Parametri in camera oscura: diaframma, tempo, filtro di contrasto.

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Il risultato di una stampa dipende dai parametri scelti in camera oscura, che riguardano l’apertura di diaframma, il tempo di esposizione, il filtro di contrasto.
E’ consigliato agire sul tempo di esposizione piuttosto che sul diaframma, perché permette il primo modifiche meno drastiche rispetto a quest’ultimo, come si può vedere sotto, negli esempi riportati.

Nelle tre prove i due parametri sono stati costanti, ciò che è variato è stato il diaframma nel 1° caso,  il tempo di esposizione nel 2° caso da 6″ a 12″, il filtro di contrasto nel 3° caso.
Nella fotografia la scelta dei valori è soggettiva, dipende dal proprio stile, dal messaggio e dall’atmosfera che si vuole dare, tuttavia è consigliabile tenere il diaframma al di sopra dei F 5,6, anche per avere poi tempo sufficiente per effettuare le mascherature e le bruciature.

 

Custodire i negativi

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Una volta che abbiamo sviluppato il nostro negativo, dobbiamo avere cura e attenzione nel custodirlo affinché non si sporchi di polvere o di impronte.

Un modo utile ed economico può essere rappresentato dai fogli ad anelli della Hama, fatti in carta cerata o plastica, con 7 tasche per strisce di pellicola con 6 fotogrammi da 24×36 mm ciascuna, e un raccoglitore da ufficio dove inserire questi fogli.

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Pellicola viola

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Ieri ho sviluppato 12 rullini bianco e nero della Kodak T-max e negli ultimi 3 ho notato che uscivano con una dominante di viola sulla pellicola, come in figura. Inizialmente ho pensato che fossero fissaggio e arresto non più freschi e da buttare, ma leggendo in internet mi sono tranquillizzata, in quanto sembra una caratteristica delle pellicole Kodak T-max, e non incide né sulla stampa né sulla scansione.
La colorazione viola è aggiunta in fase di produzione dal fabbricante ma non è permanente: è un pigmento che serve a migliorare la resa nelle pellicole con tecnologia T-grain come le T-max, e sarebbe legato al filtro antialo (sostanza atta a evitare la formazione di aloni intorno all’immagine fotografica).
Se alla fine del trattamento, la pellicola risulta ancora marcatamente colorata è sintomo che il bagno di fissaggio non è stato sufficiente o abbastanza prolungato oppure effettuato ad una temperatura troppo fredda. C’è da ricordare inoltre che proprio per le pellicole T-grain è richiesto un bagno di fissaggio più “strong”, perché tendono ad esaurirlo più rapidamente rispetto altri tipi di film.
Se la colorazione è lieve non inficerà la stabilità dell’immagine, né complicherà le operazioni di stampa tuttavia può essere rimossa con un bagno in chiarificatore di iposolfito. Se la colorazione è molto carica e/o a chiazze irregolari è opportuno rifissare la pellicola con un bagno fresco.

