Come levigare la pelle nel ritratto con photoshop

blog, Retroscena del Ritratto

In tanti mi avete chiesto come si fa a levigare la pelle in stile editoriale, così ho pensato di dedicare un articolo a questa lesta lezione di ritocco.
Come ogni cosa photoshop ti offre diverse strade per arrivare all’obiettivo, questa è senza dubbio quella più utilizzata nel settore della moda e del ritocco e a mio avviso anche la più veloce.

Personalmente non amo i ritratti dove c’è troppa post produzione estetica perché il soggetto sembra perdere in autenticità e tridimensionalità, tuttavia se fatta bene come per il make-up realizzato sapientemente, può dare degli effetti molto positivi.
La prima cosa da fare è importare la nostra foto in photoshop e ingrandirla a sufficienza,
duplicare il livello e a sinistra scegliere lo strumento Pennello correttivo al volo, selezionato su “in base al contenuto” con una grandezza non eccessiva.
Passare sugli inestetismi della pelle, cliccandoci sopra o trascinando il mouse e vedremo che in questo caso i nei del nostro soggetto spariscono.
Una volta che abbiamo eliminato il grosso degli inestetismi che creano disturbo, duplichiamo nuovamente il livello. Ora seguite questi passaggi:
Immagine – regolazione- inverti (e abbiamo l’immagine in negativo)

A destra impostiamo su luce vivida


Filtro – altro – accentua passaggio – valore su 24


Filtro – sfocatura – controllo sfocatura – valore su 6


A destra in basso cliccate sulla maschera vettoriale (il quadratino con il cerchio nero all’interno) come in figura.

Immagine – regolazione- inverti per fare in modo che la maschera vettoriale da bianca diventi nera.
Ora dobbiamo agire col pennello, quindi a destra nella nostra barra degli strumenti clicchiamo su pannello, con il colore impostato su bianco, grandezza del pennello giusto per la zona che dobbiamo trattare e flusso 97% circa (a vostra scelta) .
Passare il pennello su tutta la pelle evitando di passare sugli occhi, bocca, capelli e il contorno viso (in pratica i bordi) .


E il gioco è fatto!
Se il risultato non vi piace perché lo trovate eccessivo, vi consiglio di modificare l’opacità del vostro livello (a destra): anziché 100 provate 50 %.

E per non farci mancare nulla ho creato anche un video. Essendo il primo mio è fatto col cellulare, magari i prossimi saranno più stabili 😉

Vuoi fotografare? Lascia la fotocamera e vivi.

blog, Retroscena del Ritratto

Un titolo provocatorio? Non direi, anzi credo nasconda il segreto per fare delle foto autentiche.
Un giorno ho guardato un film, una commedia, di per sé il film non mi ha colpito particolarmente, ma una frase è stata fonte di riflessione, anzi di illuminazione riguardo ad un concetto che condivido in pieno. La storia ruota intorno ad un padre separato e scrittore di successo che cresce i suoi due figli, una ragazza e un ragazzo entrambi adolescenti ed entrambi con la passione della scrittura. La figlia più grande ha un carattere ribelle, indipendente e vive ogni istante al massimo, non curandosi del parere altrui, vive ogni occasione che la vita le presenta; ha già scritto un paio di libri di successo.
Il figlio minore ha un carattere riservato, solitario, maturo, è molto diligente a scuola forse troppo e non ha amici né ragazze. Il tempo libero lo passa sempre da solo tentando di scrivere anche lui un romanzo senza però riscontri.
Il padre in un passaggio del film lo esorta a chiudere i libri di scuola e il romanzo e vivere di più, perché solo vivendo, cadendo e provando emozioni sarà poi in grado di raccontare ciò che ha vissuto in prima persona e di lasciarsi andare, correre dei rischi.
Effettivamente il suggerimento non fa una piega, è logico e di buon senso, ma quanti di noi, nella nostra vita, lo mettiamo in pratica soprattutto se ci occupiamo di arte o di comunicazione ?
Come fai a raccontare le sfumature delle emozioni se non le hai vissute?
Come fai ad intuire o immaginare uno stato d’animo, un’insicurezza, la fragilità, la forza, la rabbia, la vulnerabilità che vedi nel soggetto da ritrarre se vivi nella tua fortezza fatta di certezze, di giudizi stanti e mai messi in discussione?
E ancora…
«L’arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione».
 [cit. Orhan Pamuk ] – premio Nobel 2006
Essere fotografi, scrittori, musicisti, artisti in genere, significa prendere coscienza delle proprie ferite interiori e raccontarle agli altri che le riconoscono per averle provate in prima persona, magari senza esserne consapevoli.
Non solo quindi il vivere la vita ci permette di conoscerci meglio come persone e poi come comunicatori di emozioni, ma ci permette tante volte di liberarci, perché sappiamo bene quanto le certezze spesso siano gabbie rassicuranti che noi stessi ci creiamo, ma liberarcene attraverso l’arte, la fotografia spesso è molto liberatorio.

