Retroscena del Ritratto [rubrica]

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Ci sono tanti modi di elaborare informazioni e concetti: didattico, visivo, pratico.
Serioso, tradizionale, scherzoso.
Sono una fotografa autodidatta, ho iniziato a scattare qualche foto dal 2011, prima non fotografavo né in vacanza né a mia figlia. Il motivo? Non lo so, forse semplicemente ero addormentata e un giorno, destino vuole mi sono svegliata.

Credo che “l’efficacia nella comunicazione” ce l’avessi già dentro, latente, infatti quando in questi anni è capitato di sentirmi posseduta da un’entità strana e ho scritto racconti e poesie d’istinto, di getto, senza necessità di correzione, chi mi conosceva mi chiedeva “ma l’hai scritto tu?” guardandomi come un alieno, io che avevo problemi a parlare a volte. Credo dipendesse dalla mia insicurezza e timidezza, dal mio non sentirmi all’altezza di nulla, ma il bisogno latente di esprimermi c’era e ancora non lo sapevo.
Ho sempre fatto fatica a scuola, la classica ragazza che si impegna tanto e si sente dire “dai ti dò il 6 per l’impegno”.
Cazzo come il 6 !!!! ho dato il sangue sui libri 😀
Probabilmente siete come me che eravate in classe con compagni che non studiavano e gli bastava aprire il libro 15 minuti prima della lezione e già sapevano tutto. I cosiddetti aspirapolveri del sapere. Li abbiamo odiati tutti vero?
Ad ogni modo questo per dire che non sono una che apprende con facilità, ma sono la classica goccia che cade, che continua fino a quando non ha capito. E cerco di spiegare e condividere quello che faticosamente ho imparato con leggerezza, ironia, a tratti anticonformismo. Ma questo perchè vedo tanta serietà in giro, tanta pesantezza, conformismo nell’insegnare la fotografia che penso non solo sia noioso ma a tratti pure inefficace e rischioso nel far passare la voglia di approfondire questa bellissima arte.
Il divertimento, la piacevolezza, la leggerezza e perchè no l’ironia, dovrebbero aiutare nel far si che si intenda la fotografia in primis come gioco, passione, passatempo. Ci sarà tempo per farla diventare seria, lavorativa non trovate?
Ecco che ho creato una rubrica “Retroscena del Ritratto”, di concetti importanti ma scritti in modo leggero e pratico, per tutti, anche per chi come me ci mette un po’ a capire le cose. Spero vi piaccia.
Se avete domande da farmi sarò felice di rispondervi e magari la vostra domanda può essere pubblicata e condivisa con altri che leggono questo blog.
Scrivetemi pure a info.micaelazuliani@gmail.com
E se vi piace il mio approccio educativo, vi ricordo che organizzo corsi individuali e di gruppo, di fotografia base, ritratto, boudoir, nudo.
A presto!

Micaela

Alcuni articoli della rubrica Retroscena del Ritratto, clicca sull’immagine per leggerli.

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Vuoi fare il fotografo? Hai 3 secondi per venderti al meglio

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Tenendo corsi di fotografia e consulenza a distanza di marketing l’errore che vedo più frequente è sempre lo stesso: la vendita di se stessi, incerta, raffazzonata, che dimostra poca cura, professionalità e idee molto confuse su cosa si vuole essere e in che settore operare.
Andiamo con ordine….

Candidatura come assistente

Se ti occupi di automobilismo, motociclismo, o cibo e mandi la tua candidatura seppur buona, perchè dovrei considerarti ? Cosa centra con il ritratto, se io mi occupo di questo ?
Uno potrebbe dire “beh magari è interessato a questo genere che non ha mai trattato finora…?!” certo, ma io che ricevo la mail non penso bene, se non me lo specifica nel corpo della mail, penso piuttosto che questo candidato ha fatto copia e incolla e inviato a tutti i fotografi della città la sua candidatura.
Un po’ come avviene per le aziende. La fotografia non è diversa, non è una professione di serie B ma ha tutti i crismi di selezione di una multinazionale. 
Stiamo parlando di lavoro, soldi, investimento, io fotografo dovrei INVESTIRE su di te a occhi chiusi, questo comporta tempo da dedicarti, energie, lavoro, se lo faccio bene.
E se investo, devo investire su un soggetto che penso sia interessato o portato per ciò che io faccio o posso insegnare. Ma soprattutto, cosa fondamentale, investo su una persona che è professionale, che cura il suo lavoro, che approfondisce, e che non fa le cose tanto per fare, dato che questo genere di persone è ovunque.
Quindi quando inviate la propria candidatura fatelo con il metodo consigliato per le aziende:
– conosci il fotografo dove vuoi inviare la tua richiesta di stage
– ti piace? cosa ti piace di lui/lei. Diglielo. Dimostra che hai approfondito e motiva la tua scelta. Avere consapevole e padronanza delle proprie scelte è il primo motivo di stima e apprezzamento, dimostra interesse ! e qui ritorniamo al mio articolo sul “Il Ritratto è seduzione” ovvero interessati degli altri.
– se il tuo portfolio è lontano dal settore a cui ti stai indirizzando, scrivi il motivo
– e se possibile nel corpo della mail scrivi il nome e cognome della persona a cui stai inviando la tua candidatura. Stai pensando di investire il tuo futuro su questa persona e non conosci nemmeno il suo nome ? 