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provini a contatto 1

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Nei precedenti articoli abbiamo visto come sviluppare la pellicola.
Per valutare con calma che fotogramma stampare, è molto utile il provino a contatto, un foglio in cui ci sono 7 strisce di 6 fotogrammi ciascuna, così da poter visualizzare tutto il rullino sviluppato con calma e con una lente d’ingrandimento.
Il provino permette una migliore archiviazione delle fotografie: se sei alla ricerca di un certo scatto puoi cercarlo nei fogli dei provini a contatto: si vedono meglio, sono in positivo e non si rischia di rovinare il negativo a forza di toccarlo con le dita.
Offre una serie di informazioni utili per la stampa:  dettagli sulle ombre, sulle luci, il tipo di contrasto, la messa a fuoco ecc.
Sul provino si possono segnare degli appunti sul retro o sul fronte e ti permette di fare una bella selezione degli scatti migliori, economizzando così il costo delle stampe realizzate.
Come si fanno? Serve questo occorrente:
-un foglio di carta da stampa sufficientemente grande da contenere tutte le strisce di un rullino, un 36 pose tagliato in 7 strisce da 6 fotogrammi sta in un foglio 24×30
-un vetro pulito e sufficientemente grande da coprire il foglio di carta sensibile.
-l’ingranditore
-Il necessario della camera oscura per la stampa.
Ho letto in internet che consigliano un foglio di gommapiuma o neoprene sottile da mettere sotto al foglio di carta sensibile, possibilmente di colore nero.
Si prende il foglio di carta e al buio (luce di sicurezza) si stende su un piano; se si ha il foglio di gommapiuma o neoprene si usa questo come base per il foglio di carta sensibile.
Con delicatezza si sfilano le striscie di pellicola dalle buste protettive e tenendole solo per i bordi si sistemano sul foglio di carta sensibile con l’accortezza che il lato emulsionato della pellicola (quello opaco) sia a contatto con il lato emulsionato della carta da stampa e che non si sovrapponagano tra di loro.
Si copre il tutto con il vetro, che se è un po’ spesso e pesante è meglio, così tiene bene a contatto le striscie di pellicola con la carta.
Si accende la luce bianca per l’esposizione, meglio se prima si fa un provino di esposizione. Se si usa un ingranditore si prepara il tutto direttamente sul piano dell’ingranditore,
si sviluppa, arresta, fissa, lava, asciuga come una qualsiasi stampa.
Si possono usare anche i fogli trasparenti dove si raccolgono i negativi, tuttavia se usiamo questo accorgimento, da una parte ci metteremo meno tempo, dall’altra i fotogrammi saranno meno a fuoco.

La prossima settimana voglio provare con il vetro preso da una cornice per una fotografia.

DARKROOM: STAMPA DELLA PELLICOLA

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Abbiamo visto come sviluppare una pellicola , ora vediamo come stamparla. In questo articolo daremo delle informazioni generali sul come iniziare, ma per poter approfondire in modo esaustivo l’argomento è consigliabile seguire un corso pratico per conoscere le varianti del processo di stampa.
Materiale necessario:
Rivelatore Ilford Multigrade
Arresto e
 Fissaggio (entrambi che abbiamo usato per lo sviluppo)
Carta politenata multigrade IV perlata 30×40 oppure 12,7 x 17,8 (dimensione cartolina) : nel primo caso è utile anche per fare i provini a contatto, nel secondo caso la dimensione è “cartolina” e costa di meno.

 

 

Ci sono due tipi di carta: politenata e baritata, la 2° è decisamente più pregiata ma se si è all’inizio la politenata va benissimo perché più economica.

Serve un ingranditore, una lente per l’ingranditore, i filtri di contrasto Multigrade della  Ilford , una lampadina rossa acquistabile anche al brico, un focometro che ingrandisce l’immagine e permette di valutare la grana e la messa a fuoco dell’immagine, un timer collegato all’ingranditore che spegne in modo automatico l’ingranditore stesso, 3 vaschette, il termometro ad alcol per misurare gli acidi, 3 pinzette, 3 bottiglie di plastica per conservare gli acidi, una corda e delle mollette per appendere le stampe, un cronometro.
Prepariamo gli acidi per un litro e non 300ml come nel caso dello sviluppo, le indicazioni successive sono valide per rullino rullino HP5plus e Kodak 400 Tmax; temperatura sempre 20°.
Rivelatore: 1+9 = 100 + 900 di acqua
Arresto: 1+19 = 50 + 950 di acqua
Fissaggio: 1+4= 200 + 800 di acqua

Prendiamo il nostro negativo e scegliamo il fotogramma da stampare, lo inseriamo nella mascherina dell’ingranditore a testa in giù, in modo tale che la nostra immagine la possiamo vedere giusta. [Lampadina e lente devono essere già all’interno dell’ingranditore.]
Accendiamo la luce del timer così da poter vedere la nostra immagine e fare le regolazioni di ingrandimento e di messa a fuoco, aprendo o chiudendo anche il diaframma.
Poi prendiamo il focometro, guardiamo all’interno con un occhio per vedere grana e messa a fuoco, se tutto è perfetto appoggiamo la cornice fai da te che funge da marginatore, fissata con un nastro adesivo.

focometro

SPEGNIAMO LA LUCE estraiamo un pezzetto di carta al centro della fotografia per effettuare il test , scegliamo il tipo di filtro di contrasto a seconda del contrasto che vogliamo ottenere, valutiamo tempo del timer e diaframma.