I Ritratti intimi di Frida Kahlo

blog, Parlando di fotografia

Frida Kahlo (1907-1954) è forse uno dei volti femminili più noti del panorama artistico di tutti i tempi, e non solo in Messico, suo paese di origine.
Attraverso i suoi autoritratti, ha mostrato al mondo un nuovo modo di esprimere la femminilità e ne è diventata essa stessa l’icona. La sua forte personalità e il suo spirito indipendente e passionale le hanno permesso di affrontare una vita travagliata con serenità e determinazione.
In questo articolo troviamo ritratti intimi fatta alla pittrice, i primi 9 sono stati realizzata dall’amica e fotografa Lucienne Bloch, i successivi li ho trovati in internet.

Lucienne Bloch incontrò Frida Kahlo grazie all’artista Diego Rivera e marito di Frida. Divenne uno dei riferimenti principali della coppia e un’amica preziosa per la pittrice, restandole accanto nei momenti più difficili della sua travagliata vita.
Lucienne Bloch fu una prolifica artista elvetica, figlia del compositore Ernest Bloch. Nata in Svizzera, si trasferì con la sua famiglia in America a causa della crescente tensione dei venti di guerra e dell’antisemitismo europei. A 15 anni frequentò il Cleveland Institute of Art e in seguito l’Ecole National et Superier des Beaux Arts di Parigi.

La Bloch conobbe la celebrità durante l’amicizia con la prolifica coppia di artisti messicani, che influenzò profondamente lo stile artistico della fotografa svizzera, che sarà a stretto contatto con la coppia per oltre 6 anni. Le strade di Frida e di Lucienne si divideranno nel 1938, quando la fotografa si trasferì in Michigan al seguito del marito, ma la reciproca influenza nei loro lavori rimarrà visibile per il resto della loro vita.
Le 9 fotografie sotto sono state realizzate dall’amica in un soggiorno a New York.

Sotto invece altri ritratti di Frida Kahlo trovati in internet

 

 

Thérèse Le Prat e i suoi ritratti di suore (1930-1960)

blog, I grandi fotografi, Parlando di fotografia

Thérèse Le Prat nata nel 1895 a Pantin, fu una fotografa ritrattista francese attiva in tutto il mondo fra gli anni ’30 e gli anni ’60.
Dopo il suo divorzio dall’editore Guillaume Le Prat, nei primi anni ’30 divenne fotoreporter
nella Compagnia des Messageries Maritimes , grazie all’indipendenza, alla libertà e alla grande cultura che possedeva, fotografando fra Asia, Oceania e Africa.
I suoi lavori furono pubblicati nel libro  “En Votre Gravité, Visages”  del 1966

 

 

Gli ex-amici nelle foto quando non c’erano ancora i social

blog, Parlando di fotografia, Storia della fotografia

Oggi con la nascita dei social se si interrompe un rapporto di amicizia o di coppia, non ci si sente più nella vita reale e sui social basta il tastino rimuovi dagli amici per vedere scomparire la persona, ma nel 900 con le fotografie custodite gelosamente quali stratagemmi venivano adottati per non vedere più il viso o il corpo dell’ex- amico o ex compagno?
Ecco sotto un’interessante e bizzarra galleria di foto recuperate in internet che ci mostra varie soluzioni  al riguardo.

