembrano non solo intime, ma solitarie, silenziose, delicate…nel suo unico sito aggiornato trovo queste sue parole e colgo un collegamento tra l’interiorità delle parole e le fotografie realizzate.

“Photography is my therapy. Is what I do when I don’t know what to do.I am a good observer and a good story teller. I like my work to tell a story. No captions. Simple. Basic. It’s all about the human connection. ”
Il suo sito: https://www.6x6square.com/

“La fotografia è la mia terapia. È quello che faccio quando non so cosa fare. Sono un buon osservatore e un buon narratore. Mi piace il mio lavoro per raccontare una storia. Nessuna didascalia. Semplice. Di base. Riguarda la connessione umana.” (traduzione Google)

Sotto una galleria delle foto da lui realizzate e a cui mi ispiro nel raccontare l’universo
femminile.

Lui:
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Le donne :

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MANIPOLARE LA LUCE NEL RITRATTO 

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Nei corsi di Ritratto insegno a manipolare la luce
(naturale- artificiale- softbox, beauty dish, pannelli)
laboratorio 100% pratico – Milano

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