Premiamo il timer , terminato prendiamo il nostro pezzo di carta e lo inseriamo nella bacinella del rivelatore muovendo leggermente la bacinella con oscillazioni. Prendiamo poi la foto con le pinze, sgoccioliamo e la mettiamo nell’arresto, poi nel fissaggio.
Dopo 10 secondi possiamo accendere la luce, lasciamo la nostra fotografia a pancia in giù nella bacinella, per poi lavarla successivamente con acqua corrente.
Quando abbiamo fatto i test e capito le impostazioni corrette da mettere, usiamo il nostro foglio di carta intero e rifacciamo quello che abbiamo fatto nei test.
Possiamo ora farla asciugare attaccandola con la pinza.

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DARKROOM: SVILUPPO DELLA PELLICOLA

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Per sviluppare una pellicola è necessario stare in un ambiente completamente buio, oppure procurarsi una camera oscura portatile, la Changing Bag, una sacca nera a tenuta luce, provvista di due aperture attraverso le quali le mani possono entrare e permettere il caricamento della pellicola nella tank di sviluppo, senza che le infiltrazioni di luce possano danneggiare il rullino.

Contrariamente a quanto si immagina se si è alle prime armi e ci si sta approcciando al mondo dell’analogico, l’investimento di spazio e di denaro per una camera oscura non è poi cosi impossibile: per iniziare infatti si possono valutare idee di tutto rispetto senza rimetterci lo stipendio e andando avanti nel tempo vedere se questa passione ci prende cosi tanto da apportare migliorie e creare una camera oscura professionale, più grande e meno mobile.
Per iniziare quindi ho deciso soluzioni mobili, non invasive per la mia casa che non tolgono nulla alla qualità dello sviluppo stesso.
Sviluppo e stampa della pellicola ho deciso di farlo in bagno: inizialmente ho provato la Changing Bag, ma usarla mi creava ansia e non agio nei movimenti, anche perché parlando con persone più esperte ho capito che il momento di completo buio era solo l’inizio e durava un paio di minuti.
Come facciamo a capire se il nostro locale è completamente al buio? Facile! chiudiamo tutto: porte, tapparelle, finestre, spegniamo le luci e teniamo in mano un foglio bianco, se dopo un minuto che il nostro occhio si è abituato al buio non vediamo il bianco del foglio allora possiamo proseguire.
[Un ulteriore metodo che ho letto ma per me troppo complicato è quello di fotografare l’interno del locale con un tempo di esposizione lentissimo, ma lascerei perdere questa soluzione.]


Materiale per lo sviluppo della pellicola
Estrattore o il più economico cavatappi, io uso una pinza.
Tank consigliata la Paterson e spirale (ho preferito il modello 115 con 2 spirali)
se non si dispone di locale al buio acquistare la Changing Bag
forbici , termometro ad alcol
acidi quali sviluppo, fissaggio, arresto, imbibente
bottiglie o contenitori di plastica per contenere gli acidi da riusare

Confrontando due preventivi fatti con gli acidi della Ilford, uno fatto su Amazon e uno su TuttoFoto.com ho preferito il secondo perché ha prezzi inferiori, ma risulta conveniente per un ordine abbondante in quanto le spese di consegna sono di € 8,20 (con Amazon un cliente Prime non paga la consegna).
Comprensivo di acidi la spesa con TuttoFoto è di € 115

Nomi, marche degli acidi : sia per rullino HP5plus che Kodak 400 Tmax si consiglia:
sviluppo : Ilfosol 3 della Ilford 500 ml  oppure  ID-11 e D-76 .
Personalmente ho iniziato col primo, ma finito comprerò D-76 in polvere, sia per una conservazione più lunga sia per un risultato qualitativo migliore.
arresto: Ilfostop  della Ilford 500 ml
fissaggio: Rapid Fixer della Ilford 1000 ml