Evoluzione del Ritratto nella storia dell’arte #01

blog, Il Ritratto nell'Arte, Parlando di fotografia

Come cambia il Ritratto nella storia dell’arte ?
In questo blog troverete nelle prossime settimane degli approfondimenti sul tema, vi consiglio pertanto di cliccare su segui per ricevere gli articoli via mail.
Iniziamo ora con questo articolo estremamente interessante, il materiale l’ho trovato dal sito e blog Didatticarte.it (blog pluripremiato per la divulgazione dei beni culturali).

Sotto possiamo vedere un’infografica basata sulla linea del tempo realizzata da Emanuela Pulvirenti dal sito e blog http://www.didatticarte.it/Blog/
A sinistra le date, al centro le opere, a destra le didascalie. Andando dall’alto verso il basso si può andare avanti nel tempo e, se vi interessa scaricare l’immagine in alta risoluzione, basta cliccare su di essa (è consentito).

infografica-volto-arte-hr

Sotto invece un video spettacolare realizzato da Philip Scott Johnson, digital artist americano, in cui ha montato in un unica sequenza “Cinquecento anni di ritratti femminili nell’arte occidentale”.

Un altro video che consiglio di vedere sempre di Philip Scott Johnson è  “Visages d’art”, epoche e culture si mescolano sapientemente per un risultato ancora più sorprendente!

Leggi anche https://ilritrattofotografico.com/2019/01/27/ritratti-nel-cinema-evoluzione-del-divo-dalle-origini-ad-oggi/

FOTOGRAFARE LE DONNE: nuovo corso

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fotografareledonnes
FOTOGRAFARE LE DONNE corso in 3 lezioni
Il corso offre le basi per fotografare ogni tipologia di donna senza esperienza di posa, stimola a guardare l’unicità di ogni soggetto e a raccontarne la bellezza e il carattere.

1° lezione il Ritratto:

Il corso mira ad imparare e/o migliorare la capacità di interazione col soggetto, stimolando ed allenando la sensibilità del fotografo; creare una relazione autentica, catturare emozioni, abbattere resistenze proprie lasciandosi andare all’altro al fine di creare una connessione indispensabile per ottenere un Ritratto che racconta ed emoziona. Capacità di vedere ma soprattutto di sentire l’altro, raccontarlo e valorizzarlo sono gli obiettivi di questa lezione. Confronto tra luce naturale e luce artificiale, usando anche i modificatori della luce (softbox, beauty dish, pannelli) .

2° lezione Boudoir – Ritratto sensuale:
significato della fotografia boudoir, set fotografico, guardaroba, accessori
conoscenza delle pose boudoir più utilizzate (letto, divano, poltrona, sedia, in piedi, allo specchio, finestra)
errori da evitare e consigli utili per valorizzare la donna a seconda della corporatura
le mani : come creare eleganza e sensualità
accenno post produzione estetica

3° lezione Nudo Artistico statico ispirato alla scultura e alla pittura

osservazione e studio del corpo femminile
esercitazione con scatti finali ispirati alla scultura greca, Canova
esercitazione con scatti finali ispirati alla pittura del 600 ( Fiamminga, Vermeer, Caravaggio)

Per ogni lezione seguirà la valutazione e analisi delle foto scattate al corso al fine di evitare di ripetere gli stessi errori.
Maggiori informazioni : https://www.micaelazuliani.com/corsi

Mostre/Da Letizia Battaglia a Vivian Maier 5 mostre da non perdere

blog, mostre

Da Letizia Battaglia a Vivian Maier. 5 mostre di fotografia da non perdere nel 2019 in Italia

Letizia Battaglia, Franca Rame alla Palazzina Liberty, Milano, 1974 © Letizia Battaglia