Ora passiamo al fotografo che vuole promuoversi in internet. 
Partiamo dal presupposto che la gente che guarda il tuo sito o il tuo account instagram o di facebook sta 3 SECONDI !
In questo brevissimo tempo hai la possibilità di trattenerlo e incuriosirlo o farlo scappare per la noia, è nelle tue mani e tu puoi decidere! 
E’ un po’ come quando si cammina per strada e vedi una vetrina di un negozio accattivante, il tempo è lo stesso, 3 SECONDI, prendere o lasciare, in quel tempo il negoziante se ha investito in una buona vetrina sicuramente saprà attirare l’attenzione. Parliamo ora solo di attirare l’attenzione, il comprare dipende da svariati fattori, più o meno simili.
L’errore che si fa alle prime armi, l’ho fatto anch’io tranquilli, è quello di mettere tutto nel proprio sito, creando un gran minestrone e non dando l’idea di essere un professionista specifico di un determinato settore. A qualcosa purtroppo bisogna rinunciare per avere in cambio un messaggio efficace. Ciò che tu vuoi che si capisca, la gente lo recepisce ma sta alla tua chiarezza renderlo tale.
Se come me ti occupi di più cose ti consiglio di creare ad esempio 2 account instagram diversi o 2 siti oppure scegliere settori diversi ma della stessa branchia, esempio: io mi occupo di ritratti, boudoir, corsi di ritratti e boudoir. Sono foto comunque alle persone e quindi hanno un senso. Non faccio automobilismo o food, still life e poi ci metto matrimonio, ritratto, cani.  Mi spiego?
Altra cosa ..questo è l’errore più diffuso sia per le modelle, fotografi, truccatrici..
Hai il tuo account su facebook (il discorso vale anche per instagram ma ora lo accantoniamo) che usi anche per lavoro e nei tuoi album di foto c’è la torta fatta, il cagnolino al parco, la nonna con la dentiera, i tuoi selfie più o meno ammiccanti, i tuoi figli e la gita in montagna. I tuoi lavori non ci sono o ci sono per il 2% e li tieni custoditi gelosamente sul tuo sito.
Peccato che sul tuo account di facebook nella sezione informazioni non hai scritto il tuo sito e se hai una pagina di facebook nel tuo account in alto a sinistra non hai creato un collegamento IMMEDIATO alla tua pagina così che le persone se dopo aver visto la torta, la dentiera, il gattino e i tuoi figli vogliono approfondire ciò che fai, non possono farlo.
No! non l’hai messo.
Quindi nei famosi 3 SECONDI in cui una persona è venuta da te, l’hai fatta scappare perché ha ritenuto che non fossi un professionista, certo non ha visto te come professionista, NON GLIELO HAI DETTO! . E questo solo per colpa tua.
Ci sono persone che approfondiscono, ma sono rare e devi metterle nelle condizioni di farlo.
Se usi facebook per lavoro e decidi di usarlo anche per la tua vita personale, almeno crea un album specifico con un titolo chiaro e soprattutto scrivi il tuo sito e/o la tua pagina fb o link a instagram.
Il discorso vale anche per quei fotografi amatoriali che cercano modelle da fotografare e si lamentano che queste non accettano.. ti proponi seriamente? Hai un’immagine profilo chiara che ti rappresenta? o hai il cartone animato per nasconderti ?
Una modella dovrebbe prendere il treno, investire il suo tempo, RISCHIARE di essere fotografata da uno sconosciuto, a queste condizioni ?
Più dai un’immagine di persona seria, professionale, curata e più la gente deciderà di investire su di te. Tu faresti lo stesso, no? 😉
Queste sono le prime cose e più urgenti, ovviamente la vendita del proprio marchio è un lavoro che impegna molto, senza un buon marketing un libero professionista non vive.
Se vuoi approfondire e avere una consulenza personalizzata puoi seguire uno dei miei corsi, di gruppo o individuali. https://www.micaelazuliani.com/corsi