RIGOROSAMENTE AL BUIO: 
Sul tavolo preparate il vostro rullino, le forbici, il cavatappi, la tank aperta con all’esterno la spirale, il primo tappo e il secondo tappo.
Prendete il cavatappi (o la pinza o l’estrattore) ed estraete la pellicola, come fosse il tappo della vostra bottiglia, prendete le forbici e arrotolate gli angoli della linguetta, oppure se preferite tagliate la linguetta che sporge.
Sempre al buio inserite la pellicola all’interno della spirale, arrotolandola con un gioco di mani, fino al completo avvolgimento della stessa. Prendete la spirale, inserite il porta spirale (tubicino nero) e posizionatela all’interno della tank, chiudete col 1° e 2° coperchio.
Ora potete accendere la luce, da questo momento il vostro rullino è protetto dalla luce essendo all’interno della tank.

Se avete deciso di usare la camera oscura portatile, Changing Bag , inserite le braccia all’interno con la tank e i vari pezzi che la costituiscono (asta, coperchio, spirali fuori dalla tank), rullino, forbici.
Prendete le forbici e arrotondate gli angoli del vostro negativo così da facilitare l’inserimento dello stesso nella spirale, per poi essere inserita nella tank. Sentite con i polpastrelli che il rullino abbia gli angoli arrotolati, ora inserite la pellicola nella spirale e con una mano tenete ferma la spirale, con l’altra la muovete facendola procedere in avanti così fino a quando sentite che tutta la pellicola è stata ben avvolta ed inserita nella spirale.
Ora inserite l’asse nera della tank nella tank stessa, inserite la spirale e il coperchio.
Fate uscire mani e tutto l’occorrente dalla Changing Bag o accendete la luce se era spenta.

Ora preparate le sostanze chimiche scegliendo se fare lo sviluppo “one shot” (monodose), oppure preparare una quantità maggiore e riutilizzarla in seguito per altri sviluppi.

Nel bugiardino trovate le specifiche per la composizione.
Se preparate una quantità maggiore un litro può essere sufficiente per 10/12 rullini, tenendo però conto che più viene utilizzato lo sviluppo e più i tempi si allungano, quindi è bene segnarsi quanti sviluppi si sono fatti e comportarsi di conseguenza.
Per sapere il tempo e la diluizione di acqua con la sostanza chimica da usare, leggete il bugiardino, ogni pellicola ha la sua scheda di riferimento.
La temperatura consigliata sia per lo sviluppo che per la stampa di una pellicola B&N è di 20° quindi col termometro ad alcol verifico che la mia soluzione abbia quella temperatura.

COMPOSIZIONI

Per sviluppare un rullino ci vogliono 300 ml di soluzione, è scritto sotto la tank Paterson quindi considerando le proporzioni della HP5plus e Kodak 400 Tmax ho queste proporzioni:
[Nel caso di sviluppo di 2 rullini raddoppiate le quantità considerando 600ml.]

Per un rullino:
Sviluppo 1+9 : 1 Ilfosol + 9 acqua = quindi 30 ml di sviluppo Ilfosol + 270 ml di acqua
per 7minuti – temperatura 20° [ho letto anche 1+14 ma lo sconsigliano in tanti.]
Qui trovate la tabella delle diluizioni in base al pellicola e rivelatore scelto: https://www.digitaltruth.com/devchart.php?Film=%25Ilford+HP5%25&Developer=%25ID-11%25&mdc=Search&TempUnits=C&TimeUnits=D
Arresto 1+19 per 3 minuti [oppure acido citrico] = quindi 15 ml di Ilfostop + 285 ml di acqua
per 3 minuti – temperatura 20°
Fissaggio 1+4: 1 Rapid Fixer + 4 acqua = quindi 60 ml di Rapid Fixer + 240 ml di acqua
per 8 minuti – temperatura 20°

[NB: lo sviluppo di una pellicola dipende da più fattori, tempi, diluizioni, temperatura, agitazioni. Ogni marchio suggerisce un metodo di agitazione, con rispettivi fermi, consultate bene le tabelle e provate. Non c’è poi un standard fisso ma dipende anche dal contrasto che volete apportare. E’ consigliabile stare su un contrasto non spinto in fase di sviluppo ed eventualmente migliorarlo in fase di stampa.]