Particolarmente ricco sarà quest’anno il programma in Italia di mostre dedicate alla fotografia, la disciplina che meglio di ogni altra riesce a interpretare la realtà contemporanea. Oltre alle consuete rassegne in tema, da MIA Photo Fair (dal 22 al 25 marzo 2019, a The Mall, nel quartiere di Porta Nuova a Milano) alla XIV edizione del festival FOTOGRAFIA EUROPEA (dal 12 aprile al 9 giugno 2019, a Reggio Emilia), il 2019 sarà caratterizzato da numerose antologiche, come quella di debutto dell’artista statunitense Sandy Skoglund a Torino presso CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, ai molti scatti inediti di una delle protagoniste più significative della fotografia italiana, Letizia Battaglia, presso la Casa dei Tre Oci di Venezia. Ecco le mostre nel dettaglio…

1 . Sandy Skoglund a Torino


CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia a Torino ospita Sandy Skoglund. Visioni Ibride, prima antologica dell’artista statunitense Sandy Skoglund (1946), curata da Germano Celant. La mostra riunisce lavori che vanno dagli esordi nei primi anni Settanta all’ancora inedita opera Winter, alla quale l’artista ha lavorato per oltre dieci anni. Sarà proprio questa immagine – accompagnata da alcune delle sculture create per l’installazione da cui è stata tratta la fotografia – il fulcro dell’esposizione: una spettacolare anteprima mondiale che conferma una volta di più l’unicità della sua ricerca e del suo linguaggio, formatisi in pieno clima concettuale per evolversi in un immaginario sospeso tra sogno e realtà, di straordinaria potenza evocativa.

Sandy Skoglund. Visioni Ibride
Dal 24 gennaio al 24 marzo
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Via delle Rosine 18, Torino
http://camera.to

2. Franco Fontana a Modena

Tra le mostre in programma alla Fondazione Modena Arti Visive, nelle tre sedi della Palazzina dei Giardini, del MATA – Ex Manifattura Tabacchi e della Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, merita una menzione particolare quella di Franco Fontana, dal titolo Sintesi, che ripercorre oltre sessant’anni di carriera dell’artista modenese e traccia i suoi rapporti con alcuni dei più autorevoli autori della fotografia del Novecento.

Franco Fontana – Sintesi
Dal 23 marzo al 25 agosto
Palazzina dei Giardini, corso Cavour 2, Modena
MATA – Ex Manifattura Tabacchi, Via della Manifattura dei Tabacchi, 83, Modena
Sala Grande di Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande, 103, Modena

3. Letizia Battaglia a Venezia

La Casa dei Tre Oci di Venezia ospita un’antologica di Letizia Battaglia (Palermo, 1935), una delle protagoniste più significative della fotografia italiana. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, organizzata da Civita Tre Venezie in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia e con la partecipazione della Fondazione di Venezia, presenta 200 immagini, molte delle quali inedite, che rivelano il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate.

Letizia Battaglia – Fotografia come scelta di vita
Dal 21 marzo al 18 agosto
Venezia, Casa dei Tre Oci, Fondamenta delle Zitelle, 43, Giudecca, Venezia
http://www.treoci.org

4. Vivian Maier a Pavia

Le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia renderanno omaggio a Vivian Maier, singolare e affascinante figura di artista, recentemente ritrovata e definita una delle massime esponenti della cosiddetta street photography. La mostra dal titolo Nelle sue mani, curata da Anne Morin, proporrà cento fotografie in bianco e nero e a colori, oltre che pellicole super 8 mm, in grado di descrivere Vivian Maier da vicino, lasciando che siano le opere stesse a sottolineare gli aspetti più intimi e personali della sua produzione.

