Il problema di tanti fotografi è che dicono vaffa e non vaffanculo!

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No, non sono impazzita 😉 nel titolo c’è una metafora colorita che però ha una sua importanza.
E’ un po’ come quando da piccoli prendevamo un briciolo di coraggio e con orgoglio dicevamo parolacce a metà “vaffa”, “zetazetao”, “cavolfiore”, “strombo” ecc . Ci sentivamo grandi perché pronunciavamo la parola trasgressiva ma non lo facevamo completamente perché sapevamo di non poterlo fare.
Una metafora curiosa da portare in ambito fotografico, eppure ha suo significato: il problema di tanti fotografi è che fanno le cose a metà, per paura di essere se stessi e così scelgono una via di mezzo che reputano appropriata per non rischiare, scelgono una foto accomodante che non sentono loro ma che sanno avrà una maggior approvazione sociale. O semplicemente seguono cliché, stereotipi, senza cercare la propria strada. Purtroppo nella ritrattistica rivolta alle donne è un problema diffuso, tanti vanno avanti a cliché femminili triti e ritriti e non curano una rappresentazione loro, personale della donna.

E quindi scelgono il vaffa per comodo, per pigrizia, perchè non hanno il coraggio di dire a pieni polmoni VAFFANCULO ! dichiarando con forza, determinazione la loro posizione e visione sul mondo.

A volte un sano e consapevole vaffanculo è molto più liberatorio di 1000 vaffa sterili, inutili, impersonali.

Ricordiamoci che fotografare è prima di tutto esprimere chi siamo e cosa vogliamo dire, in modo onesto, sincero e non a metà per accontentare gli altri, per paura di non piacere.

Chi guarda una fotografia sente subito, all’istante con l’istinto, se quella foto è AUTENTICA, ONESTA o no e per autentica e onesta intendo VOSTRA! che sentite realmente, altrimenti avrete una foto non a fuoco, sbiadita.
Siamo animali e riconosciamo sempre se l’altro è realmente se stesso, anche se magari abbiamo un punto di vista diverso, ma lo stimiamo per il coraggio delle proprie azioni e della propria coerenza. Ditemi se sbaglio ?

RETROSCENA DEL RITRATTO: come trovare il proprio stile

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Nessun genere fotografico a mio avviso, come il ritratto fotografico, offre la possibilità di lavorare su se stessi, dando l’opportunità di mettersi alla prova con se stessi e con gli altri, per comprendere e raccontare le emozioni che viviamo.

Abbiamo visto nel primo articolo cosa vuol dire ritratto fotografico e per cosa si differenzia dagli altri generi fotografici.
Ora cerchiamo di addentrarci in questo mondo meraviglioso pieno di stimoli anche guardandolo come un’occasione non solo di crescita fotografica, ma anche umana, partendo da noi stessi.
Ricordiamoci sempre che fotografare significa scegliere di esprimere le proprie idee, il proprio punto di vista sulla vita e sul mondo circostante; è prendere una posizione sulla realtà ma prima di tutto dobbiamo sapere chi siamo o cosa vogliamo essere, che stile ci rappresenta, che cosa vogliamo raccontare dei soggetti e di ciò che in generale attira la nostra attenzione.
Un buon fotografo soprattutto se sceglie di fare ritratti, a mio avviso è prima di tutto una persona che ha lavorato su se stesso, non ha avuto paura di dare ascolto alle proprie zone d’ombra, anche perché se vuoi raccontare e rappresentare le emozioni le devi prima di tutto conoscere e averle vissute.
In questo articolo approfondiremo l’importanza di avere un proprio stile, come farlo a trovare e ad esprimerlo in modo unico, differenziandosi così dagli altri fotografi.

