Retroscena del Ritratto [rubrica]

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Ci sono tanti modi di elaborare informazioni e concetti: didattico, visivo, pratico.
Serioso, tradizionale, scherzoso.
Sono una fotografa autodidatta, ho iniziato a scattare qualche foto dal 2011, prima non fotografavo né in vacanza né a mia figlia. Il motivo? Non lo so, forse semplicemente ero addormentata e un giorno, destino vuole mi sono svegliata.

Credo che “l’efficacia nella comunicazione” ce l’avessi già dentro, latente, infatti quando in questi anni è capitato di sentirmi posseduta da un’entità strana e ho scritto racconti e poesie d’istinto, di getto, senza necessità di correzione, chi mi conosceva mi chiedeva “ma l’hai scritto tu?” guardandomi come un alieno, io che avevo problemi a parlare a volte. Credo dipendesse dalla mia insicurezza e timidezza, dal mio non sentirmi all’altezza di nulla, ma il bisogno latente di esprimermi c’era e ancora non lo sapevo.
Ho sempre fatto fatica a scuola, la classica ragazza che si impegna tanto e si sente dire “dai ti dò il 6 per l’impegno”.
Cazzo come il 6 !!!! ho dato il sangue sui libri 😀
Probabilmente siete come me che eravate in classe con compagni che non studiavano e gli bastava aprire il libro 15 minuti prima della lezione e già sapevano tutto. I cosiddetti aspirapolveri del sapere. Li abbiamo odiati tutti vero?
Ad ogni modo questo per dire che non sono una che apprende con facilità, ma sono la classica goccia che cade, che continua fino a quando non ha capito. E cerco di spiegare e condividere quello che faticosamente ho imparato con leggerezza, ironia, a tratti anticonformismo. Ma questo perchè vedo tanta serietà in giro, tanta pesantezza, conformismo nell’insegnare la fotografia che penso non solo sia noioso ma a tratti pure inefficace e rischioso nel far passare la voglia di approfondire questa bellissima arte.
Il divertimento, la piacevolezza, la leggerezza e perchè no l’ironia, dovrebbero aiutare nel far si che si intenda la fotografia in primis come gioco, passione, passatempo. Ci sarà tempo per farla diventare seria, lavorativa non trovate?
Ecco che ho creato una rubrica “Retroscena del Ritratto”, di concetti importanti ma scritti in modo leggero e pratico, per tutti, anche per chi come me ci mette un po’ a capire le cose. Spero vi piaccia.
Se avete domande da farmi sarò felice di rispondervi e magari la vostra domanda può essere pubblicata e condivisa con altri che leggono questo blog.
Scrivetemi pure a info.micaelazuliani@gmail.com
E se vi piace il mio approccio educativo, vi ricordo che organizzo corsi individuali e di gruppo, di fotografia base, ritratto, boudoir, nudo.
A presto!

Micaela

Alcuni articoli della rubrica Retroscena del Ritratto, clicca sull’immagine per leggerli.

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Fotografare “a cappella”

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Se mi state seguendo e avete avuto occasione di leggere i miei precedenti articoli, ormai capirete che il mio modo di intendere la fotografia è molto visivo, quotidiano e lo associo ad arti diverse. In questo caso l’altro giorno non so per quale motivo mi è venuto in mente il canto a cappella che mi ha fatto pensare alla fotografia.
Mi rifaccio ad un testo preso da  Supereva.it per spiegare innanzitutto il significato di questo modo di cantare.
“Sapete perché si dice “a cappella” quando si parla di alcune esibizioni canore? Innanzitutto ricordiamo che tutte le performance che non contemplano alcuna presenza di strumenti musicali si definiscono a cappella.  Il canto a cappella risale all’epoca della preistoria, quando gli uomini si raccoglievano intorno al fuoco ed elevavano al cielo, rivolgendosi agli dei, canti propiziatori e di ringraziamento. Questa sorta di preghiera veniva enunciata solo con la voce, senza alcun accompagnamento proveniente dall’esterno.La locuzione canto a cappella discende dal periodo del Rinascimento, dalla pratica della musica gregoriana e dalla modalità di esecuzione della schola cantorum. Il gruppo di cantori, formato da monaci e chierici, usava solo la voce, senza intervento né dell’organo né di altri strumenti, e si esibiva in una cappella laterale della chiesa.
Con il progredire dei tempi, il canto a cappella non è rimasto confinato nell’ambito sacro, ma si è allargato anche in altre aree musicali. Questo tipo di esibizione, che dà molto spazio all’espressione delle emozioni, si è rivisto infatti nel canto popolare, nella musica jazz, nel pop, nello swing, nel gospel, negli spiritual, nel folk tradizionale, nel doo-wop americano degli anni Cinquanta, e ci sono ancora oggi numerosi cantanti nel mondo che portano avanti questa tradizione. ”