Fotografare “a cappella”

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Se mi state seguendo e avete avuto occasione di leggere i miei precedenti articoli, ormai capirete che il mio modo di intendere la fotografia è molto visivo, quotidiano e lo associo ad arti diverse. In questo caso l’altro giorno non so per quale motivo mi è venuto in mente il canto a cappella che mi ha fatto pensare alla fotografia.
Mi rifaccio ad un testo preso da  Supereva.it per spiegare innanzitutto il significato di questo modo di cantare.
“Sapete perché si dice “a cappella” quando si parla di alcune esibizioni canore? Innanzitutto ricordiamo che tutte le performance che non contemplano alcuna presenza di strumenti musicali si definiscono a cappella.  Il canto a cappella risale all’epoca della preistoria, quando gli uomini si raccoglievano intorno al fuoco ed elevavano al cielo, rivolgendosi agli dei, canti propiziatori e di ringraziamento. Questa sorta di preghiera veniva enunciata solo con la voce, senza alcun accompagnamento proveniente dall’esterno.La locuzione canto a cappella discende dal periodo del Rinascimento, dalla pratica della musica gregoriana e dalla modalità di esecuzione della schola cantorum. Il gruppo di cantori, formato da monaci e chierici, usava solo la voce, senza intervento né dell’organo né di altri strumenti, e si esibiva in una cappella laterale della chiesa.
Con il progredire dei tempi, il canto a cappella non è rimasto confinato nell’ambito sacro, ma si è allargato anche in altre aree musicali. Questo tipo di esibizione, che dà molto spazio all’espressione delle emozioni, si è rivisto infatti nel canto popolare, nella musica jazz, nel pop, nello swing, nel gospel, negli spiritual, nel folk tradizionale, nel doo-wop americano degli anni Cinquanta, e ci sono ancora oggi numerosi cantanti nel mondo che portano avanti questa tradizione. ”

Se pertanto unisco questa immagine, di utilizzare la sola voce per dare spazio alle sole emozioni, la metafora con la fotografia a mio avviso ci sta tutta: fotografare senza cavalletto, luci artificiali, pose, abiti, artifici vari e concentrarsi solo sulle emozioni.
Già nel progetto Donne allo specchio e Uomini allo specchio, progetti molto interessanti che ho avuto il piacere di poter realizzare, ho messo in pratica questo approccio, ma in questo periodo mi sono spinta oltre, ovvero mettendo il soggetto seduto, con uno sfondo nero e fotografarlo senza dare la minima indicazione del cosa fare, semplicemente concentrandomi sulle sue emozioni ed espressioni.
E’ una sfida in primis vissuta dal soggetto che non sa cosa fare e dopo qualche minuto di imbarazzo, decidere di cogliere e vivere in modo spontaneo e autentico, e una sfida per me perché spesso non conosco le persone prima, non so che reazioni potrebbero avere o che carattere, temperamento hanno, o come potrebbero prendere questa mia decisione di non dirigerle.
Ma è proprio fotografare a cappella, in modo cioè spontaneo, IMPROVVISATO, libero, che si evolve da solo il ritratto e spesso, anzi sempre, vengono fuori degli scatti molto intensi e veritieri.
Vi sprono quindi a provarci, a lasciar fare all’improvvisazione e cogliere l’attimo e le emozioni che si presentano a voi.


Masturbazione-sessualità-fotografia. C’è un nesso ? si, ma non è quello che pensate.

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Mi rendo conto che i titoli dei miei articoli sono spesso irriverenti, provocatori, ma alla base c’è sempre a mio avviso una metafora interessante su cui fermarsi e riflettere per un momento.
Ciò che contraddistingue gli articoli che scrivo e il mio modo di insegnare la fotografia è che sono poco didattici in senso tradizionale, ma estremamente pratici e a tratti visivi.
Torniamo al titolo… masturbazione, sessualità, fotografia, c’è un nesso ?
Immagino che ora penserete agli squallidi ed imbarazzanti episodi di quei fotografi che cercano modelle, o presunte tali, con lo scopo di rimorchiare e fare sesso. Ecco toglietevi questa immagine.
Nei precedenti articoli ho scritto di quanto sia importante conoscersi, di come il ritratto sia per me associato alla seduzione. Se vi siete persi gli articoli li potete trovare nella rubrica Retroscena del ritratto.