ALLA RICERCA DEL PROPRIO STILE
In ogni attività artistica dove si esprime un’emozione o una storia, l’elemento che non puo’ mancare per differenziarci dagli altri è lo stile: ognuno di noi ne ha uno che fa si che le nostre fotografie, canzoni, scritti, dipinti, si riconoscano tra tante. I più fortunati riescono a manifestarlo naturalmente, senza grossi sforzi e sono i più talentuosi o grandi comunicatori; altri devono ricercarlo in se stessi prima di esternarlo.
Vediamo pertanto degli esercizi che possono aiutare a scoprire il proprio stile.
Sfogliate le riviste di moda e in modo istintivo, senza un’attenta riflessione, ritagliate e conservate le pagine delle fotografie che vi colpiscono all’istante; una volta raccolte 20-30 immagini riguardatele con calma e soffermatevi per capire il motivo del vostro interesse, se notate una certa affinità con le foto che solitamente scattate (esempio un contrasto spinto o al contrario colori tenui) o se le foto raccolte sono l’opposto delle vostre.
Guardate in internet immagini dei grandi fotografi e cercate di capire quali sono quelle che sentite più vicine in termini di scelta del contrasto, del contenuto, della provocazione e così via.
Ora guardate il vostro archivio fotografico e cercate di fare un confronto tra le vostre e quelle che avete raccolto: notate un’affinità o sono tutte diverse tra loro?
Solitamente ciò che si sceglie e che cattura la nostra attenzione rappresenta lo stile che sentiamo nostro o al quale vorremmo arrivare; è da qui che dobbiamo iniziare a lavorare.
Un altro accorgimento per avvicinarsi al proprio stile è quello di soffermarsi sul proprio carattere: siamo persone che tendono a provocare nell’altro una reazione? O abbiamo un temperamento mite che raramente prende posizioni nette? Senza generalizzare ma solitamente chi ha una predisposizione a provocare una reazione lo fa in modo deciso, netto e anche le fotografie riflettono un contrasto deciso di bianco e nero, colori saturi, illuminazione dura con ombre ben marcate, tagli e inquadrature accattivanti e poco diplomatiche.
Al contrario chi è più mite sarà portato naturalmente a colori più tenui, ad un’ illuminazione più morbida e un bianco e nero meno marcato.
Provate a creare delle foto diverse tra loro, cosi da analizzare lo stile che sentite più vostro.

  1. NB. Il fatto che abbiate una predisposizione stilistica non significa che dobbiate rimanere ancorati su quello stile, sperimentate spesso e cercate di realizzare delle fotografie anche diverse da come vi verrebbero naturalmente. Questo è un ottimo sistema per migliorarvi e conoscere nuovi modi di interpretare la realtà e trasmettere emozioni.
    Come abbiamo detto più volte, avere una cultura visiva, musicale, letteraria è di fondamentale importanza, in quanto l’ispirazione che dà vita alle idee nasce da una ben nutrita immaginazione. Bisogna quindi alimentarla con la cultura e lo studio di ogni forma d’arte e di espressione.

Sperimentate con diverse fotocamere, (si possono anche noleggiare) e scoprite se vi piace di più realizzare fotografie con le fotocamere analogiche, digitali o giocattolo (lomografia) ecc. Siete più fisici? Forse avete una predisposizione a toccare fisicamente le vostre foto, svilupparle in camera oscura, “pasticciarle” per creare effetti diversi? O al contrario vi piace di più creare col computer e la vostra camera oscura è photoshop?

Fotografate in bianco e nero o a colori ? Quale vi piace di più? E perché?
Cercate di trarre ispirazione da film, letture, video musicali, mostre fotografiche, internet e documentari.

Richard Avedon ha tratto ispirazione dai primissimi piani, dal taglio radicale delle inquadrature e dagli sfondi bianchi del film del 1928 “La passione di Giovanna d’Arco”, Henri Cartier-Bresson ha assistito il regista Jean Renoir ed è cosi che ha imparato l’arte della composizione. Per le fotografie in bianco e nero sono ottimi i film noir, dove l’illuminazione è contrastata, realizzati tra gli anni ’40 e ’50 che narrano storie tenebrose, piene di eventi drammatici e polizieschi.
La pittura è un’altra ottima fonte d’ispirazione: guardate i pittori che hanno analizzato il colore e la luce, fra questi sicuramente un occhio di riguardo va a Caravaggio e a Vermeer.

Osservate le pubblicità sui giornali, analizzate la scelta dei colori, l’inquadratura e il tipo di messaggio che si vuole comunicare.

La stessa cosa per i lavori di grafica.

Ricordatevi che più si osserva e più si immagazzinano informazioni preziose per il vostro archivio visivo e culturale.

Siate voi stessi in ciò che fate, esprimete la vostra personalità con coraggio, sincerità, libertà di essere, e siate curiosi, questo è lo stile!

 

FOTOGRAFARE LE DONNE: nuovo corso

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FOTOGRAFARE LE DONNE corso in 3 lezioni
Il corso offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.

1° lezione il Ritratto:

Il corso mira ad imparare e/o migliorare la capacità di interazione col soggetto, stimolando ed allenando la sensibilità del fotografo; creare una relazione autentica, catturare emozioni, abbattere resistenze proprie lasciandosi andare all’altro al fine di creare una connessione indispensabile per ottenere un Ritratto che racconta ed emoziona. Capacità di vedere ma soprattutto di sentire l’altro, raccontarlo e valorizzarlo sono gli obiettivi di questa lezione. Confronto tra luce naturale e luce artificiale, usando anche i modificatori della luce (softbox, beauty dish, pannelli) .