Se pertanto unisco questa immagine, di utilizzare la sola voce per dare spazio alle sole emozioni, la metafora con la fotografia a mio avviso ci sta tutta: fotografare senza cavalletto, luci artificiali, pose, abiti, artifici vari e concentrarsi solo sulle emozioni.
Già nel progetto Donne allo specchio e Uomini allo specchio, progetti molto interessanti che ho avuto il piacere di poter realizzare, ho messo in pratica questo approccio, ma in questo periodo mi sono spinta oltre, ovvero mettendo il soggetto seduto, con uno sfondo nero e fotografarlo senza dare la minima indicazione del cosa fare, semplicemente concentrandomi sulle sue emozioni ed espressioni.
E’ una sfida in primis vissuta dal soggetto che non sa cosa fare e dopo qualche minuto di imbarazzo, decidere di cogliere e vivere in modo spontaneo e autentico, e una sfida per me perché spesso non conosco le persone prima, non so che reazioni potrebbero avere o che carattere, temperamento hanno, o come potrebbero prendere questa mia decisione di non dirigerle.
Ma è proprio fotografare a cappella, in modo cioè spontaneo, IMPROVVISATO, libero, che si evolve da solo il ritratto e spesso, anzi sempre, vengono fuori degli scatti molto intensi e veritieri.
Vi sprono quindi a provarci, a lasciar fare all’improvvisazione e cogliere l’attimo e le emozioni che si presentano a voi.


Masturbazione-sessualità-fotografia. C’è un nesso ? si, ma non è quello che pensate.

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Mi rendo conto che i titoli dei miei articoli sono spesso irriverenti, provocatori, ma alla base c’è sempre a mio avviso una metafora interessante su cui fermarsi e riflettere per un momento.
Ciò che contraddistingue gli articoli che scrivo e il mio modo di insegnare la fotografia è che sono poco didattici in senso tradizionale, ma estremamente pratici e a tratti visivi.
Torniamo al titolo… masturbazione, sessualità, fotografia, c’è un nesso ?
Immagino che ora penserete agli squallidi ed imbarazzanti episodi di quei fotografi che cercano modelle, o presunte tali, con lo scopo di rimorchiare e fare sesso. Ecco toglietevi questa immagine.
Nei precedenti articoli ho scritto di quanto sia importante conoscersi, di come il ritratto sia per me associato alla seduzione. Se vi siete persi gli articoli li potete trovare nella rubrica Retroscena del ritratto.

Mi riferisco in questo caso al fatto che per avere una buona, sana e soddisfacente sessualità col partner sia indispensabile conoscersi, conoscere il proprio corpo e ciò che ci procura piacere. Non a caso ginecologi e dottoresse suggeriscono alle persone che hanno problemi a lasciarsi andare sessualmente di prendere uno specchio e guardarsi le parti intime e perlustrare le stesse, cercando di scoprire quali sono i punti e i modi, che sfiorandosi, possono darci piacere.
Se non ci conosciamo e non sappiamo cosa ci piace, come possiamo pretendere che altri ci diano piacere? In qualche maniera soprattutto all’inizio è utile dirigere e far capire all’altro cosa ci piace e cosa ci infastidisce ….
La stessa cosa avviene in una relazione sentimentale, ovvero se noi non ci conosciamo non possiamo sapere che compagno o compagna desideriamo al nostro fianco, che caratteristiche prediligiamo e scegliamo rispetto ad altre.
Ecco a questo mi riferisco parlando di fotografia e soprattutto di ritratto!
E’ un concetto che ripeto spesso, ma che ritengo sia il primo e più importante se si vuole usare la fotografia per comunicare ed esprimere chi siamo e come vediamo il mondo.
Se non sappiamo che genere ci piace, se non sappiamo che temperamento abbiamo, se non abbiamo idea di cosa vogliamo dire o semplicemente cosa ci piace, le nostre fotografie saranno sempre vuote, è inevitabile.
Ed è per questo motivo che, soprattutto all’inizio, è importante scattare per il gusto di farlo, senza ansia da prestazione, senza aspettativa di like, di giudizio, ma farlo per il semplice benessere di conoscere e conoscerci, come poi avviene nella masturbazione, in cui si è da soli, liberi di sperimentare e senza la preoccupazione dell’altro.
Spesso invece chi inizia a fotografare pone la questione già in una maniera seria, quasi lavorativa ma senza esserlo in realtà: contatta le modelle che non sa né gestire né dirigere, non sa che stile realizzare, non ha la minima idea di come valorizzare il corpo con pose mirate e non ha un progetto in mente, quindi piazza queste donne in piedi per strada, in un’ex fabbrica o in studio col rotolone di carta come sfondo e il lavoro è concluso. Le fotografie secondo voi come potranno essere se non vuote ?
Ricordiamoci che prima di essere fotografi dobbiamo essere comunicatori o quanto meno avere un’idea in testa di ciò che vogliamo trasmettere.
Buona masturbazione fisica e mentale a tutti. 😀