Mi riferisco in questo caso al fatto che per avere una buona, sana e soddisfacente sessualità col partner sia indispensabile conoscersi, conoscere il proprio corpo e ciò che ci procura piacere. Non a caso ginecologi e dottoresse suggeriscono alle persone che hanno problemi a lasciarsi andare sessualmente di prendere uno specchio e guardarsi le parti intime e perlustrare le stesse, cercando di scoprire quali sono i punti e i modi, che sfiorandosi, possono darci piacere.
Se non ci conosciamo e non sappiamo cosa ci piace, come possiamo pretendere che altri ci diano piacere? In qualche maniera soprattutto all’inizio è utile dirigere e far capire all’altro cosa ci piace e cosa ci infastidisce ….
La stessa cosa avviene in una relazione sentimentale, ovvero se noi non ci conosciamo non possiamo sapere che compagno o compagna desideriamo al nostro fianco, che caratteristiche prediligiamo e scegliamo rispetto ad altre.
Ecco a questo mi riferisco parlando di fotografia e soprattutto di ritratto!
E’ un concetto che ripeto spesso, ma che ritengo sia il primo e più importante se si vuole usare la fotografia per comunicare ed esprimere chi siamo e come vediamo il mondo.
Se non sappiamo che genere ci piace, se non sappiamo che temperamento abbiamo, se non abbiamo idea di cosa vogliamo dire o semplicemente cosa ci piace, le nostre fotografie saranno sempre vuote, è inevitabile.
Ed è per questo motivo che, soprattutto all’inizio, è importante scattare per il gusto di farlo, senza ansia da prestazione, senza aspettativa di like, di giudizio, ma farlo per il semplice benessere di conoscere e conoscerci, come poi avviene nella masturbazione, in cui si è da soli, liberi di sperimentare e senza la preoccupazione dell’altro.
Spesso invece chi inizia a fotografare pone la questione già in una maniera seria, quasi lavorativa ma senza esserlo in realtà: contatta le modelle che non sa né gestire né dirigere, non sa che stile realizzare, non ha la minima idea di come valorizzare il corpo con pose mirate e non ha un progetto in mente, quindi piazza queste donne in piedi per strada, in un’ex fabbrica o in studio col rotolone di carta come sfondo e il lavoro è concluso. Le fotografie secondo voi come potranno essere se non vuote ?
Ricordiamoci che prima di essere fotografi dobbiamo essere comunicatori o quanto meno avere un’idea in testa di ciò che vogliamo trasmettere.
Buona masturbazione fisica e mentale a tutti. 😀

GLI ALIBI DEI FOTOGRAFI

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In questi anni sia durante i corsi che tengo sia nella consulenza a distanza mi sento dire spesso dai fotografi emergenti e non, sempre le stesse scuse:

– non trovo i soggetti da fotografare
– le modelle non sanno posare
– i soggetti sono brutti quindi cerco chi non ha inestetismi o kg in più, perchè chi è in sovrappeso mi rovina il portfolio
– i clienti non mi pagano e devo rincorrerli dopo il servizio fotografico
– ho mille impegni, tra casa, figli, lavoro e non ho tempo per consegnare le foto in tempi brevi
– ci sono mille fotografi in giro che si improvvisano e mi tolgono i clienti
– invio le foto alle agenzie ma nessuno mi risponde
– non ho tempo per essere social o aggiornare il mio sito
–  ho pochi like, mettono i like solo alle foto dove ci sono belle donne con sederi e seno scoperto
– non ho tempo per aggiornarmi, per studiare e sperimentare
– non ho soldi per un’attrezzatura valida, da studio…..