Vivian Maier
Dal 9 febbraio al 5 maggio
Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, Viale XI Febbraio, 35, 27100 Pavia
www.scuderiepavia.com

5. Michael Gaffney – fotografo personale di Muhammad Alì a Napoli


Tra le iniziative espositive più curiose del 2019, vi è sicuramente l’omaggio che il PAN di Napoli dedica, dal 22 marzo al 16 giugno, a Muhammad Alì una delle icone, non solo sportive, dell’intero Novecento. La mostra, curata da Giorgio Terruzzi e Marco Pastonesi, presenterà un centinaio d’immagini di Michael Gaffney, il fotografo americano che di Alì è stato fedelissimo e puntuale compagno di viaggio e che ha riportato attraverso il suo obiettivo l’Alì più intimo e vero, non solo il pugile e il combattente, ma l’amico fedele, il padre affettuoso. Tra il 1977 e il 1978, infatti, a Michael Gaffney venne data l’opportunità di trascorrere un anno come fotografo personale di Muhammad Alì, viaggiando al suo fianco per il mondo, ritraendolo sul ring e nei momenti che precedevano, o immediatamente successivi, gli incontri, e nella sua vita quotidiana.

Michael Gaffney – Muhammad Alì
dal 22 marzo al 16 giugno
PAN Palazzo delle Arti di Napoli, Via dei Mille, 60, Napoli

I grandi fotografi_Nir Arieli

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Tension è una splendida serie fotografica di ballerini in movimento. Nir riesce a catturare una serie di azioni che combinate insieme ci danno la sensazione del movimento completo di questi ballerini newyorchesi.
Corpi in tensione che creano movimento pur restando congelati nel tempo. Coreografie immobili di uno spettacolo senza fine. Immagini dal ritmo incalzante pur essendone totalmente prive. (Fonte Collater-al)

Guarda le fotografie di Nir

L’alba della fotografia 1825- 1849

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La camera oscura risale al momento in cui, per la prima volta, qualcuno osservò un’ immagine proiettata su una parete attraverso un piccolo foro di una porta o tenda. Le proprietà della luce erano conosciute già nel Medioevo, ma ci volle ancora più di un secolo per creare un’immagine permanente.
La camera oscura era nota già ai tempi del filosofo cinese Mozi (470-390 a.C). Egli la chiamava con eleganza “stanza chiusa del tesoro”, forse perché la porta doveva essere chiusa altrimenti l’immagine scompariva. Nello stesso periodo il fenomeno fu descritto anche dal filosofo greco Aristotele.
Nel 1000 d.C. lo scienziato di Bassora conosciuto come Alhazen dimostrò, mediante un esperimento rigoroso, con 500 anni di anticipo rispetto ai tempi, le proprietà fondamentali della luce, come il fatto che viaggia in linea retta. Il suo lavoro costituì la prima analisi approfondita della camera oscura e la base delle teorie della visione e dell’ottica riprese dal tedesco Giovanni Keplero sei secoli dopo.
Nel frattempo il testo Magia Naturalis di Giovanni Battista della Porta (1558) diffuse in Europa la conoscenza della camera oscura. Gli esperimenti nel salotto di Isaac Newton, (1670) perfezionarono le conoscenze sulla luce e soprattutto sul colore. Nello stesso periodo in Europa artisti come Canaletto, Vermeer e Velazquez usavano vari espedienti ottici per le loro composizioni.

Il problema essenziale della fotografia fu come mantenere l’immagine quando si apriva la porta della camera oscura. Chiunque avesse avuto esperienza di camera oscura conosceva la delusione di veder dissolvere l’immagine in una pozza di pallide forme appena si lasciava entrare la luce.