GLI ALIBI DEI FOTOGRAFI

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In questi anni sia durante i corsi che tengo sia nella consulenza a distanza mi sento dire spesso dai fotografi emergenti e non, sempre le stesse scuse:

– non trovo i soggetti da fotografare
– le modelle non sanno posare
– i soggetti sono brutti quindi cerco chi non ha inestetismi o kg in più, perchè chi è in sovrappeso mi rovina il portfolio
– i clienti non mi pagano e devo rincorrerli dopo il servizio fotografico
– ho mille impegni, tra casa, figli, lavoro e non ho tempo per consegnare le foto in tempi brevi
– ci sono mille fotografi in giro che si improvvisano e mi tolgono i clienti
– invio le foto alle agenzie ma nessuno mi risponde
– non ho tempo per essere social o aggiornare il mio sito
–  ho pochi like, mettono i like solo alle foto dove ci sono belle donne con sederi e seno scoperto
– non ho tempo per aggiornarmi, per studiare e sperimentare
– non ho soldi per un’attrezzatura valida, da studio…..

Alibi, sono solo alibi che voi vi ripetete ogni giorno come un mantra. 
Ho sempre detto che nessuno vi ha puntato una pistola alla testa e vi ha obbligato a fare questo lavoro, ma se lo fate dovete essere consapevoli che è una professione figa, entusiasmante ma anche molto stressante, perchè c’è molta competizione e bisogna differenziarsi per emergere. In una parola ….bisogna avere fame, sentire che si fa perché non se ne può fare a meno e farlo in primis per se stessi e non per essere apprezzati dagli altri.
Dimenticatevi i like, dimenticatevi l’attrezzatura costosa, dimenticatevi di fotografare la modella strafiga e piano piano scattate facendolo per voi, per un vostro piacere personale.
Avete qualcosa da dire o scattate tanto per pubblicare una foto sui social ?
I soggetti da fotografare si trovano, bastano gli amici, i vicini per cominciare e non per forza le modelle che vedete sui gruppi di facebook. Se amate i ritratti non è indispensabile un soggetto particolare, ma un soggetto che voi potete raccontare.
Vi basta per fare pratica!
Le modelle non sanno posare. Forse non sono loro che non sanno posare, ma voi che non sapete come dirigerle e delegate loro per sopperire ad una vostra mancanza di esperienza,di studio, di ricerca.
I soggetti con kg in più mi rovinano il portfolio. O forse siete voi che non sapete come valorizzarli, con pose mirate? Per questo esistono tante foto d’ispirazione sia in internet che nei libri specifici.
I clienti non pagano e devo ricorrerli . Errore! Perché non farsi pagare prima ? Quando la gente va dal macellaio non paga al momento ? Quando dovete acquistare i biglietti del concerto non pagate prima ? Perché la vostra attività dovrebbe essere inferiore o diversa?
Al massimo se l’importo che chiedete è alto, potete decidere di farvi pagare in due trance, scrivendolo comunque sul contratto così da essere tutelati.
Si lavora meglio quando le pratiche burocratiche sono già state definite.
E se il cliente non accetta, forse non crede nella vostra affidabilità e allora forse è meglio perderlo. In questi anni mettendo le cose in chiaro ho perso solo un cliente.
Le persone sono come i bambini, nelle regole chiare si sentono rassicurati perché percepiscono chiarezza, trasparenza, professionalità e voi non state giocando o facendo beneficenza.