Alibi, sono solo alibi che voi vi ripetete ogni giorno come un mantra. 
Ho sempre detto che nessuno vi ha puntato una pistola alla testa e vi ha obbligato a fare questo lavoro, ma se lo fate dovete essere consapevoli che è una professione figa, entusiasmante ma anche molto stressante, perchè c’è molta competizione e bisogna differenziarsi per emergere. In una parola ….bisogna avere fame, sentire che si fa perché non se ne può fare a meno e farlo in primis per se stessi e non per essere apprezzati dagli altri.
Dimenticatevi i like, dimenticatevi l’attrezzatura costosa, dimenticatevi di fotografare la modella strafiga e piano piano scattate facendolo per voi, per un vostro piacere personale.
Avete qualcosa da dire o scattate tanto per pubblicare una foto sui social ?
I soggetti da fotografare si trovano, bastano gli amici, i vicini per cominciare e non per forza le modelle che vedete sui gruppi di facebook. Se amate i ritratti non è indispensabile un soggetto particolare, ma un soggetto che voi potete raccontare.
Vi basta per fare pratica!
Le modelle non sanno posare. Forse non sono loro che non sanno posare, ma voi che non sapete come dirigerle e delegate loro per sopperire ad una vostra mancanza di esperienza,di studio, di ricerca.
I soggetti con kg in più mi rovinano il portfolio. O forse siete voi che non sapete come valorizzarli, con pose mirate? Per questo esistono tante foto d’ispirazione sia in internet che nei libri specifici.
I clienti non pagano e devo ricorrerli . Errore! Perché non farsi pagare prima ? Quando la gente va dal macellaio non paga al momento ? Quando dovete acquistare i biglietti del concerto non pagate prima ? Perché la vostra attività dovrebbe essere inferiore o diversa?
Al massimo se l’importo che chiedete è alto, potete decidere di farvi pagare in due trance, scrivendolo comunque sul contratto così da essere tutelati.
Si lavora meglio quando le pratiche burocratiche sono già state definite.
E se il cliente non accetta, forse non crede nella vostra affidabilità e allora forse è meglio perderlo. In questi anni mettendo le cose in chiaro ho perso solo un cliente.
Le persone sono come i bambini, nelle regole chiare si sentono rassicurati perché percepiscono chiarezza, trasparenza, professionalità e voi non state giocando o facendo beneficenza.

Ho mille impegni tra bambini, casa, lavoro che bla bla bla… avete scelto voi questo lavoro e ai clienti le vostre giustificazioni non interessano. Pensate che interessa ai clienti se ad un avvocato che lavora ha preoccupazioni familiari o ha tanto lavoro?

Ci sono mille fotografi che si improvvisano e mi tolgono i clienti. Allora forse non siete così diversi dagli altri da farvi scegliere ? Qual’è il vostro valore aggiunto, la vostra unicità ?
Lavorate su questo e vedrete che i clienti investiranno su di voi perché  siete in grado di offrire fotografie diverse dagli altri. La competizione c’è in ogni settore, ma non ha mai limitato chi emerge davvero. E poi se fosse così facile probabilmente farebbero tutti questo mestiere 😉
Non ho tempo per aggiornare i miei canali, per essere social , la trovo una perdita di tempo.  Beh se pensate che i clienti vengano a bussare alla vostra porta con la sola telepatia siete dei grandi. Non ci si diverte ad essere social ma oggi, nel 2019 se non lo siete, siete tagliati fuori da una grande fetta di mercato. Alternative quali sono? Passaparola? Negozio su strada ? Non credo di esagerare se dico che il lavoro di marketing rappresenta il 60% dell’impegno di un libero professionista.

Non ho tempo per aggiornarmi, per studiare. Ogni professione necessita di cultura, approfondimento, aggiornamento, questa più di altri.
Non ho soldi per l’attrezzatura da studio.  Per imparare non è indispensabile investire subito in un’attrezzatura costosa sia per una reflex sia per luci da studio. Potete acquistare un usato garantito di una reflex normale, usare la luce naturale e un pannello riflettente da € 20 per fare pratica. I libri sono un ottimo investimento, ma effettivamente costano, esistono però gli ebook più economici o internet che è gratuito.

Chi emerge lo vuole veramente, con tutta la determinazione, certo costa fatica ogni giorno essere propositivi, positivi, creativi, volenterosi, ma in questo settore a mio avviso è l’unica possibilità per differenziarsi e poter vivere di questa professione.
In bocca al lupo. ❤

Sotto una mia fotografia, in occasione di Ballerina Project al parco Sempione.
Volevo rappresentare la passione verso una professione e il pensiero costante verso essa.
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RITRATTO TERAPIA

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La fotografia serve a far vedere quel che non si vede, a far esistere quel che non c’è, a rendere conoscibile l’inconoscibile. Quando l’invisibile si è fatto visibile, in quel preciso istante un pezzo di mondo è morto ed è rinato altrove. E’ lì che dobbiamo puntare il nostro obiettivo fotografico se vogliamo scoprire qualcosa di noi”.

La fotografia terapeutica promuove la presa di coscienza di sé, favorisce il riconoscimento e la comunicazione degli stati emotivi.

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Quello che per i fotografi comuni è normalmente il punto di arrivo (ossia la foto finita), per la fotografia terapeutica è invece il punto di partenza: l’obiettivo non sono solo belle foto, l’obiettivo è l’esperienza che si sta vivendo abbandonandosi a se stessi, decidendo di vivere e poi mostrare la propria vulnerabilità, rabbia, tristezza, gioia, emozioni insomma, che troppo spesso soffochiamo per assecondare l’aspettativa degli altri o la nostra inconscia sete di giudizio.