SVILUPPO
Lo sviluppo è la sostanza che viene a contatto col negativo e serve per trasformare gli alogenuri d’argento presenti sulla pellicola in argento metallico.
Quando la luce colpisce l’emulsione si dice che quest’ultima è stata impressionata dalla luce con una conseguente concentrazione di argento metallico che fa si che si annerisca quella zona sulla pellicola, creando così l’immagine.
Si chiama anche rivelatore, in quanto rende la nostra immagine visibile.
La cosa più importante è la temperatura che in questo caso deve essere di 20°, non di meno non di più. Ora che conosciamo le quantità procediamo preparando fissaggio, arresto e per ultimo lo sviluppo che risente più degli altri del cambio di temperatura: ogni acido con la sua acqua è stato versato nella bottiglia pronto per l’uso. Una volta che avete pronte le tre soluzioni si può iniziare.
Versate lo sviluppo (acqua + Ilfosol ) direttamente nella tank, chiudete il coperchio e fate partire il timer : i primi 15 secondi agitate lentamente, poi battete 3 volte la tank sul tavolo affinché si rompano eventuali bolle e i 45 secondi successivi lasciamo la tank ferma sul tavolo. Terminato il minuto procediamo di nuovo: 15″ agitazioni, 3 volte colpetti, 45″ tank ferma, così per un totale di 7 minuti.
Terminato il tempo versate il liquido dello sviluppo in un altro contenitore (che servirà per conservarlo per altri sviluppi) e versate nella tank velocemente l’arresto, che andrà a bloccare la reazione dello sviluppo.
ARRESTO
L’arresto come accennato serve ad interrompere in modo rapido la reazione di sviluppo che viene effettuata sul rullino.
Al posto dell’arresto che costa di più, si può usare l’acido citrico puro che si trova nei negozi per la casa.
Versate poi l’arresto nella tank, chiudete il coperchio e ricominciate le agitazioni come prima: 15″ agitazioni, 3 volte colpetti, 45″ tank ferma, così per un totale di 3 minuti.
Versate ora l’arresto nel contenitore per la conservazione di altri sviluppi e passate al fissaggio.

FISSAGGIO
Il fissaggio è quella sostanza che stabilisce la pellicola, ovvero fa si che non sia più sensibile alla luce. Versate il fissaggio diluito con acqua nella tank, effettuate le vostre agitazioni per un totale di 8 minuti, eliminate il liquido o versatelo nel contenitore per successivi sviluppi.

LAVAGGIO
Lasciate la pellicola nella spirale con acqua corrente che scorre per 20’.
Alcuni consigliano l’acqua distillata ma ho letto che per il bianco e nero non è necessaria anche perché quando viene a contatto con un’emulsione può rovinare la struttura salina, facendo gonfiare la pellicola. Scegliete voi cosa è meglio, io non la uso.

IMBIBENTE
L’imbibente crea una protezione sulla pellicola per evitare che le goccioline d’acqua o lo sporco in genere si attacchino.
Togliete la pellicola dalla spirale e mettetela in un contenitore con acqua e qualche goccia di imbibente, lasciate in ammollo per 4-5′.
Attaccate ora alle estremità della pellicola due pinze, una leggera in alto e una più pesante in basso affinché venga tirata leggermente e non si incurvi.
Appendete il tutto in un posto privo di polvere, una volta asciugata tagliate la vostra pellicola in strisce da 6 e archiviate possibilmente in un raccoglitore per negativi.
Sconsigliato il phon per velocizzare l’asciugatura.

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Esposimetro analogico

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Esposimetro analogico Lunasix 3 (Gossen)
Come ho scritto nel precedente articolo, la mia fotocamera ha l’esposimetro che non funziona, per cui non potevo ogni volta portarmi la fotocamera digitale per fare le prove per le impostazioni, cosi ho deciso di acquistare un esposimetro esterno e a detta di molti quello più affidabile sembra essere il Lunasix 3 della Gossen.

Lo si trova usato al costo di € 60 – € 120 online o nei negozi che vendono apparecchiatura fotografica.