2° lezione Boudoir – Ritratto sensuale:
significato della fotografia boudoir, set fotografico, guardaroba, accessori
conoscenza delle pose boudoir più utilizzate (letto, divano, poltrona, sedia, in piedi, allo specchio, finestra)
errori da evitare e consigli utili per valorizzare la donna a seconda della corporatura
le mani : come creare eleganza e sensualità
accenno post produzione estetica

3° lezione Nudo Artistico statico ispirato alla scultura e alla pittura

osservazione e studio del corpo femminile
esercitazione con scatti finali ispirati alla scultura greca, Canova
esercitazione con scatti finali ispirati alla pittura del 600 ( Fiamminga, Vermeer, Caravaggio)

Per ogni lezione seguirà la valutazione e analisi delle foto scattate al corso al fine di evitare di ripetere gli stessi errori.
Maggiori informazioni : https://www.mkzphoto.com/corsi

IL RITRATTO E’ SEDUZIONE

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Ritrarre è questione di seduzione!
La frase può apparire alquanto bizzarra, in realtà è il segreto forse più importante che gran parte delle persone che si approcciano al ritratto non considerano minimamente.
Un buon seduttore è colui che ha interesse verso la persona, dimostra curiosità, pone domande, la osserva e cerca di coglierne la personalità.
Il tono di voce, l’atteggiamento è rilassato, accogliente, non prevarica.

Se pensiamo al venditore, i primi insegnamenti in fatto di vendita sono quelli di mostrare curiosità verso il cliente,  sondare quali sono gli interessi e puntare su quelli per avvicinarsi ed entrare in empatia.
Se ci pensiamo è vero, diamo fiducia all’altro quando ci sentiamo ascoltati, compresi, capiti, accettati.

Il ritratto a differenza degli altri generi fotografici parla del soggetto, scontato direte voi eppure per raccontare ciò che abbiamo di fronte dobbiamo conoscerlo, altrimenti avremo una foto superficiale, vuota, che non racconta e non emoziona.

Come nella fotografia sportiva è necessario conoscere le dinamiche del gioco che si va a fotografare; come in un evento folcloristico o un reportage si deve conoscere ed anticipare ciò che avverrà per essere pronti a raccontarne gli sviluppi e i punti di vista differenti; come nel fotografare un certo animale bisogna informarsi su abitudini, tempi, nel ritratto sembra che la conoscenza del soggetto sia un elemento scontato o da non prendere in considerazione.

Ecco che l’errore più frequente che vedo ai miei corsi è proprio quello di dimenticarsi della persona e iniziare a scattare. Ma scattare cosa ?
Non si chiede il nome, non si parla, non ci si interessa, non si comunica ciò che si vorrebbe avere dalla fotografia che si ha in mente, lasciando il soggetto abbandonato a se stesso come fosse in mezzo al mare.
Chiedendo ai modelli, la sensazione più volte vissuta e riferita è proprio questa : l’abbandono in mezzo al mare, con una persona che scatta e non dice nulla se non parole come “alza il braccio, guarda fuori, gira la testa, siediti, stai in piedi.”

Se fotografiamo una partita di tennis, raccontiamo il nostro punto di vista, così se fotografiamo un cane che corre, ma la pallina da tennis ci comunica qualcosa ? Il cane che corre, l’atto degli arti tesi comunica qualcosa a noi che fotografiamo?
Personalmente il ritratto lo intendo come un incontro, che può durare una frazione di secondo o di più, è un contatto, una connessione che si crea tra due persone, due anime, due sensibilità, due mondi. E’ un atto d’amore perché in quell’istante decidiamo insieme di venirci incontro l’uno verso l’altro, di comprenderci, di capirci, accettarci, INCONTRO che può avvenire solo con generosità, dandosi e anche perdendoci.
Ecco che se non c’è interesse, se non si ha voglia di conoscere la persona che abbiamo di fronte, non abbiamo voglia di violentarci per la nostra timidezza che ci blocca, se non proviamo a conoscerla e a capirla, il ritratto non potrà mai esserci.
E’ sicuramente uno scambio che tuttavia è diretto da un regista o da un seduttore: il ritrattista.

Ma non solo! Sedurre significa letteralmente portare a sé, ecco che se noi siamo dei seduttori potenziali, non solo riusciremo a conoscere la persona, creare quella fiducia necessaria, ma riusciremo anche a convincerla con il gioco, la leggerezza, il compiacimento delle nostre idee a far fare cose che inizialmente avrebbe rifiutato e questo semplicemente perché la persona si fida di noi e ha deciso di lasciarsi andare prendendo la nostra mano verso il salto nel buio che è il Ritratto.

E per ultimo ….. il ritratto è seduzione, è amore, perché l’oggetto del tuo amore anche solo di un istante, lo vuoi valorizzare, non lo vuoi imbruttire, schiacciare o rendere ridicolo o insignificante.

E non ci sono luci, flash, modelle professioniste esperte che tengano, se uno non si interessa a chi sta fotografando non potrà portare a casa un buon scatto che emoziona.

Ricordatevi che i complimenti e le lusinghe fanno pavoneggiare chiunque.

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