L’obiettivo è scoprire la propria bellezza e soprattutto la propria autenticità attraverso la libertà di essere senza vergogna e autocelebrarsi con amore sano e fiero.

Fin dalle sue origini si è creduto molto al potere terapeutico della fotografia.  

E’ stata spesso utilizzata da medici e psicologi come mezzo di supporto alla terapia tradizionale per affrontare e curare conflitti interiori: il paziente scattava liberamente nell’arco della giornata alcune fotografie, tenendo una sorta di diario fotografico, che poi venivano usate nel processo di analisi.
In alcune malattie come ad esempio i disturbi alimentari dove lo schema corporeo dei malati è disturbato (distorsione dell’immagine corporea, rappresentata da una mancata corrispondenza tra il corpo reale ed il corpo soggettivamente percepito), si è scoperto  che la fotografia rappresenta un mezzo straordinariamente efficace per l’analisi e la cura di questo tipo di patologia.
L’immagine corporea non è un mero fatto di percezione oggettiva, ma ha implicazioni più profonde e soggettive. Inoltre rappresenta la base di partenza delle relazioni sociali: una percezione negativa dell’immagine corporea può avere conseguenze deleterie per il soggetto che la vive, comportando ansia sociale fino all’isolamento completo, preoccupazione ossessiva per il peso e la forma corporea, bassa autostima, patologie psichiatriche quali depressione e DCA.
Le ricerche scientifiche in questo campo, arrivano ad affermare che il contesto in cui viviamo e gli stimoli che riceviamo dall’esterno possono essere in grado di influenzare profondamente i comportamenti e gli ideali estetici di bellezza.
Questo è possibile nella misura in cui l’immagine interna che abbiamo del nostro corpo non corrisponde a ciò che vediamo riflesso allo specchio, ma è invece fortemente influenzato dal modo in cui ci raffiguriamo, dai sentimenti negativi o positivi che proviamo nei confronti del nostro aspetto fisico e dalla discrepanza con il nostro modello di corpo ideale.

★ RITRATTO COME TERAPIA

 La fotografia viene utilizzata in molti campi:

– durante la malattia e la cura contro il cancro è stato dimostrato che le donne che sono state truccate e fotografate con un approccio amorevole e valorizzante del loro corpo, reagivano alla cura con maggior determinazione e autostima;
negli adolescenti con difficoltà a comunicare emozioni e stati d’animo, con dipendenze e fenomeni di autolesionismo, o problematiche legate al bullismo vissuto a scuola, si è visto come la fotografia in genere, il ritratto e l’autoritratto siano ottimi mezzi atti a tirare fuori e sviscerare emozioni trattenute e soffocate per anni;
nella donna che ha difficoltà a lasciarsi andare con se stessa, col proprio corpo, con la propria femminilità, autenticità, se ben supportata da una persona esperta, si riappropria della sua identità, del suo amore perso e ritrovato, della sua accettazione ma anche della sua voglia di ricominciare a giocare con se stessa, abbandonando la severità e il giudizio.

Dal momento in cui ho iniziato a fotografare, 8 anni fa, ho inconsapevolmente fatto fototerapia, sia a me con l’autoritratto, sia verso gli altri:
– ho collaborato con la LILT di Bologna proponendo Portrait de Femme Therapy : ho fotografato le donne malate di cancro in cura, dimostrando che se valorizzate senza photoshop ma con uno sguardo amorevole e sapiente anche loro potevano essere delle belle donne. Un vero tocca sana per la loro autostima fondamentale per il proseguo della cura.
– Ho lavorato con i ragazzi delle medie di Milano, utilizzando la fotografia emozionale e l’autoritratto per raccontare la realtà circostante ed esprimere emozioni.
– Ogni giorno la fotografia che propongo si rivolge alle donne puntando alla valorizzazione della loro autenticità e unicità per avere si una bella foto ma un’esperienza emozionale che resta anche dopo il servizio fotografico. Le donne da me fotografate si amano decisamente di più e questo perché una persona (io) ha creduto in loro e visto la loro bellezza interiore ed esteriore, senza giudizio o aspettativa alcuna.
– Occupandomi di campagne sociali sui disturbi alimentari e sull’autolesionismo, sono entrata in contatto con alcune realtà no profit offrendo il mio supporto ai ragazzi.
– Ho ideato e realizzato  il progetto Donne e Uomini allo specchio, dove la sfida era quella di essere se stessi allo specchio e davanti alla fotocamera. Un progetto innovativo e sorprendente sotto ogni punto di vista.
[progetti realizzati qui ]

Il motivo per cui ho iniziato a fotografare è sicuramente questo: far star bene le persone e ciò è dovuto ad un passato di disturbi alimentari felicemente risolti. Nel 2019 ho deciso di riunire tutte le mie esperienze in questo senso e proporre un tipo di fotografia e soprattutto di ritratto diverso dal solito, un ritratto più intimo ma anche l’esperienza associata a questo.