Ho mille impegni tra bambini, casa, lavoro che bla bla bla… avete scelto voi questo lavoro e ai clienti le vostre giustificazioni non interessano. Pensate che interessa ai clienti se ad un avvocato che lavora ha preoccupazioni familiari o ha tanto lavoro?

Ci sono mille fotografi che si improvvisano e mi tolgono i clienti. Allora forse non siete così diversi dagli altri da farvi scegliere ? Qual’è il vostro valore aggiunto, la vostra unicità ?
Lavorate su questo e vedrete che i clienti investiranno su di voi perché  siete in grado di offrire fotografie diverse dagli altri. La competizione c’è in ogni settore, ma non ha mai limitato chi emerge davvero. E poi se fosse così facile probabilmente farebbero tutti questo mestiere 😉
Non ho tempo per aggiornare i miei canali, per essere social , la trovo una perdita di tempo.  Beh se pensate che i clienti vengano a bussare alla vostra porta con la sola telepatia siete dei grandi. Non ci si diverte ad essere social ma oggi, nel 2019 se non lo siete, siete tagliati fuori da una grande fetta di mercato. Alternative quali sono? Passaparola? Negozio su strada ? Non credo di esagerare se dico che il lavoro di marketing rappresenta il 60% dell’impegno di un libero professionista.

Non ho tempo per aggiornarmi, per studiare. Ogni professione necessita di cultura, approfondimento, aggiornamento, questa più di altri.
Non ho soldi per l’attrezzatura da studio.  Per imparare non è indispensabile investire subito in un’attrezzatura costosa sia per una reflex sia per luci da studio. Potete acquistare un usato garantito di una reflex normale, usare la luce naturale e un pannello riflettente da € 20 per fare pratica. I libri sono un ottimo investimento, ma effettivamente costano, esistono però gli ebook più economici o internet che è gratuito.

Chi emerge lo vuole veramente, con tutta la determinazione, certo costa fatica ogni giorno essere propositivi, positivi, creativi, volenterosi, ma in questo settore a mio avviso è l’unica possibilità per differenziarsi e poter vivere di questa professione.
In bocca al lupo. ❤

Sotto una mia fotografia, in occasione di Ballerina Project al parco Sempione.
Volevo rappresentare la passione verso una professione e il pensiero costante verso essa.
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RETROSCENA DEL RITRATTO: cosa contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici?

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Cosa differenzia e contraddistingue il ritratto dagli altri generi fotografici ?

Sicuramente le emozioni che scaturiscono dalla fotografia scattata e che raccontano al contempo la personalità di chi è di fronte a noi. Per questo motivo che più di ogni altro genere fotografico, come insegnante punto a sottolineare l’aspetto psicologico e il giusto approccio che si deve avere per creare una connessione con la persona che vogliamo fotografare, senza di essa il ritratto non può esistere.
Il ritratto è come una spugna che assorbe una parte proveniente dal fotografo che proietta nell’immagine il suo vissuto, il suo stile, il suo approccio alla vita e alle emozioni e una parte proveniente dal soggetto ritratto, le sue paure, la sua forza, il suo lasciarsi andare o accettare la sfida di darsi generosamente.

Il ritratto non si deve confondere con le immagini che vediamo sui giornali per promuovere un prodotto, un vestito, un dentifricio, il ritratto parla di noi, noi che scattiamo e noi che ci facciamo fotografare.
Il ritratto vero non quello finto in posa, mi piace paragonarlo ad un atto d’amore consenziente, anche di un istante, in cui due anime DECIDONO in quel momento di donarsi l’uno all’altro e decidono di farlo autenticamente, senza infrastrutture ma con onestà, come va va…

Raccontare il soggetto, comunicare l’emozione che prova in quel momento e al contempo saperlo valorizzare è l’ambizioso e arduo compito del fotografo ritrattista.