Un passo fondamentale fu capire che la luce era indipendente dal calore. Nel 1602 l’alchimista italiano Vincenzo Cascariolo creò una polvere, il solfuro di bario, che scintillava al buio dopo essere stata esposta alla luce. Nacque da qui l’idea di utilizzare la luce per ottenere un risultato.
L’anatomista tedesco Johann Heinrich Schulze scoprì poi nel 1724 che il nitrato d’argento si scuriva se veniva esposto alla luce. Per quanto provasse, però, non riuscì a rendere permanente la trasformazione. La gara era iniziata.
Fra i primi a usare composti sensibili alla luce come il nitrato d’argento per fermare delle immagini fu la chimica Elizabeth Fulharne. La sua esperienza sui sali di metalli (pubblicata nel 1794) costituì una pietra miliare della chimica fotografica.
Ma i continui fallimenti di scienziati di grande portata dimostrarono che fissare l’immagine di una camera oscura non era così facile. Nel 1833 in Brasile Hércules Florence propose il nitrato d’argento come composto attinico (sensibile alla luce) e chiamò il procedimento “photografia”. Con tutta probabilità fu Florence il primo a usare questo termine.
Il modo migliore di catturare una somiglianza era quello di proiettare un’ombra, usando la luce del sole o di una candela, sullo schermo di uno strumento come il “fisionotraccia” e disegnare la silhouette della persona. Si poteva creare una precisa silhouette proiettando un’ombra su uno schermo luminoso, tracciando il profilo del modello e riempiendolo di colore nero.
Questi “skiagrammi” (dal greco skia, ombra) furono popolari fra il 1780 e il 1850 circa.
Si ispiravano forse al mito della fanciulla corinzia che, secondo lo scrittore latino Plinio, inventò la pittura disegnando l’ombra dell’amato.
Fra i tanti nomi famosi che cercarono di fissare l’immagine di una camera oscura, il ricco dilettante Nicéphore Niépce ebbe la meglio sulle migliori menti scientifiche del tempo. Prima soldato, poi impiegato statale e infine inventore, nel 1801 Niépce si sistemò nella villa di famiglia per portare avanti le sue ricerche.
Per superare la dichiarata incapacità di eseguire incisioni, Niépce cercò un metodo meccanico, così rivestò una lastra lucida di metallo con bitume di Giudea, prodotto a quel tempo usato dagli incisori. L’esposizione alla luce induriva il bitume, lasciando una zona non esposta abbastanza morbida da essere sciolta in olio di lavanda e petrolio. Il bitume corrispondeva alle zone di luce e il metallo a quelle scure: si creava così un positivo diretto.
Niépce chiamò questo procedimento “eliografia”, dal greco elios, sole, perché l’esposizione avveniva alla luce del sole.
L’invenzione non ottenne tuttavia un riconoscimento pubblico a causa degli errori e dell’imprecisione del procedimento stesso.
Le prime cianografie furono naturalistiche, ovvero fotogrammi di oggetti su carta lasciati al sole che Henry Talbot chiamò “disegni fotogenici”. (1839).

In quegli anni ci furono notevoli sviluppi in campo fotografico: la gelatina sensibile (photoresist), il dagherrotipo e il metodo negativo/positivo, tuttavia queste innovative scoperte erano connesse tra loro ma separate su alcune caratteristiche.

Nel 1829 Niépce inizio a collaborare con Daguerre, pittore di paesaggi. Studiarono materiali nuovi e fecero esperimenti con il rame rivestito di argento e reso sensibile da fumi di iodio. Nel 1833 Niépce morì, mentre Daguerre inventò un altro metodo positivo diretto, l’immagine latente, a cui diede nel 1837 il proprio nome.
L’invenzione venne riconosciuta pubblicamente da Francois Arago, direttore dell’Osservatorio di Parigi e figura di spicco negli ambienti scientifici e governativi che decise di ricompensare Daguerre offrendo 6.000 franchi all’anno e 4.000 franchi agli eredi di Niépce.
Tuttavia dopo questo risultato non si sentì più parlare di Daguerre, ma nacquero in tutto il mondo nel giro di pochi anni studi di dagherrotipia.

Talbot, esperto chimico, prese una strada diversa da Daguerre e lavorò con il nitrato d’argento e nell’agosto del 1835 Talbot realizzò la prima immagine negativa: le ombre erano chiare e la luce creava zone scure. Egli capì che avrebbe potuto ristampare il negativo per ottenere un positivo: fu l’inizio del metodo negativo/positivo che avrebbe dominato la fotografia per più di 150anni.
Talbot contestò il primato della scoperta di Arago e Daguerre e per questo ci fu una causa in tribunale che tuttavia perse.