★ UN INCONTRO CON SE STESSI

Come avviene ?
– indosserai una maglietta e pantaloni della tuta (prediligendo i colori: bianco, nero, grigio o un paio di jeans), senza scarpe
– la sessione inizia muovendoti liberamente con una musica in sottofondo cercando di lasciarti andare allontanando riserve e giudizi
– sedendoti per terra o rimanendo in piedi, ti solleciterò a sfiorare il tuo corpo con le mani per riappropriarti di te stesso, della tua fisicità. Ti chiederò di chiudere gli occhi, di guardarti allo specchio, di guardare me e l’obiettivo.
Un’ora di questo, per alcuni niente, per altri troppo. Quando ami è riduttivo spiegarlo a parole vero ?

Sessioni individuali o di coppia della durata di un’ora presso il mio studio.
Le fotografie saranno consegnate in bianco e nero (come sotto).
Dettagli e costi : RITRATTO TERAPIA

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fonti di studio

-F. Alinovi e C. Marra, La fotografia. Illusione o rivelazione?, Il Mulino, Bologna 1981.
– R. Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino 1980.
– L. Berman, La fototerapia in psicologia clinica. Metodologia e applicazioni, Erickson, Trento 1997.

– S. Ferrari, Lineamenti di una psicologia dell’arte. A partire da Freud, Clueb, Bologna 1999.
– S. Ferrari, Lo specchio dell’io. Autoritratto e psicologia, Laterza, Roma-Bari 2002.
– A. Marques Pinto, La Fototerapia in Italia: una ri-scoperta
http://www.phototherapy-centre.com/italian.htm

Vuoi fotografare? Lascia la fotocamera e vivi.

blog, Retroscena del Ritratto

Un titolo provocatorio? Non direi, anzi credo nasconda il segreto per fare delle foto autentiche.
Un giorno ho guardato un film, una commedia, di per sé il film non mi ha colpito particolarmente, ma una frase è stata fonte di riflessione, anzi di illuminazione riguardo ad un concetto che condivido in pieno. La storia ruota intorno ad un padre separato e scrittore di successo che cresce i suoi due figli, una ragazza e un ragazzo entrambi adolescenti ed entrambi con la passione della scrittura. La figlia più grande ha un carattere ribelle, indipendente e vive ogni istante al massimo, non curandosi del parere altrui, vive ogni occasione che la vita le presenta; ha già scritto un paio di libri di successo.
Il figlio minore ha un carattere riservato, solitario, maturo, è molto diligente a scuola forse troppo e non ha amici né ragazze. Il tempo libero lo passa sempre da solo tentando di scrivere anche lui un romanzo senza però riscontri.
Il padre in un passaggio del film lo esorta a chiudere i libri di scuola e il romanzo e vivere di più, perché solo vivendo, cadendo e provando emozioni sarà poi in grado di raccontare ciò che ha vissuto in prima persona e di lasciarsi andare, correre dei rischi.
Effettivamente il suggerimento non fa una piega, è logico e di buon senso, ma quanti di noi, nella nostra vita, lo mettiamo in pratica soprattutto se ci occupiamo di arte o di comunicazione ?
Come fai a raccontare le sfumature delle emozioni se non le hai vissute?
Come fai ad intuire o immaginare uno stato d’animo, un’insicurezza, la fragilità, la forza, la rabbia, la vulnerabilità che vedi nel soggetto da ritrarre se vivi nella tua fortezza fatta di certezze, di giudizi stanti e mai messi in discussione?
E ancora…
«L’arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione».
 [cit. Orhan Pamuk ] – premio Nobel 2006
Essere fotografi, scrittori, musicisti, artisti in genere, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori e raccontarle agli altri che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli.
Non solo quindi il vivere la vita ci permette di conoscerci meglio come persone e poi come comunicatori di emozioni, ma ci permette tante volte di liberarci, perché sappiamo bene quanto le certezze spesso siano gabbie rassicuranti che noi stessi ci creiamo, ma liberarcene attraverso l’arte, la fotografia spesso è molto liberatorio.

FOTOGRAFARE LE DONNE: nuovo corso

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fotografareledonnes
FOTOGRAFARE LE DONNE corso in 3 lezioni
Il corso offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.