Il compito di un bravo professionista non è solo quello di ridurre il servizio fotografico ad una semplice messa in posa del soggetto per evidenziarne le caratteristiche, ma è importante che conosca il linguaggio non verbale fatto di gesti istintivi (come sta seduto, in piedi, come mette le mani) che trasmettono un messaggio chiaro all’osservatore.
Conoscere ed approfondire tali dinamiche significa dirigere questi indizi in modo che il soggetto, vostro cliente, si esprima nel modo in cui vuole essere percepito. Pensiamo ad esempio ad un professionista che vi commissiona un ritratto per la copertina del suo libro, per una campagna pubblicitaria, o nel caso di un venditore che vuole utilizzare la sua immagine per guadagnarsi la fiducia dei clienti.
Ma non solo, il fotografo specializzato in ritratti se ha in sé una buona dose di sensibilità psicologica, può attraverso un’attenta osservazione della comunicazione non verbale, intervenire e correggere all’istante posizioni, sguardi, tensioni: il soggetto ad esempio risulta non essere a proprio agio, è distratto da qualche pensiero o semplicemente non ha compreso la posa da adottare.
Se il nostro soggetto a parole dice che va tutto bene per tranquillizzarci, ma tamburella nervosamente con le dita, questo è un chiaro segnale di tensione, di conflitto tra la comunicazione verbale e quella non verbale.                 .
Fermandoci e parlando col soggetto possiamo rassicurarlo o spiegare meglio l’idea che abbiamo in mente. Ostinarsi a scattare in questi casi significa perdere tempo e cestinare le immagini realizzate.
Prima e durante un servizio fotografico faccio in modo che il clima sia leggero e divertente, cerco di conoscere la persona, scambio due chiacchiere con lei, offro un caffè, per fare in modo che il soggetto sia disteso e si senta a proprio agio.
Una delle preoccupazioni maggiori e più frequenti è quella di non sapere che posa adottare per risultare al meglio, ecco che la rassicurazione e la sensazione di avere la situazione sotto controllo è fondamentale.

Dopo aver messo a proprio agio il vostro soggetto, distraetelo e cercate di catturare le varie emozioni che vi offrirà una volta rilassato e a proprio agio.

Un buon servizio fotografico è quello dove dello stesso soggetto si hanno sfumature diverse. E’ importante variare le espressioni di un soggetto, per offrire più elementi di chi è la persona che state fotografando e le emozioni che prova.
Prendete spunto anche dal cinema, suggerite al vostro soggetto un’emozione da interpretare proprio come fosse un attore. E’ molto più efficace avere emozioni ed espressioni giocando ad interpretare, rispetto a suggerire le pose e gli sguardi da adottare. Qui di seguito trovate un esempio di varietà di espressioni: il soggetto non è né un modello, né un attore, ma mantenendo un clima rilassato, giocoso, complice, ho stimolato la sua parte latente di attore. Per questo progetto è stato fondamentale occuparmi della regia proprio come un vero e proprio regista cinematografico, per ottenere e poter fotografare l’espressione che cercavo. Ho alternato la spontaneità del soggetto con alcune immagini di attori prese da internet che in qualche maniera potevano assomigliare al soggetto che avevo di fronte.

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Un approfondimento dettagliato del ritratto lo trovi sul mio libro Il Ritratto, in forma cartacea e pdf .
Vai alla sezione libri scritti e trovi le informazioni per acquistarlo qui 

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Vuoi fotografare? Lascia la fotocamera e vivi.

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Un titolo provocatorio? Non direi, anzi credo nasconda il segreto per fare delle foto autentiche.
Un giorno ho guardato un film, una commedia, di per sé il film non mi ha colpito particolarmente, ma una frase è stata fonte di riflessione, anzi di illuminazione riguardo ad un concetto che condivido in pieno. La storia ruota intorno ad un padre separato e scrittore di successo che cresce i suoi due figli, una ragazza e un ragazzo entrambi adolescenti ed entrambi con la passione della scrittura. La figlia più grande ha un carattere ribelle, indipendente e vive ogni istante al massimo, non curandosi del parere altrui, vive ogni occasione che la vita le presenta; ha già scritto un paio di libri di successo.
Il figlio minore ha un carattere riservato, solitario, maturo, è molto diligente a scuola forse troppo e non ha amici né ragazze. Il tempo libero lo passa sempre da solo tentando di scrivere anche lui un romanzo senza però riscontri.
Il padre in un passaggio del film lo esorta a chiudere i libri di scuola e il romanzo e vivere di più, perché solo vivendo, cadendo e provando emozioni sarà poi in grado di raccontare ciò che ha vissuto in prima persona e di lasciarsi andare, correre dei rischi.
Effettivamente il suggerimento non fa una piega, è logico e di buon senso, ma quanti di noi, nella nostra vita, lo mettiamo in pratica soprattutto se ci occupiamo di arte o di comunicazione ?
Come fai a raccontare le sfumature delle emozioni se non le hai vissute?
Come fai ad intuire o immaginare uno stato d’animo, un’insicurezza, la fragilità, la forza, la rabbia, la vulnerabilità che vedi nel soggetto da ritrarre se vivi nella tua fortezza fatta di certezze, di giudizi stanti e mai messi in discussione?
E ancora…
«L’arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione».
 [cit. Orhan Pamuk ] – premio Nobel 2006
Essere fotografi, scrittori, musicisti, artisti in genere, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori e raccontarle agli altri che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli.
Non solo quindi il vivere la vita ci permette di conoscerci meglio come persone e poi come comunicatori di emozioni, ma ci permette tante volte di liberarci, perché sappiamo bene quanto le certezze spesso siano gabbie rassicuranti che noi stessi ci creiamo, ma liberarcene attraverso l’arte, la fotografia spesso è molto liberatorio.