Io l’ho pagato € 60 su ebay in perfette condizioni.
Quando lo acquistate attenzione ad un elemento importante che incide sulla misurazione: le batterie da inserire.
Dato che le batterie che si usavano una volta non ci sono più per via del mercurio (tossico), consigliano di inserire le batterie PX 625 oppure 675 – PR44 es della Ansmann; ottime ed economiche quelle per apparecchi per l’udito.

Le PX625 sono piu grandi, se optate per le 675 che sono più piccole dovete inserire un pezzetto di cartoncino all’interno del vano batterie.

   

Per verificare che le batterie siano quelle giuste trovate sul retro il pulsante con la scritta sopra Batt. Contr, se spostate la ghiera verso destra noterete che la lancetta dell’esposimetro si posiziona all’interno del rettangolino rosso, se avviene questo la misurazione è corretta e le pile sono giuste.

Per scrupolo ho provato entrambe, tuttavia le batterie più grosse PX625 mi hanno dato una misurazione più precisa.

Iniziamo quindi a misurare l’esposizione: ci sono due misurazioni, quella riflettente e quella incidente, io parlerò solo di quella RIFLETTENTE : pallina bianca spostata tutto a destra o a sinistra e l’esposimetro che punta al soggetto.

Istruzioni per usare l’esposimetro analogico:

nella ghiera centrale a destra c’è la scritta ASA (sensibilità della pellicola) lì impostiamo il numero di asa del rullino preso, in questo caso metterò su 400 (ilford ph5plus).
Prendo il mio esposimetro esterno e punto sul soggetto.
Per approfondire la differenza tra luce incidente e riflettente vi riporto al sito di Nadir .
In alto ho dei numeri e a destra ho due pallini uno tutto nero (poca luce) e uno bianco (tanta luce).

Se siamo in una condizione di buona luce premiamo verso l’alto il pulsante grigio posizionato a lato dell’esposimetro e vedremo che la lancetta si sposta, aspettiamo 15” e poi lasciamo il dito cosi da vedere dove si ferma la lancetta. Una volta che la nostra lancetta si è fermata all’interno della riga gialla, guardiamo il numero corrispondente, nel mio caso 15.
Ora sempre nella ghiera rotonda centrale, in basso ci sono dei numeri e un cerchietto verde, uno rosso e un triangolo giallo, ecco mettiamo lo stesso numero sul triangolo giallo, in questo caso 15.

Riportando il medesimo numero sia in alto che nel triangolo giallo, si creano le coppie tra tempo e diaframma, sceglietene una in base alle vostre esigenze.

Ad esempio tra la coppia di tempo e diaframma 2000 e F/1,4 oppure 500 e F/2,8 oppure 125 e F/5,6 oppure ’15 e F/16 sceglierò il diaframma a seconda di ciò che voglio ottenere e di conseguenza il tempo, quindi imposto la mia fotocamera con questi parametri.
Su 30 test con l’esposimetro analogico , 27 misurazioni erano corrette confrontandole con la fotocamera digitale, sicuramente una volta diventata esperta le misurazioni saranno tutte corrette.

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Primo approccio analogico

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Amo il bianco e nero, la macchina da scrivere, i dischi, gli anni 70, capite quindi che non potevo che preferire la fotografia analogica rispetto a quella digitale!
In questi anni che mi sono appassionata di fotografia ho continuamente rimandato a studiare e provare a fotografare per mancanza di tempo, ma finalmente negli ultimi mesi mi sono decisa è ho iniziato a scattare in analogico.

La prima fotocamera che ho usato è stata la Minolta X-300 presa in una bancarella, pagata € 50, tuttavia ho notato subito che la messa a fuoco mi creava dei problemi, accentuata dalla presenza degli occhiali, cosi ho cercato una fotocamera diversa, una Nikon FM2, pagata € 200.
Con la Nikon è stato amore a prima vista, mirino ampio, messa a fuoco fluida, ghiere e tasti comodi, intuitivi, oltre alla leggerezza della macchina che non ti appesantisce negli spostamenti.
L’ho comprata con una lente 50mm F1.4 che tuttavia non aveva l’esposimetro interno funzionante, per cui i primi scatti li ho fatti provando prima con una digitale e poi con l’analogica. E’ stato un esercizio che mi ha permesso di sperimentare e capire concretamente le impostazioni da scegliere.