1° lezione il Ritratto:

Il corso mira ad imparare e/o migliorare la capacità di interazione col soggetto, stimolando ed allenando la sensibilità del fotografo; creare una relazione autentica, catturare emozioni, abbattere resistenze proprie lasciandosi andare all’altro al fine di creare una connessione indispensabile per ottenere un Ritratto che racconta ed emoziona. Capacità di vedere ma soprattutto di sentire l’altro, raccontarlo e valorizzarlo sono gli obiettivi di questa lezione. Confronto tra luce naturale e luce artificiale, usando anche i modificatori della luce (softbox, beauty dish, pannelli) .

2° lezione Boudoir – Ritratto sensuale:
significato della fotografia boudoir, set fotografico, guardaroba, accessori
conoscenza delle pose boudoir più utilizzate (letto, divano, poltrona, sedia, in piedi, allo specchio, finestra)
errori da evitare e consigli utili per valorizzare la donna a seconda della corporatura
le mani : come creare eleganza e sensualità
accenno post produzione estetica

3° lezione Nudo Artistico statico ispirato alla scultura e alla pittura

osservazione e studio del corpo femminile
esercitazione con scatti finali ispirati alla scultura greca, Canova
esercitazione con scatti finali ispirati alla pittura del 600 ( Fiamminga, Vermeer, Caravaggio)

Per ogni lezione seguirà la valutazione e analisi delle foto scattate al corso al fine di evitare di ripetere gli stessi errori.
Maggiori informazioni : https://www.mkzphoto.com/corsi

Ritratto come terapia

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La fotografia serve a far vedere quel che non si vede, a far esistere quel che non c’è, a rendere conoscibile l’inconoscibile. Quando l’invisibile si è fatto visibile, in quel preciso istante un pezzo di mondo è morto ed è rinato altrove. E’ lì che dobbiamo puntare il nostro obiettivo fotografico se vogliamo scoprire qualcosa di noi”.

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La fotografia terapeutica promuove la presa di coscienza di sé, favorisce il riconoscimento e la comunicazione degli stati emotivi.

Quello che per i fotografi comuni è normalmente il punto di arrivo (ossia la foto finita), per la fotografia terapeutica è invece il punto di partenza: l’obiettivo non sono solo belle foto, l’obiettivo è l’esperienza che si sta vivendo abbandonandosi a se stessi, decidendo di vivere e poi mostrare la propria vulnerabilità, rabbia, tristezza, gioia, emozioni insomma, che troppo spesso soffochiamo per assecondare l’aspettativa degli altri o la nostra inconscia sete di giudizio.

L’obiettivo è scoprire la propria bellezza e soprattutto la propria autenticità attraverso la libertà di essere senza vergogna e autocelebrarsi con amore sano e fiero.

Fin dalle sue origini si è creduto molto al potere terapeutico della fotografia.  

E’ stata spesso utilizzata da medici e psicologi come mezzo di supporto alla terapia tradizionale per affrontare e curare conflitti interiori: il paziente scattava liberamente nell’arco della giornata alcune fotografie, tenendo una sorta di diario fotografico, che poi venivano usate nel processo di analisi.
In alcune malattie come ad esempio i disturbi alimentari dove lo schema corporeo dei malati è disturbato (distorsione dell’immagine corporea, rappresentata da una mancata corrispondenza tra il corpo reale ed il corpo soggettivamente percepito), si è scoperto  che la fotografia rappresenta un mezzo straordinariamente efficace per l’analisi e la cura di questo tipo di patologia.
L’immagine corporea non è un mero fatto di percezione oggettiva, ma ha implicazioni più profonde e soggettive. Inoltre rappresenta la base di partenza delle relazioni sociali: una percezione negativa dell’immagine corporea può avere conseguenze deleterie per il soggetto che la vive, comportando ansia sociale fino all’isolamento completo, preoccupazione ossessiva per il peso e la forma corporea, bassa autostima, patologie psichiatriche quali depressione e DCA.
Le ricerche scientifiche in questo campo, arrivano ad affermare che il contesto in cui viviamo e gli stimoli che riceviamo dall’esterno possono essere in grado di influenzare profondamente i comportamenti e gli ideali estetici di bellezza.
Questo è possibile nella misura in cui l’immagine interna che abbiamo del nostro corpo non corrisponde a ciò che vediamo riflesso allo specchio, ma è invece fortemente influenzato dal modo in cui ci raffiguriamo, dai sentimenti negativi o positivi che proviamo nei confronti del nostro aspetto fisico e dalla discrepanza con il nostro modello di corpo ideale.

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