Veduta dalla finestra a le gras di Niépce 1826

L’immagine di Niépce, esposta per circa 8 ore non corrispondeva ad alcuna veduta dalle finestre di casa sua, quindi ne era stata messa in dubbio l’autenticità.


Finestra a Lacock Abbey di Henry Fox Talbot 1835
Primo negativo della storia della fotografia.

Interno, dagherrotipo di Louis Daguerre 1837

Boulevard du Temple, Parigi di Louis Daguerre 1838
E’ la prima immagine conosciuta che mostra persone.

Le sue ampie linee, i contrasti di scala e il ritmo delle forme rivelano la preparazione artistica di Daguerre. E’ probabile che l’immagine fosse stata costruita prima, perché l’uomo che si fa lucidare le scarpe è in una posizione troppo perfetta.

Daguerre inventò non solo la fotografia ma anche la fotocamera. Tutti gli apparecchi fotografici successivi, anche quelli moderni, sono elaborazioni del suo progetto di base.
La primissima fotocamera fu una camera oscura in cui si inseriva carta sensibile alla luce invece della normale carta da disegno usata dagli artisti.
La prima fotocamera realizzata in serie fu la Giroux Daguerreotype.
Alphonse Giroux era un restauratore e costruttore di mobili, cognato di Daguerre. Nel 1839 ottenne una licenza da Louise Daguerre e Isidore Niépce (figlio dell’inventore) per costruire fotocamere per dagherrotipia. La fotocamera di Giroux migliorò molto la versione originale costruita da Daguerre in quanto era provvista di un obiettivo con focale 380mm e apertura fra F/14 e F/15, create appositamente da Charles Chevalier, rinomato progettista di microscopi e telescopi. Lo sportello anteriore dell’obiettivo si apriva per permettere l’esposizione. La fotocamera era composta da due cassette: una posteriore piccola all’interno di una anteriore più grande, che scorrevano una sull’altra per la messa a fuoco. Una vite di ottone permetteva di fissarla in posizione. Le cassette erano solide ma semplici e quindi di facile riproduzione. All’interno l’apparecchio fu rivestito di velluto nero per ridurre i riflessi dannosi per l’immagine. Uno specchio abbassabile a un angolo di 45° mostra l’immagine nel verso giusto. All’esterno era incollato il marchio che garantiva la produzione del progettista.
La fotocamera era molto pesante e così ogni fotografo doveva caricarsi circa 50kg, accessori compresi ad ogni spostamento. La portabilità a quei tempi non era però una priorità.
Giroux e Chevalier fecero una fortuna nella vendita di tutto il kit, fotocamera e accessori compresi; per dare un’idea del guadagno si pensi che nel 2010 un esemplare di fotocamera è stato venduto a 732.000 euro.
Col tempo tuttavia gli aspetti negativi di questa fotocamera iniziarono a farsi vedere, come il meccanismo di messa a fuoco della cassetta che non era agile e si logorava con facilità facendo entrare la luce.

FONTI:
Photography – Il libro completo sulla storia della fotografia di Tom Ang – Gribaudo.
https://www.amazon.it/Photography-completo-storia-fotografia-illustrata/dp/8858014294
Foto, storie di un istante
“FOTO storie di un istante” Serie di documentari (La collection “PHOTO”) realizzata da ARTE France che illustra l’avventura dell’arte fotografica, dalla sua nascita ai giorni nostri. Tra rigore scientifico, inventiva e bellezza visiva, una raccolta documentaria tanto ambiziosa quanto accessibile per scoprire ciò che si nasconde al di fuori dell’inquadratura.Tecniche d’animazione permettono di interrogare le fotografie stesse. “Svegliando„ così immagini fisse, il film mostra le scelte ed i casi che li disciplinano e gli elementi da cui derivano la loro forza. Lo spettatore scopre così il lavoro sull’inquadratura e la luce, i metodi di fotomontaggio e questa parte complessa che si gioca tra la fotografia, l’immaginario ed il reale.
https://www.youtube.com/playlist?list=PLN1bOwrcsoHNazs0XX2Z99p9DYk1EcZZw