La prima cosa che ho fatto è stata quella di decidere che rullino acquistare, leggendo e chiedendo in giro a chi ne sapeva più di me ho scoperto che Kodak 400 tmax e Ilford HP5 plus sono considerati i migliori con asa 400.

Ma ho provato anche rullini con asa 125, 200, cercando cosi di fare le dovute comparazioni.

Inizialmente ho scattato senza esposimetro: come dicevo sopra, non avendo l’esposimetro interno funzionante ho usato la digitale come supporto all’analogica, ho scelto la stessa lente 50mm per le fotocamere, ho inserito il rullino con asa 400 nella analogica e impostato gli iso 400 sulla digitale, infine impostato tempo e diaframma uguali in entrambe le fotocamere.

Ho scattato prima con la digitale per avere la conferma che le impostazioni fossero corrette e poi con l’analogica. Per ogni fotografia scattata mi sono annotata sul quaderno il numero del file digitale, le impostazioni, il tipo di luce, l’ora così da confrontare tutto successivamente sia in fase di post produzione che di stampa del negativo.

Su ogni rullino ho poi scritto data e tema del servizio fotografico cosi da facilitare l’archiviazione e i successivi confronti.
Per avere un’idea approfondita delle varie fasi del lavoro, ho deciso di non affidarmi ad un centro stampa economico ma di scegliere un laboratorio di qualità per lo sviluppo e la stampa.

Sotto potete vedere i negativi, i provini, le stampe e i file digitali . Come prime foto analogiche sono estremamente soddisfatta.
Per quanto riguarda i rullini ho confrontato Kodak 400 tx e Ilford HP5 plus e devo dire si equivalgono abbastanza, in alcune foto preferisco il primo, in altre il secondo.

Scatto con l’esposimetro … scopriamo come funziona (leggi) .

Sotto i files digitali post prodotti scattati con la fotocamera digitale (canon 7d)

Sotto le foto delle stampe: (dal vivo sono completamente diverse)

          

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Evoluzione del Ritratto nella storia dell’arte #01

blog, Il Ritratto nell'Arte, Parlando di fotografia

Come cambia il Ritratto nella storia dell’arte ?
In questo blog troverete nelle prossime settimane degli approfondimenti sul tema, vi consiglio pertanto di cliccare su segui per ricevere gli articoli via mail.
Iniziamo ora con questo articolo estremamente interessante, il materiale l’ho trovato dal sito e blog Didatticarte.it (blog pluripremiato per la divulgazione dei beni culturali).

Sotto possiamo vedere un’infografica basata sulla linea del tempo realizzata da Emanuela Pulvirenti dal sito e blog http://www.didatticarte.it/Blog/
A sinistra le date, al centro le opere, a destra le didascalie. Andando dall’alto verso il basso si può andare avanti nel tempo e, se vi interessa scaricare l’immagine in alta risoluzione, basta cliccare su di essa (è consentito).

infografica-volto-arte-hr

Sotto invece un video spettacolare realizzato da Philip Scott Johnson, digital artist americano, in cui ha montato in un unica sequenza “Cinquecento anni di ritratti femminili nell’arte occidentale”.

Un altro video che consiglio di vedere sempre di Philip Scott Johnson è  “Visages d’art”, epoche e culture si mescolano sapientemente per un risultato ancora più sorprendente!

Leggi anche https://ilritrattofotografico.com/2019/01/27/ritratti-nel-cinema-evoluzione-del-divo-dalle-origini-ad-oggi/

I grandi fotografi_Nir Arieli

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Tension è una splendida serie fotografica di ballerini in movimento. Nir riesce a catturare una serie di azioni che combinate insieme ci danno la sensazione del movimento completo di questi ballerini newyorchesi.
Corpi in tensione che creano movimento pur restando congelati nel tempo. Coreografie immobili di uno spettacolo senza fine. Immagini dal ritmo incalzante pur essendone totalmente prive. (Fonte Collater-al)

Guarda le fotografie di Nir