Evoluzione del Ritratto nella storia dell’arte #01

blog, Il Ritratto nell'Arte, Parlando di fotografia

Come cambia il Ritratto nella storia dell’arte ?
In questo blog troverete nelle prossime settimane degli approfondimenti sul tema, vi consiglio pertanto di cliccare su segui per ricevere gli articoli via mail.
Iniziamo ora con questo articolo estremamente interessante, il materiale l’ho trovato dal sito e blog Didatticarte.it (blog pluripremiato per la divulgazione dei beni culturali).

Sotto possiamo vedere un’infografica basata sulla linea del tempo realizzata da Emanuela Pulvirenti dal sito e blog http://www.didatticarte.it/Blog/
A sinistra le date, al centro le opere, a destra le didascalie. Andando dall’alto verso il basso si può andare avanti nel tempo e, se vi interessa scaricare l’immagine in alta risoluzione, basta cliccare su di essa (è consentito).

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Sotto invece un video spettacolare realizzato da Philip Scott Johnson, digital artist americano, in cui ha montato in un unica sequenza “Cinquecento anni di ritratti femminili nell’arte occidentale”.

Un altro video che consiglio di vedere sempre di Philip Scott Johnson è  “Visages d’art”, epoche e culture si mescolano sapientemente per un risultato ancora più sorprendente!

Leggi anche https://ilritrattofotografico.com/2019/01/27/ritratti-nel-cinema-evoluzione-del-divo-dalle-origini-ad-oggi/

FOTOGRAFARE LE DONNE: nuovo corso

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fotografareledonnes
FOTOGRAFARE LE DONNE corso in 3 lezioni
Il corso offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.

1° lezione il Ritratto:

Il corso mira ad imparare e/o migliorare la capacità di interazione col soggetto, stimolando ed allenando la sensibilità del fotografo; creare una relazione autentica, catturare emozioni, abbattere resistenze proprie lasciandosi andare all’altro al fine di creare una connessione indispensabile per ottenere un Ritratto che racconta ed emoziona. Capacità di vedere ma soprattutto di sentire l’altro, raccontarlo e valorizzarlo sono gli obiettivi di questa lezione. Confronto tra luce naturale e luce artificiale, usando anche i modificatori della luce (softbox, beauty dish, pannelli) .

2° lezione Boudoir – Ritratto sensuale:
significato della fotografia boudoir, set fotografico, guardaroba, accessori
conoscenza delle pose boudoir più utilizzate (letto, divano, poltrona, sedia, in piedi, allo specchio, finestra)
errori da evitare e consigli utili per valorizzare la donna a seconda della corporatura
le mani : come creare eleganza e sensualità
accenno post produzione estetica

3° lezione Nudo Artistico statico ispirato alla scultura e alla pittura

osservazione e studio del corpo femminile
esercitazione con scatti finali ispirati alla scultura greca, Canova
esercitazione con scatti finali ispirati alla pittura del 600 ( Fiamminga, Vermeer, Caravaggio)

Per ogni lezione seguirà la valutazione e analisi delle foto scattate al corso al fine di evitare di ripetere gli stessi errori.
Maggiori informazioni : https://www.mkzphoto.com/corsi

Mostre/Da Letizia Battaglia a Vivian Maier 5 mostre da non perdere

blog, mostre

Da Letizia Battaglia a Vivian Maier. 5 mostre di fotografia da non perdere nel 2019 in Italia

Letizia Battaglia, Franca Rame alla Palazzina Liberty, Milano, 1974 © Letizia Battaglia

Particolarmente ricco sarà quest’anno il programma in Italia di mostre dedicate alla fotografia, la disciplina che meglio di ogni altra riesce a interpretare la realtà contemporanea. Oltre alle consuete rassegne in tema, da MIA Photo Fair (dal 22 al 25 marzo 2019, a The Mall, nel quartiere di Porta Nuova a Milano) alla XIV edizione del festival FOTOGRAFIA EUROPEA (dal 12 aprile al 9 giugno 2019, a Reggio Emilia), il 2019 sarà caratterizzato da numerose antologiche, come quella di debutto dell’artista statunitense Sandy Skoglund a Torino presso CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, ai molti scatti inediti di una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, Letizia Battaglia, presso la Casa dei Tre Oci di Venezia. Ecco le mostre nel dettaglio…

1 . Sandy Skoglund a Torino


CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia a Torino ospita Sandy Skoglund. Visioni Ibride, prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. La mostra riunisce lavori che vanno dagli esordi nei primi anni Settanta all’ancora inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni. Sarà proprio questa immagine – accompagnata da alcune delle sculture create per l’installazione da cui è stata tratta la fotografia – il fulcro dell’esposizione: una spettacolare anteprima mondiale che conferma una volta di più l’unicità della sua ricerca e del suo linguaggio, formatisi in pieno clima concettuale per evolversi in un immaginario sospeso tra sogno e realtà, di straordinaria potenza evocativa.

Sandy Skoglund. Visioni Ibride
Dal 24 gennaio al 24 marzo
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine 18, Torino
http://camera.to

2. Franco Fontana a Modena

Tra le mostre in programma alla Fondazione Modena Arti Visive, nelle tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA – Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, merita una menzione particolare quella di Franco Fontana, dal titolo Sintesi, che ripercorre oltre sessant’anni di carriera dell’artista modenese e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento.

Franco Fontana – Sintesi
Dal 23 marzo al 25 agosto
Palazzina dei Giardini, corso Cavour 2, Modena
MATA – Ex Manifattura Tabacchi, Via della Manifattura dei Tabacchi, 83, Modena
Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande, 103, Modena

3. Letizia Battaglia a Venezia

La Casa dei Tre Oci di Venezia ospita un’antologica di Letizia Battaglia (Palermo, 1935), una delle protagoniste più significative della fotografia italiana. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e con la partecipazione della Fondazione di Venezia, presenta 200 immagini, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate.

Letizia Battaglia – Fotografia come scelta di vita
Dal 21 marzo al 18 agosto
Venezia, Casa dei Tre Oci, Fondamenta delle Zitelle, 43, Giudecca, Venezia
http://www.treoci.org

4. Vivian Maier a Pavia

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia renderanno omaggio a Vivian Maier, singolare e affascinante figura di artista, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography. La mostra dal titolo Nelle sue mani, curata da Anne Morin, proporrà cento fotografie in bianco e nero e a colori, oltre che pellicole super 8 mm, in grado di descrivere Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

Vivian Maier
Dal 9 febbraio al 5 maggio
Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, Viale XI Febbraio, 35, 27100 Pavia
www.scuderiepavia.com

5. Michael Gaffney – fotografo personale di Muhammad Alì a Napoli


Tra le iniziative espositive più curiose del 2019, vi è sicuramente l’omaggio che il PAN di Napoli dedica, dal 22 marzo al 16 giugno, a Muhammad Alì una delle icone, non solo sportive, dell’intero Novecento. La mostra, curata da Giorgio Terruzzi e Marco Pastonesi, presenterà un centinaio d’immagini di Michael Gaffney, il fotografo americano che di Alì è stato fedelissimo e puntuale compagno di viaggio e che ha riportato attraverso il suo obiettivo l’Alì più intimo e vero, non solo il pugile e il combattente, ma l’amico fedele, il padre affettuoso. Tra il 1977 e il 1978, infatti, a Michael Gaffney venne data l’opportunità di trascorrere un anno come fotografo personale di Muhammad Alì, viaggiando al suo fianco per il mondo, ritraendolo sul ring e nei momenti che precedevano, o immediatamente successivi, gli incontri, e nella sua vita quotidiana.

Michael Gaffney – Muhammad Alì
dal 22 marzo al 16 giugno
PAN Palazzo delle Arti di Napoli, Via dei Mille, 60, Napoli